DANTE ED I DEMONI: L’ENERGIA CHE SI NUTRE DI ENERGIA

 

"... Un vecchio, bianco per antico pelo ..."
“… Un vecchio, bianco per antico pelo …”

Avevo terminato l’articolo precedente sulle parole: “A questo punto arriva Caronte, un demone; i versi sono semplicissimi e molto chiari, ma c’è un problema: io sostengo che Dante abbia presentato, nel suo “Inferno” lo stato dell’umanità su questa Terra e non nell’altro mondo. La domanda è esistono i demoni su questa Terra? Argomento molto impegnativo, difficile e pericoloso. Debbo pensarci molto, prima di dire cose, di cui potrei pentirmi. Rimando il tutto ad un prossimo articolo sulla Divina Commedia di Dante”.

Ho pensato molto a lungo e, per prima cosa, ho pubblicato sulla mia pagina facebook un video molto strano e un po’ troppo “fantascientifico”, ma che coglie l’essenza del problema.

In questo video si sostiene una tesi allucinante: i minerali servono come cibo per i vegetali, questi sono l’alimento degli animali erbivori, che, a loro volta, finiscono tra i denti dei carnivori e, tutti insieme ad eccezione dei minerali, finiscono sulle tavole imbandite dell’uomo. L’uomo è l’anello più elevato e forte di questa “catena alimentare”? Il filmato risponde a colpo sicuro: no, l’energia dell’uomo è, a sua volta, cibo per esseri non materiali.

Questi esseri altri non sono che i demoni, come vengono normalmente chiamati dalle religioni monoteiste, gli esseri inorganici, i predatori (il video usa proprio questo termine!), le ombre di fango come li chiamano gli Sciamani. Sentite cosa dice Castaneda nel suo libro “Il lato attivo dell’infinito”: “in questo momento ci sono infinite forze esterne che ti controllano”. “Tutte queste esperienze sono al di là della sintassi”Il buio era sceso in fretta e il verde brillante delle chiome degli alberi ora appariva denso e scuro. Don Juan disse che se avessi prestato attenzione all’oscurità del fogliame senza guardarla direttamente, ma piuttosto sbirciandola con la coda dell’occhio, avrei visto un’ombra attraverso il mio campo visivo […] Vidi una strana ombra scura proiettata sulle chiome degli alberi […] Assomigliavano a giganteschi pesci neri. Era come se un enorme pesce spada stesse volando nell’aria. Questo spettacolo finì per spaventarmi […]

“Cosa succede, Don Juan?” chiesi in ultimo. “Vedevo ombre scure dappertutto”.

“Ah, non è altro che l’universo. Incommensurabile, non lineare, esterno al dominio della sintassi. Gli Sciamani dell’antico Messico furono i primi a scorgere quelle ombre e decisero di occuparsene. Le videro come le vedi tu adesso e le videro come energia che fluisce nell’universo. E scoprirono qualcosa di trascendentale”.

Tacque e mi guardò. Le sue pause avevano un tempismo perfetto. Si interrompeva sempre lasciandomi appeso ad un filo.

“Che cosa scoprirono, Don Juan?” lo sollecitai.

“Scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita” rispose. “Un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita. Gli uomini sono suoi prigionieri. Il predatore è nostro signore e maestro e ci ha resi docili, impotenti. Se vogliamo protestare, soffoca le nostre proteste. Se tentiamo di agire in modo indipendente, non ce lo permette”.

“Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, Don Juan? Deve esserci una spiegazione logica”.

“Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie, i gallineros, i predatori ci allevano in stie umane, gli humaneros, garantendosi così un’infinita riserva di nutrimento”.

“No, no, no” mi sentii dire. “È assurdo, Don Juan! Ciò che stai dicendo è mostruoso. Non può essere vero, né per gli sciamani né per l’uomo medio, per nessuno”.

[…]

“Voglio fare appello alla tua mente analitica” riprese lui. “Rifletti per un momento e dimmi come spiegheresti la contraddizione esistente tra l’intelligenza dell’uomo che costruisce, organizza, e la stupidità del suo sistema di credenze, oppure la stupidità del suo comportamento contraddittorio. Secondo gli Sciamani, sono stati i predatori a instillarci questi sistemi di credenza, il concetto di bene e male, le consuetudini sociali. Sono stati loro a definire le nostre speranze e aspettative, nonché i sogni di successo e i parametri del fallimento. Ci hanno dato avidità, desiderio smodato e codardia. Ci hanno reso abitudinari, centrati nell’ego e inclini all’autocompiacimento”.

