La consapevolezza della morte: ultime considerazioni

Il Dalai Lama
Il Dalai Lama

La quarta fase del processo di morte: quando si è certi della morte di una persona?

Si possa noi generare una forte attenzione e introspezione

quando l’elemento costitutivo del vento inizia a dissolversi nella coscienza

e il flusso esterno del respiro cessa, le grossolane apparenze dualistiche si dissolvono,

e compare un’apparenza simile ad una lampada a burro.

 Il decimo verso è dedicato interamente alla quarta fase del processo di morte (Fiamma di una Lampada).

L’elemento vento cessa e il respiro si interrompe ma, attenzione, la persona non è affatto morta. Infatti, dice il Dalai Lama, “esistono livelli più sottili del respiro” per cui “la cessazione del respiro dal naso non segnala il completamento del processo di morte”. (Dalai lama, Lungo il Sentiero dell’Illuminazione, pag. 59)

Commentando i versi 6 e 7 avevamo detto che il moribondo può rimanere in questo stato anche per molti giorni. È incredibile come la medicina legale possa considerare morta una persona solo perché è cessato il respiro dalle narici. È così che si rischia – ed è capitato molte volte – di seppellire persone ancora vive! L’unico segno di morte certa è dato dallo sgradevole odore dolciastro emanato dal corpo già in decomposizione. Ma questo odore a volte tarda troppo e si preferisce correre il rischio di seppellire una persona, che qualche ora o qualche giorno dopo potrebbe svegliarsi nel buio di una cassa, oppure tra le fiamme di un forno crematorio. Mi raccontava la mia Maestra di un uomo di sua conoscenza, che si era ammalato di tumore. Dopo qualche tempo morì, almeno apparentemente. Mentre gli infermieri si aggiravano intorno alla presunta salma, questa si alzò a sedersi sul letto con grande sorpresa e paura delle persone, che stavano lì intorno. Non solo: quell’uomo è vissuto ancora sei mesi, fino a quando la malattia non lo ha completamente vinto. La seconda volta è morto sul serio. Si dovrebbero rivedere tutte le norme, che riguardano l’inumazione dei cadaveri, o presunti tali, per evitare situazioni grottesche e spaventose.

Nella quarta fase nella mente del moribondo appare una luce – come di candela – all’inizio piuttosto incerta e tremolante, poi più stabile. Per questo motivo la fase è denominata “Fiamma di una lampada”. A questo punto diventa importantissimo lo stato mentale del morente perché bisogna assolutamente evitare paura, ansia, fastidio, ira e tutti quegli stati che possono determinare il permanere nel ciclo delle esistenze ripetute, o, in ogni caso, l’accumulazione di karma negativo. L’ambiente intorno alla persona morente deve essere molto tranquillo. Avete notato come si tenda a parlare sottovoce in presenza di un moribondo, prima, di una salma, poi? Non vi siete mai chiesti perché? È una nostra conoscenza inconscia e intuitiva: non si deve disturbare chi sta morendo! Altre filosofie insegnano queste cose in modo aperto, mentre noi occidentali abbiamo dovuto accontentarci fino ad oggi di comportarci in quel modo solo per istinto.

In questa fase, scomparendo tutti gli elementi esterni, si dissolve l’illusione della materia (le “grossolane apparenze dualistiche”), la nostra coscienza si espande e si comincia a penetrare l’essenza delle cose.

Il concetto di Coscienza secondo il Buddismo

Dobbiamo – prima di proseguire – comprendere il concetto di Coscienza secondo la filosofia buddista. “La coscienza è definita come ciò che è luminoso e cognitivo. È luminosa nel duplice senso che è chiara per natura e che illumina, o rivela, come una lampada che dissipa l’oscurità rendendo gli oggetti visibili. La coscienza conosce gli oggetti anche nel senso che quantomeno li afferra, anche se non li conosce propriamente”, scrive il Dalai Lama (Dalai lama, Lungo il Sentiero dell’Illuminazione, pag. 63).

La coscienza può essere intesa come percezione dell’Essenza dell’esistente. È la Consapevolezza. L’aggettivo luminoso si può qui intendere in due modi: sia nel senso che illumina la persona in merito all’Essenza delle cose, sia nel senso che la persona vede l’Essenza delle cose, per cui si trova immersa in un’infinità di filamenti di luminosa Energia. La Coscienza è la Consapevolezza, la presenza mentale, la Conoscenza accettata perché vissuta in prima persona.

