Dante e il 4° canto dell’Inferno: il punto d’unione e il mistero della percezione

Le grandi anime del limbo
Le grandi anime del limbo

Con il IV° canto entriamo nel primo cerchio dell’inferno. Non si tratta di un canto molto significativo, se non per due particolarità: Dante – come succederà in altre occasioni – si trova in un luogo diverso da quello descritto in precedenza dopo essersi svegliato dal sonno, o da uno svenimento:

Ruppemi l’alto sonno ne la testa
un greve truono, sì ch’io mi riscossi
come persona ch’è per forza desta;

e l’occhio riposato intorno mossi,
dritto levato, e fiso riguardai
per conoscer lo loco dov’ io fossi.

Vero è che ‘n su la proda mi trovai
de la valle d’abisso dolorosa
che ‘ntrono accoglie d’infiniti guai.

Oscura e profonda era e nebulosa
tanto che, per ficcar lo viso a fondo,
io non vi discernea alcuna cosa.

«Or discendiam qua giù nel cieco mondo»,
cominciò il poeta tutto smorto.
«Io sarò primo, e tu sarai secondo».

E io, che del color mi fui accorto,
dissi: «Come verrò, se tu paventi
che suoli al mio dubbiare esser conforto?».

Ed elli a me: «L’angoscia de le genti
che son qua giù, nel viso mi dipigne
quella pietà che tu per tema senti.

Andiam, ché la via lunga ne sospigne».
Così si mise e così mi fé intrare
nel primo cerchio che l’abisso cigne.

Il sonno, o lo svenimento, producono un cambiamento del livello di percezione della realtà: ciò che prima si vedeva e si sperimentava in modo chiaro, ora scompare ed una nuova scena appare. E’ ciò che avviene quando, appena addormentati o quando siamo in procinto di svegliarci, iniziamo a sognare: nuovi volti, nuove situazioni – anche paurose, aberranti, a volte imbarazzanti – ricordi, stati d’animo affiorano alla mente. Il dormiente è sempre lì nel letto, la stanza è vuota ed ingombra solo dei mobili e di pochi altri oggetti, ma si vede qualcosa del tutto diverso.

Come è possibile questo fenomeno? Come è possibile che una persona affamata, assetata, o con la febbre alta veda qualcosa che nella nostra dimensione non esiste? Che origine hanno i miraggi? Cosa vedono le persone drogate? Che succede nelle persone che sembrano fortemente alterate nella mente? Non vi siete mai posti domande del genere? Avete attribuito il tutto all’attività del cervello? Avete sbagliato: il cervello è solo una parte del nostro corpo, lo strumento per poter percepire consapevolmente il mondo che ci circonda. Il punto è che la stessa realtà può essere vista in modi molto differenti.

Ho fatto alcune riflessioni basate sull’insegnamento degli Sciamani. I Maestri dicono, come anche la fisica quantistica, che tutto ciò che esiste sia formato da campi, raggi, particelle d’energia, che si combinano in modo diverso per dare luogo a ciò che noi chiamiamo “creato”. Anche l’uomo è formato da atomi, e quindi da energia, ed ha una consapevolezza individuale, che è quella che ci permette di percepire l’esistente. Si percepiscono i campi dell’energia cosmica, ovvero realtà, collegati direttamente con l’energia che ci compone, mentre il resto rimane del tutto oscuro; almeno fino a quando, per un accidente qualsiasi – per uno choc, per il sopravvenuto sonno, o altro – i campi collegati non cambiano: questo produce un cambiamento di ciò che si percepisce. Il punto in cui si collegano l’energia cosmica e l’energia umana è chiamato dagli Sciamani “punto d’unione”, o “punto d’incontro”.

Il “punto d’unione” è una scoperta eccezionale degli Sciamani: con esso, infatti, si spiegano fatti e situazioni altrimenti misteriosi, inspiegabili e senza risposta, ma la scoperta più sensazionale degli Sciamani fu quella della possibilità di spostare il “punto d’unione”, modificando la realtà percepita: i campi energetici cosmici, con cui le emanazioni interne hanno un’interazione costante e continua, sono quelli che stanno alla base del mondo così come lo vediamo in stato di veglia, ma, qualora il “punto d’unione” si spostasse, sarebbe possibile “vedere” qualcosa di completamente diverso:

Scrisse Castaneda, riportando punto per punto molto dettagliatamente gli insegnamenti del suo Maestro don Juan: “Il punto di unione si può spostare dalla sua posizione abituale … in un’altra. … ogni volta che si sposta in una nuova posizione illumina immediatamente nuovi campi di energia, rendendoli percettibili. Questa percezione si chiama vedere … Quando il punto di unione si sposta, rende possibile la percezione di un mondo del tutto diverso, altrettanto obiettivo e reale di quello che percepiamo di solito …” [Castaneda, Il Potere del Silenzio, pag. 13].

Ciò che noi percepiamo e “come” lo percepiamo è determinato dalla posizione del punto d’unione.

L’interazione dei campi energetici interni ed esterni può avvenire in punti differenti e, a seconda del suo diverso posizionamento, può determinare visioni della realtà anche radicalmente diverse. In questo senso, le persone potrebbero fare esperienze importanti di percezione, ma, a causa della rigidità del loro “punto d’unione” debbono accontentarsi di sperimentare solo gli effetti di piccoli, trascurabili ed inconsapevoli spostamenti del “punto d’unione”.

In merito a queste variazioni spontanee della posizione del “punto d’incontro”, farò ora alcuni esempi, che potranno sembrare banali; si tratta, però, di fenomeni che hanno scatenato spiegazioni complicatissime, mentre la verità è semplicissima: essi sono solo il risultato di spostamenti minimi del “punto d’incontro”.