Tutto questo accadrebbe in quanto i predatori, per potersi cibare, provocherebbero in ogni singolo essere umano l’emissione di vampate di energia sviluppata dalle emozioni distruttive, quali odio, rabbia, avidità, attaccamento, gelosia ecc. Detto così, sembra grottesco e posso ben comprendere la resistenza, che i razionalissimi uomini di oggi oppongono ad una tesi del genere. Se poi coloro che si cibano della nostra energia sono dipinti con le corna, gli zoccoli, un sorriso mefistofelico, il tridente in mano e simili cose, vengono chiamati diavoli, sono accusati di “possedere” le nostre “anime”; se per allontanare questi esseri vengono chiamati in causa gli esorcisti, che compiono strani riti, durante i quali avvengono i fenomeni più orripilanti, se, se, se … è ovvio che tutto questo venga bollato come superstizione e frutto di gravi alterazioni psichiche.

Il problema è dato da come sono dipinti e presentati questi “esseri inorganici” (nel senso che sono formati esclusivamente da energia) e dall’attribuire loro l’essere la fonte di ogni nostra cattiva azione: queste sono evidentemente sciocchezze, ma il fenomeno esiste ed ha una spiegazione semplicissima, che regge all’analisi scientifica e alla speculazione filosofica.

Tutto è formato da energia. Anche noi, come le stelle, i pianeti, le galassie, il mondo dell’infinitamente piccolo e quello dell’infinitamente grande, altro non siamo altro che campi energetici che si combinano e interagiscono. La fisica subatomica spiega molto bene come ogni campo, raggio, particella d’energia, vaghi nell’infinito, si scontri con altri campi, raggi e particelle, si combini con essi, o li distrugga, per creare altre forme d’energia e così via in una meravigliosa danza cosmica: l’energia si “ciba” di altra energia, la fonte di tutta questa energia – quella che le religioni monoteiste chiamano Dio (il “Padre” dei cristiani) e che gli Sciamani chiamano “Aquila” – riprende (cioè: “mangia”) continuamente l’energia, che da essa promana e ad essa ritorna arricchita da tutte le esperienze percettive, che ogni singolo campo, raggio o particella ha fatto nel sinistro e duale mondo della percezione, a vari livelli, in diverse dimensioni, sotto le infinite forme in cui l’esistenza si può presentare.

Che l’energia si cibi di altra energia è un dato della fisica atomica, che agglomerati di energia si nutrano di altri agglomerati di energia è una logica conseguenza dell’essere tutto energia.

Quando mangiamo una bistecca, ci nutriamo con l’energia della mucca, che è stata sacrificata ai nostri bisogni. Ma come alleviamo gli animali da macello? In un modo orrendo. Li stipiamo in stalle puzzolenti, li leghiamo, li picchiamo, li costringiamo in gabbie dove nemmeno possono muoversi, facciamo loro sviluppare rabbia e disperazione, infliggiamo loro torture fisiche e, poi, finalmente, li uccidiamo e per loro arriva la morte liberatrice. Per non parlare degli esperimenti crudeli, sadici, orrendi, immotivati, schifosi che facciamo su questi poveri esseri in nome della nostra civiltà! Perché qualche forma d’energia non può fare lo stesso con noi? Certamente in modo più raffinato, strategicamente perfetto, non manifestandosi mai, nascondendo la propria esistenza, tendendoci agguati continui, in cui noi – che ci crediamo tanto evoluti – cadiamo in modo idiota. Cosa credete che abbia provocato la crisi finanziaria mondiale? Cosa credete che spinga alle guerre di religione? Cosa credete che provochi la paura continua per la nostra sopravvivenza? Cosa credete che abbia favorito lo sviluppo di tante forme di criminalità – più o meno organizzata – e di troppe mafie? Cosa credete ci spinga tanto in là sulla strada dell’avidità, del possesso, dell’apparenza, della furia omicida ed improvvisa? Cosa credete che provochi il dilagare dell’ignoranza, la perdita della consapevolezza, la stessa dignità di esseri umani? E avanti di questo passo. Tutte situazioni nelle quali i singoli ed i gruppi emettono continuamente energia negativa, che è il cibo di esseri a noi superiori per potenza ed intelligenza.