Così come la materia è composta da atomi (ed il Buddismo conosce da sempre la composizione atomica della materia!), anche la coscienza ha i suoi elementi costitutivi: essi sono dati dai singoli pensieri, esperienze, tendenze, che caratterizzano l’entità incarnata in una persona. I Buddisti usano – per indicare le parti costitutive della coscienza – la parola “momenti”. Scrive il Dalai Lama:

“La coscienza è composta da momenti, invece che da cellule, atomi o particelle. Quindi, coscienza e materia hanno natura fondamentalmente diverse e, di conseguenza, cause sostanziali diverse. Le cose materiali hanno altre cose materiali come cause sostanziali (così chiamate perché producono la sostanza, o entità fondamentale, dell’effetto), perché causa sostanziale ed effetto sostanziale devono avere una natura fondamentalmente compatibile. L’argilla, per esempio, è la causa sostanziale di un vaso d’argilla. La causa sostanziale di una mente deve essere essa stessa qualcosa di luminoso e cognitivo: un momento precedente della mente. Ogni momento della coscienza richiede, dunque, come causa sostanziale un momento precedente della coscienza, il che significa che ci deve essere un continuum mentale senza inizio. È così che si forma un ciclo senza inizio di rinascite attraverso il ragionamento. Se poi c’è un preciso ricordo della rinascita, questa è un’indicazione sufficiente; non tutti devono ricordare. L’assenza di vite precedenti e future non è mai stata percepita direttamente, mentre ci sono casi attestati di chiari ricordi di vite precedenti”. (Dalai lama, Lungo il Sentiero dell’Illuminazione, pag. 63)

Quello riportato è un ragionamento molto ingegnoso e sottile, perché riesce a dimostrare senza ombra di dubbio la realtà delle reincarnazioni, su cui sono completamente d’accordo, a condizione che si si tenga presente come essa abbia senso solo se considerata nell’elemento tempo (si veda un altro mio articolo sull’illusorietà dell’elemento tempo). Inoltre, nel brano riportato, il Dalai Lama adombra un’altra verità fondamentale: la Legge di Causa ed Effetto, secondo la quale ogni cosa, ogni fatto, ogni pensiero, ogni persona è l’effetto di una miriade di cause; fatti, pensieri, cose e persone, che, a loro volta, sono la causa di altri accadimenti in un ciclo senza fine. Alla fine del paragrafo precedente ho scritto che “In questa fase (la quarta: “Fiamma di una lampada”, scomparendo tutti gli elementi esterni, si dissolve l’illusione della materia …, la nostra coscienza si espande e si comincia a penetrare l’essenza delle cose”: questo grazie al ritorno della nostra Consapevolezza- Coscienza alla sua origine. Abbiamo ritrovato nella filosofia buddista concetti propri dello sciamanesimo!

La vita e la Consapevolezza

 Importantissimo è il brano, che cito qui di seguito; scrive il Dalai Lama:

“Nonostante il fatto che il corpo aumenti e diminuisca a seconda delle condizioni, esso è dotato di vita e, quando la forza vitale si esaurisce, va rapidamente in putrefazione e diventa un cadavere. Per quanto bello e meraviglioso possa essere stato, si trasforma in cadavere. Se analizzerai la forza vitale che impedisce al corpo di andare in putrefazione, ti accorgerai che si tratta della mente. Il fatto che la carne sia congiunta alla coscienza le impedisce di decomporsi. Il continuum di questa mente è ciò che si trasferisce dell’esistenza successiva. La differenza di natura tra mente e materia richiede che le loro cause sostanziali siano diverse, ma ciò non significa che mente e materia non interagiscano; e infatti esse interagiscono in molti modi”. (Dalai lama, Lungo il Sentiero dell’Illuminazione, pag. 63)

Il concetto è, tutto sommato, semplice: il nostro corpo – di suo – è solo un minerale, che ottiene la vita grazie alla Consapevolezza, che gli viene donata, grazie all’Energia vitale che lo pervade; senza di esse non saremmo diversi dalle pietre! Nella Genesi è scritto:

 “A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde” (Genesi 1, 30) poi ancora: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2, 7).