Tanto per cominciare tutti noi pensiamo, fantastichiamo, ricordiamo, visualizziamo immagini di cose e persone che non sono presenti. Si tratta di proiezioni della nostra mente, d’accordo, ma si tratta anche di un qualcosa che stiamo “vedendo” e che, oltre a distrarci dalla vita comune, può provocarci sensazioni piacevoli, o fastidiose. E poi: da cosa è formata la nostra mente ed il suo organo fisico, cioè il cervello? Da molecole, da atomi, da campi energetici, che si stanno collegando – nel momento in cui si pensa – ad un’altra realtà, che non esiste a livello materiale, ma che c’è, posto che è capace di farci contenti, o tristi, entusiasti, o scoraggiati, fiduciosi, o preoccupati. Inoltre tutte le persone presentano una caratteristica comune: cambiano continuamente il loro umore, il loro atteggiamento nei confronti dell’esistenza, il modo di prendere la vita. Di fronte ad un qualsiasi evento si assiste alle più disparate reazioni. C’è chi sorride e passa oltre, chi si preoccupa, chi cade nella più cupa disperazione, chi si arrabbia, chi affronta la situazione, chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto e così via.

Il diverso modo di vedere il “bicchiere” dimostra che le persone hanno un personalissimo modo di percepire la vita.

Con la diversa posizione del “punto d’unione” si spiegano tutti gli stati di umore, di nevrosi, di instabilità psichica, di compromissione anche grave delle funzioni cerebrali: cosa sono gli stati psichici e psicologici alterati, se non il risultato di un modo tutto personale di vivere la realtà?

Ho già accennato al sonno, che non è altro che un cambiamento dello stato percettivo determinato da uno spostamento del “punto d’unione” in una posizione in cui non si “vede” più la realtà materiale. Mentre ci addormentiamo e mentre ci svegliamo noi sogniamo e in quella particolare condizione possiamo avvertire l’interazione della nostra energia interna con particolari campi dell’energia universale e “vedere” aspetti differenti dell’esistente, interazione che si verifica a seguito di uno spostamento non importante del “punto d’incontro”.

Gli esempi fin qui fatti dovrebbero essere sufficienti a far comprendere come tutti sperimentino inconsapevolmente, ma molto spesso, gli effetti di piccole modifiche della dislocazione del “punto d’unione”.

I fenomeni presentati a titolo di esempio, però, sono determinati, come già detto, da minimi spostamenti del “punto d’unione”: ne esistono di molto più importanti e profondi, che determinano quelle che vengono chiamate esperienze extrasensoriali, paranormali, presunti fatti miracolosi, o, all’estremo, la visione diretta dell’energia cosmica.

Passiamo oltre a queste considerazioni “tecniche” e torniamo a Dante: il Poeta non ci dice nulla di quanto ho appena abbozzato (l’argomento richiederebbe interi volumi di disquisizioni!), ma ce lo lascia intendere. Possibile che Dante fosse un essere tanto spaventato da svenire ad ogni piè sospinto? Se questa fosse stata la sua normale condizione, non avrebbe avuto l’energia necessaria per intraprendere il viaggio iniziatico che ci racconta. No. Dante percepiva piani differenti della realtà e sperimentava diversi stati mentali degli esseri umani, condividendone le sofferenze. Il cambiamento di ciò che percepiva avveniva in stato di sonno, o simile. All’inizio ho detto che vi sono solo due motivi di interesse in questo canto: uno era lo stato di sonno in cui Dante ebbe le sue percezioni iniziatiche; l’altro è la dottrina del limbo:

Quivi, secondo che per ascoltare,
non avea pianto mai che di sospiri
che l’aura etterna facevan tremare;

ciò avvenia di duol sanza martìri,
ch’avean le turbe, ch’eran molte e grandi,
d’infanti e di femmine e di viri.

Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi
che spiriti son questi che tu vedi?
Or vo’ che sappi, innanzi che più andi,

ch’ei non peccaro; e s’elli hanno mercedi,
non basta, perché non ebber battesmo,
ch’è porta de la fede che tu credi;

e s’e’ furon dinanzi al cristianesmo,
non adorar debitamente a Dio:
e di questi cotai son io medesmo.

Per tai difetti, non per altro rio,
semo perduti, e sol di tanto offesi
che sanza speme vivemo in disio».

Dante è entrato nel primo cerchio dell’inferno, che è il più grande (Dante descrive l’inferno come se fosse un imbuto), ma lo attende una sorpresa: sente i lamenti delle anime lì ospitate, ma ci dice che esse non sono sottoposte a pene di alcun tipo. Virgilio spiega a Dante che le anime lì raccolte non hanno peccato, ma semplicemente non sono state battezzate in vita (se nate in epoca cristiana), oppure che non hanno adorato il vero Dio, se nate prima della nascita di Gesù. Siamo al limbo. Qui Dante presenta la dottrina cattolica sul destino delle anime dei non battezzati, che li condannava – a condizione che fossero macchiate del solo peccato originale – ad essere private per sempre della visione beatifica di Dio. Una dottrina aberrante, che ci è stata propinata per secoli! Sullo scorcio del XX° secolo, la chiesa cattolica ha abbandonato l’idea del limbo (che, peraltro, non è mai stato considerato come una verità di fede), per cui tutto quanto ha scritto Dante nel IV° canto dell’Inferno non ha più molto senso. Il Canto prosegue con un lungo elenco di grandi anime ree solo di essere nate prima di Gesù. Nel prossimo articolo parleremo del V° canto, che è uno dei più belli scritti da Dante.

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