Le parole di Castaneda, del suo Maestro don Juan, ora si possono comprendere meglio. Forse qualcuno sorriderà, altri rifiuteranno sdegnati una tesi del genere, qualcuno si sentirà sconsolato e spaventato: attenti, perché è proprio quello che i predatori vogliono! Non ridete, ma meditate su una semplice, possibilissima, verità: l’uomo non è affatto l’essere più evoluto del creato. D’altronde: non siamo sempre alla ricerca di forme aliene di esistenza? Queste forme aliene esistono, perbacco, ma non debbono avere per forza un corpo verde, le orecchie a punta e gli occhi enormi. Possono essere fatti semplicemente di energia! Tra l’altro, non avete mai fatto caso al fatto che gli alieni vengono sempre dipinti come esseri molto più avanti di noi dal punto di vista intellettuale e infinitamente più evoluti nelle conoscenze tecniche? Non avete mai considerato che, quasi sempre, questi esseri sono dipinti come cattivi animati dal desiderio di sopprimere l’umanità? Si tratta solo di un modo più moderno, fantascientifico e romanzato di presentare i demoni: non più corna, tridente e zoccoli, ma tute spaziali, pelle argentea ed occhi che fulminano. Non sarebbe più razionale presentarli semplicemente per quello che sono: esseri fatti di energia? Null’altro.

Accettando come possibile questa tesi – l’esistenza di forme di vita inorganica – e ipotizzando che Dante abbia voluto dipingere l’inferno come vita vissuta, comprendiamo anche meglio le presenze, di cui la prima cantica della “Commedia” è piena.

I demoni, dunque, altro non sono che esseri composti esclusivamente da energia. Essi vivono sul nostro pianeta e, siccome ben pochi uomini sviluppano la facoltà di “vedere” i campi energetici, passano del tutto inosservati. Gli Sciamani hanno sempre saputo della loro esistenza (li chiamavano “predatori”, “alleati”, “esseri inorganici”, “quelli che volano”, “ ombre di fango”), ne conoscevano gli scopi e sapevano come fare per sottrarsi alla loro influenza. Non solo gli Sciamani antichi e moderni possedevano questa conoscenza: gli uomini, tutti, inconsciamente, hanno sempre saputo della presenza sulla Terra di questi esseri. A Castaneda, che, preoccupato per le rivelazioni fatte da don Juan a questo proposito, si domandava quali fossero le possibilità per gli esseri umani di reagire a questa inquietante presenza, il Maestro disse quale era la possibile soluzione, ma che la stessa era quasi del tutto impraticabile a causa dell’incredulità degli uomini:

Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori”.

[Castaneda: “Il lato attivo dell’Infinito”, pag. 242].

Che di queste presenze l’umanità fosse informata, risulta chiaramente dalle credenze, dalle opere filosofiche, dalle mitologie più antiche.

Non sempre i demoni sono stati visti come esseri totalmente negativi (come, invece, è stato in Occidente, dal Medioevo in poi), anzi: la stessa parola “demone” deriva dal greco daimon, che significa “essere divino”. Essi erano considerati addirittura come protettori dei mortali, guide divine ecc. Solo in seguito il demone lasciò gradualmente il posto al diavolo fino ad essere accreditato esclusivamente di connotazioni negative. In effetti, non si tratta di esseri molto raccomandabili, ma gli uomini ne hanno avuto talmente paura da confinarli nel regno della superstizione, da considerarli sempre più come invenzioni di menti turbate, da negarne decisamente l’esistenza. Queste posizioni, accompagnate anche da rappresentazioni grafiche dei demoni del tutto grottesche (espressione della paura molto umana degli esseri inorganici), non hanno contribuito ad affrontare correttamente il problema; di essi, comunque, si è sempre parlato.

Dante Alighieri ha riempito il suo “Inferno” di demoni e, per quanto dipinti come esseri brutti, cattivi, volgari, schifosi, ha proclamato ed ammesso la loro esistenza, riconoscendo loro una qualche funzione nell’ordine universale.

Vediamo alcuni passi, a conferma di quanto detto:

 

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: «Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre eterne, in caldo e ‘n gelo.

