Come eseguire la ricapitolazione e raggiungere la consapevolezza

Come si deve eseguire la “ricapitolazione”? Cosa ha in comune con la psicanalisi e la confessione?

 Gli Sciamani suggeriscono di procedere come segue:

  1. si compila una lista di tutte le persone incontrate nel corso della vita (qualcuno dice di limitarsi alle trenta persone più importanti), cominciando da quelle con le quali si è interagito più di recente, come scrive Castaneda: “Nei tempi antichi la ricapitolazione … veniva eseguita richiamando alla mente tutte le persone che il praticante aveva conosciuto e tutte le esperienze in cui erano state coinvolte” [Castaneda, Tensegrità, pag. 134].
  2. si associano ad ogni persona le esperienze fatte, quei fatti che hanno coinvolto la persona in questione (questa è la fase della ricapitolazione, che gli Sciamani chiamano la “sistemazione dell’evento”);
  3. oltre ai fatti vissuti con altre persone debbono essere riportati alla coscienza gli avvenimenti “impersonali” nei quali non sono coinvolti altri individui, ma che sono collegati alla persona che sta ricapitolando;
  4. per quanto riguarda l’ordine dei ricordi, si consiglia di andare a ritroso, posto che ciò che è appena successo viene alla mente con maggiore accuratezza; “ … gli sciamani ritengono che ricordare gli avvenimenti che si sono appena verificati permetta di rammentare con la stessa chiarezza e immediatezza avvenimenti più distanti nel tempo. Richiamare in questo modo le esperienze significa riviverle, ricavando da tale ricordo un impeto straordinario in grado di stimolare l’energia dispersa dai nostri centri di vitalità e di restituirla ai centri stessi. Gli stregoni definiscono questa redistribuzione dell’energia fornita dalla ricapitolazione come l’acquisizione di fluidità ottenuta dopo aver dato al mare oscuro della consapevolezza quello che sta cercando”.[Castaneda, Tensegrità, pag. 136].
  5. si debbono rivivere le esperienze nei minimi dettagli, quei dettagli che sono seppelliti nella coscienza, ma che sono sempre alla nostra portata. Rivivere è ben più che ricordare. Tanto più si risentono odori, suoni, voci, si rivedono particolari dell’ambiente, visi, tanto più si riprovano le sensazioni vissute nel corso dell’evento, tanto meglio la ricapitolazione riesce;
  6. mentre si ricorda, si deve respirare consapevolmente, girando la testa con tranquillità da destra a sinistra (o viceversa: non importa). A questo proposito diceva don Juan: “Per eseguire la vera e propria ricapitolazione di un fatto il soggetto deve respirare a fondo, girando lentamente e dolcemente la testa da una parte all’altra, cominciando indifferentemente da destra o da sinistra. Il capo deve essere girato per il numero di volte ritenute necessarie, mentre si ricordano tutti i dettagli accessibili: secondo Don Juan gli stregoni definivano questo gesto come l’inspirazione di tutte le emozioni vissute grazie all’evento ricordato e alla all’espirazione di tutti i sentimenti non desiderati e le emozioni indesiderate che il fatto stesso ha lasciato in noi. Mi disse che compiendo tale gesto di soggetto può trovare la liberazione …Gli stregoni credono che il mistero della ricapitolazione stia nel gesto di inspirare ed espirare; poiché la respirazione è una funzione indispensabile per mantenersi in vita, gli stregoni sono certi che grazie ad essa sia possibile consegnare al mare oscuro della consapevolezza il facsimile delle esperienze della propria vita”.[Castaneda, Tensegrità, pag. 135];
  7. le vicende e le sensazioni relative ai fatti ricordati debbono essere riportati sulla carta; non è tassativo, ma è consigliabile, per fissare al meglio i ricordi e per compiere – a ricapitolazione conclusa – il gesto simbolico di distruggere i legami con il passato (a questo scopo si debbono strappare i fogli compilati in tanti piccoli pezzi) e di restituire le esperienze descritte al “mare oscuro della consapevolezza”, affidando i lembi di carta ad un corso d’acqua, o al fuoco, che tutto portano via e fondono con l’energia universale.

