ARTICOLO 18 E LO STATUTO DEI LAVORATORI: UN INNO ALLA DISONESTA’

Non c’è bisogno di riformare l’articolo 18 della Statuto dei lavoratori, ma la mentalità delle persone.

E’ giusto che i dipendenti siano tutelati contro i licenziamenti ingiusti.

Ma quali sono i licenziamenti giusti e quali ingiusti?

E’ giusto licenziare un ladro di beni aziendali? Risponderete senz’altro di sì. E invece, no, non si riesce nemmeno a licenziare un ladro!

In una grossa azienda – di cui non posso fare il nome – qualche tempo fa vennero rilevati degli ammanchi di cassa, per cui furono presi provvedimenti a tutela del patrimonio aziendale (che, poi, è patrimonio, non solo del “padrone”, come pensano certi ignoranti, ma di tutti coloro che in quell’azienda lavorano), installando delle telecamere. Detto fatto, l’impiegata infedele fu colta sul fatto, immediatamente vennero chiamati i Carabinieri che giunsero nel giro di pochissimi minuti. La donna aveva ancora le banconote in mano. Gli agenti stanno per metterle le manette, ma la ladra finge un malore e chiede di andare in bagno, per cui un carabiniere la accompagna. La donna, con abile mossa, si chiude nello stanzino, butta il denaro nel vater; intanto l’agente sfonda la porta, recupera i soldi dall’acqua del cesso, ammanetta la ladra, che finalmente viene portata via. Non si sa come sia finito l’inevitabile processo penale; di certo quella donna, non appena in libertà provvisoria fece causa all’azienda, che ovviamente, l’aveva licenziata per giusta causa e, in base all’art. 18, ottiene il reintegro in azienda, oltre al pagamento di una forte somma con spese legali a carico del datore di lavoro. La motivazione? Era la prima volta che rubava!!!! A parte che quel giudice è indegno della toga che porta e che dovrebbe essere allontanato dalla Magistratura, è folle che una legge – fondamentalmente giusta – sia usata per garantire uno stipendio a ladri e criminali di ogni sorta con il beneplacito e la protezione dei sindacati.

Il problema non è il famigerato “statuto dei lavoratori”, ma l’applicazione che si fa dello stesso. Il licenziamento disciplinare dovrebbe essere pacifico – purché i fatti siano dimostrati – così come dovrebbe essere pacifico l’allontanamento dei fannulloni, di chi approfitta della mutua (ma ai medici che rilasciano compiacenti certificati nessuno dice mai nulla?!), di chi si finge presente, facendosi timbrare il cartellino da un collega complice (anche questo dovrebbe essere licenziato in tronco), di chi lavora per la concorrenza (a me è capitato: ho allontanato un losco figuro, che ai miei clienti vendeva prodotti della concorrenza, e mi è costato 40.000,00 euro. Grazie, sig. giudice. Lo scrivo minuscolo appositamente), di chi non è in grado di svolgere un lavoro, per cui non produce risultati sufficienti. Solo ammettendo queste tipologie di licenziamento – assolutamente corrette anche da un punto di vista etico – si può pensare di estendere l’applicazione del maledetto art. 18 a tutti quanti, ma solo per i licenziamenti veramente ingiusti, quelli discriminatori ed immotivati.

Dal quadretto fatto emerge che il problema nasce dentro di noi, dalla nostra disonestà di fondo, dalla nostra furbizia all’italiana, dalle prese di posizione acritiche ed aprioristiche da parte dei sindacati.

Lo statuto dei lavoratori è una legge giusta, ma solo se rivolta a persone intelligenti ed oneste, se gestito da sindacalisti intelligenti ed onesti, se usato da giudici intelligenti ed onesti.

Posto che di persone intelligenti ed oneste ne sono rimaste molto poche, lo statuto dei lavoratori va abolito, debbono essere radiati i giudici di parte, debbono essere messi in condizione di non nuocere i sindacalisti ignoranti, deve essere completamente rifondata la classe politica. Diceva Platone: “Non c’è peggior sciagura per un popolo di quella d’essere governato da chi è moralmente indegno”. Eh già …

Cesare Vacca

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