 La Bibbia dice chiaramente che sono esseri viventi quelli a cui è stato donato un “alito di vita”, l’energia vitale; sono esseri senzienti quelli a cui è stata data la Consapevolezza. Senza Energia vitale, senza Consapevolezza non può esserci vita cosciente. E’ anche ciò che dicono gli Sciamani: quando la Consapevolezza ci abbandona il nostro corpo muore, torna ad essere un minerale. La Consapevolezza umana, che è rimasta collegata alla Consapevolezza cosmica permette la continuità della presenza mentale anche in altre esperienze di esistenza materiale della stessa entità (“Il continuum di questa mente è ciò che si trasferisce dell’esistenza successiva”).

Il “corpo di sogno”!

Nella filosofia buddista termini quali Coscienza, Mente, Consapevolezza, Energia molto spesso – pur potendo indicare cose diverse – vengono usati come sinonimi. Nel discorso, che seguirà, la parola Coscienza (o Mente) si riferisce più che altro al concetto sciamanico di Energia. Il nostro corpo e la nostra anima sono costituiti da Energia, da un numero immenso di filamenti di Energia purissima e intelligente collegati con la loro origine cosmica.

In particolari stati di rilassamento possiamo metterci consapevolmente in contatto con l’energia che ci costituisce, Energia che per il buddismo è come un vento sottile: un contatto, che è molto più di un contatto, perché si tratta di ritornare alla nostra matrice, alla nostra Essenza, all’insieme intelligente e consapevole dei filamenti d’Energia, che costituiscono la nostra entità. Infatti il buddismo dice che la Coscienza e il vento sottile sono un’Entità indifferenziabile, come se si trattasse della stessa cosa! Secondo i buddisti l’Energia può essere utilizzata per creare un corpo di Energia purissima, che è poi il Corpo di Sogno, di cui parlano gli sciamani. Naturalmente una simile operazione è accessibile solo agli iniziati. Ed è attraverso questo corpo che possiamo mantenere la piena Consapevolezza al di là della materia e al di là della vita: il Corpo di Completo Godimento di un Buddha in una Terra Pura. A questo proposito dice il Dalai Lama:

 “Inoltre, secondo il Tantra dello Yoga Supremo, la coscienza cavalca un vento che è fisico sebbene, nella sua forma più sottile, esso non sia composto da particelle. A causa di questo stretto legame tra mente e vento, che fa di essi un’entità indifferenziabile, un essere illuminato può manifestare un corpo la cui causa sostanziale è il vento sottile, un corpo al di là delle particelle fisiche come nel caso del Corpo di Completo Godimento di un Buddha in una Terra Pura”. (Dalai lama, Lungo il Sentiero dell’Illuminazione, pag. 64)

Conclusione

Il poema si prolunga per altre sette strofe e tratta della conclusione del processo di morte, dello stato intermedio tra una rinascita ed un’altra e della successiva rinascita. Si tratta di concetti molto interessanti e illuminanti, ma essi richiedono una conoscenza molto profonda della filosofia buddista e rischiano di confondere le nostre semplici menti di uomini occidentali, per cui mi astengo dal commentare oltre. E’ molto importante ricordare che lo stato della Coscienza al momento della morte determina lo stato della mente nel momento della rinascita – secondo la teoria buddista – per cui è indispensabile, mentre si passa attraverso la quarta fase della morte, mantenere un atteggiamento virtuoso: è in base ad esso che si determineranno le caratteristiche della successiva esperienza di rinascita. Il Dalai Lama ribadisce questi concetti come segue:

 “Se riesci a essere consapevole al momento della morte, riconoscendo i segni delle fasi di dissoluzione e mantenendo un’introspezione sufficiente a cercare di raggiungere il livello di virtù che conosci, qualunque esso sia, la tua pratica sarà molto potente. Come minimo, avrà un effetto positivo sulla tua prossima esistenza”. (Dalai lama, Lungo il Sentiero dell’Illuminazione, pag. 65)

Dalla lettura del poema emerge una visione della morte tranquillizzante: essa non è necessariamente la fine di tutto sempre che nel corso della vita abbiamo aumentato la nostra energia e migliorato la nostra Consapevolezza. Il quadro, che il poema fa del trapasso, è complicato; Don Juan aveva ragione di affermare che “la morte è una questione monumentale”!

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