La tecnica della ricapitolazione fa subito venire in mente la psicanalisi. Castaneda, sempre nella sua “Tensegrità” più volte citata in questo paragrafo, sentenzia “non c’è nulla di più lontano dalla verità”. Io non sarei così drastico. Anche la psicanalisi si fonda sul fare riemergere dall’inconscio ciò che vi era stato seppellito, ben sapendo che il portare a galla certi fatti ne annulla gli effetti sulla psiche. Ciò che è sbagliato nella psicanalisi è il metodo: un individuo che parla in modo disordinato, raccontando esperienze di vario genere, sfogando i suoi malumori, dando voce alle sue paure, accusando il mondo intero delle sue sofferenze, non sta recuperando l’energia perduta nei fatti vissuti, né sta consegnando al “mare oscuro della consapevolezza” il suo vissuto; anzi: in quel modo si tiene ben strette le sue esperienze e solo casualmente riesce a svincolarsi da esse. Prova ne sia che le sedute di psicanalisi vanno avanti per anni senza che si ottenga alcun risultato significativo. Non che la ricapitolazione sia molto breve, ma ha il grande vantaggio di cancellare in poco tempo gli effetti negativi delle varie esperienze sull’energia della persona, che ricapitola. Questo comporta un notevole sollievo del soggetto.

Per quanto detto, io ritengo che psicanalisi e ricapitolazione abbiano molto in comune e che possano essere usate indifferentemente, a condizione che si segua il metodo corretto.

C’è un’altra procedura che assomiglia tanto – anche se in modo più sfumato – alla ricapitolazione: è la confessione, sacramento previsto sia dai cattolici, che dagli ortodossi.

La procedura della confessione è molto semplice: il penitente, dopo aver esaminato le proprie azioni, riconosce i propri peccati, li elenca ad un sacerdote e, se ne ricorrono le condizioni, ne viene liberato con l’invito a svolgere una breve “penitenza”, che, nella maggioranza dei casi, consiste nella recita di qualche preghiera.

Di solito, a confessione avvenuta, il fedele si sente più libero, sollevato e di buon umore. Perché si è liberata la coscienza dal peso insopportabile di qualche grave peccato? No: l’esame di coscienza è una ricapitolazione in formato ridotto, che riguarda, di solito, gli avvenimenti più vicini. Il ricordarli, prima di confessarli, comporta il recupero dell’energia perduta nei fatti, di cui ci si accusa.

E’ qui che la confessione perde forza e validità: già ho detto che il peccato, visto come violazione di una qualche norma naturale, umana, o divina, non esiste; ciò che esiste è solo l’uso che si fa della propria energia; in caso di uso smodato e non opportuno della stessa, si ha bisogno di recuperarla al più presto e l’esame di coscienza è uno strumento semplice, ma utilissimo. E’ importante, però, che i fedeli non vivano tutto ciò con senso di colpa, con disperazione, vedendosi condannati alle fiamme dell’inferno e fagocitati dal diavolo, ma molto serenamente, riconoscendo la perdita di energia in questa, o quell’occasione, rivivendo il fatto e riprendendosi la forza vitale sconsideratamente dilapidata.

E’ necessario raccontare tutto ad un sacerdote? Il prete svolge, in teoria, la stessa funzione dei Maestri sciamani: questi ultimi “vedono” a quale livello è avvenuto il recupero di energia da parte dei loro apprendisti, che stanno ricapitolando e danno consigli su come proseguire nel cammino intrapreso. I sacerdoti non perdonano nulla, a dispetto di quanto scritto nei vangeli sinottici (“a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi li riterrete verranno ritenuti”) perché “rimettere i peccati” deve essere inteso, non nel senso di “perdonare”, ma di constatare il recupero energetico avvenuto da parte del fedele. Questo nel rito cattolico non avviene perché si preferisce seguire la pericolosa strada della colpevolizzazione a tutti i costi (siamo tutti peccatori: che stupidaggine! Lo dimostrerò, parlando del “peccato originale”, che nulla ha a che vedere con i comuni “peccati”) e della sofferenza del tutto gratuita, che non fa altro che aggiungersi a quella derivante dalla perdita di carica energetica conseguente agli avvenimenti da noi voluti, coltivati e provocati.

A conclusione dell’argomento annoto come una procedura di ricapitolazione molto simile a quella consigliata dagli Sciamani venga praticata dai seguaci della Chiesa di Scientology, che chiede ai propri adepti di rievocare per iscritto gli avvenimenti più significativi della propria esistenza. E’ molto significativo come molti “credo” – tanto diversi tra di loro – siano influenzati dalle verità degli Sciamani!

 Da tutto quanto detto si può dedurre che il cristianesimo invita al pentimento ed alla conversione per dare ai propri seguaci la possibilità di recuperare l’energia indispensabile ad intraprendere un cammino spirituale tanto impegnativo quale è quello indicato da Gesù.

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