E tu che se’ costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti».
Ma poi che vide ch’io non mi partiva,

disse: «Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti».

E ‘l duca lui: «Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

[Dante Alighieri, Inferno, III, 82- 95].

 

Qui abbiamo fatto la conoscenza di Caronte, che è citato – come traghettatore di anime da una sponda all’altra del fiume Acheronte – anche dall’Eneide di Virgilio.

Non sembra nulla di particolarmente spaventoso, anche se poco più oltre al verso 109 dello stesso canto, Dante dice “Caron dimonio, con occhi di bragia”, correggendo l’immagine quasi simpatica, che ce ne aveva dato: un vecchio brontolone, che urla – più per abitudine che per altro – e che ha anche parole di speranza per Dante, là dove gli profetizza la salvezza dell’anima (“più lieve legno convien che ti porti”).

Al canto V vediamo in azione Minosse, mitico re di Creta, figlio di Giove e di Europa, che qualcuno dipinge come sovrano giusto e saggio, mentre altri, fin dall’antichità, lo hanno presentato come tiranno crudele e malvagio (aveva preteso dagli Ateniesi un tributo orrendo: ogni nove anni dovevano essergli consegnati, per essere sacrificati, sette fanciulli e sette fanciulle). Comunque sia, Dante gli affida un compito molto delicato: egli doveva decidere a quale girone dell’inferno dovevano essere assegnate le anime dannate, che si presentavano al suo tribunale. Il verdetto è emesso dal demone infernale, non a voce, ma arrotolandosi la coda (Minosse ha forma umana, ma è dotato di coda) intorno al corpo tante volte quanti erano i gironi, che l’anima giudicata era destinata a scendere:

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
esamina le colpe ne l’entrata;
giudica e manda secondo che avvinghia.

Dico che quando l’anima mal nata
gli vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor delle peccata

vede qual loco d’inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’ entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’entrare!».
E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

[Dante Alighieri, Inferno, V, 1- 24]

 

Anche Minosse non viene presentato in termini tanto spaventosi. Ringhia, ha la coda, ma, in fin dei conti, è un collaboratore della divinità, che premia e punisce, è un giudice di anime, un sottile conoscitore dell’umana psicologia; non si tratta di qualcosa di orrendo e nemico. Ringhia, sbraita, ma avverte Dante dei pericoli che la traversata dell’inferno comporta, forse vorrebbe impedire quella pazzia, cedendo solo di fronte alle argomentazioni di Virgilio (che, per inciso, sono identiche ed espresse con le stesse parole, a quelle usate per convincere Caronte a lasciar passare il Poeta).

Altri strani esseri si incontrano all’inferno, alcuni dei quali veramente ributtanti, ma non tutti sono così nemici dell’umanità. Fin qui abbiamo visto due esemplari di demoni, che svolgono il compito, che è stato loro affidato. Nulla di inquietante. Troviamo Cerbero, cane affamato con tre teste, Pluto, dio della ricchezza, che presiede l’ingresso al quarto cerchio dell’inferno, là dove sono puniti prodighi ed avari, la cui tracotanza e la cui rabbia vengono vinti dall’autorità di Virgilio, troviamo Flegias, altra figura mitologica, figlio di Marte e di Crise, che traghetta le anime al quinto cerchio attraverso la palude di Stige, dove i due Poeti si presentano alle porte della città di Dite, presso la quale, per la prima volta, trovano fiera opposizione dei demoni, che sbarrano loro la strada e che possono essere ridotti a ragione solo grazie all’intervento di un messo celeste, che “passava Stige con le piante asciutte” [Inferno, IX, 81].

Erinni, Medusa, Arpie, Minotauro, Centauri e compagnia, diavoletti scorreggioni, che comunicano a suon di pernacchie, fino ad arrivare a Lucifero, l’Inferno dantesco è pieno di demoni (tutti, o quasi, presi in prestito alla mitologia pagana). A questi esseri brutti, arrabbiati, osceni, a volte pericolosi, dotati di poteri superiori a quelli dell’uomo, Dante dà, quasi sempre nome e cognome. Essi sono individualità, hanno energia e consapevolezza. Poco raccomandabili per la nostra saluta mentale, fisica e spirituale, essi non sono, però, invincibili, se non in casi eccezionali, o in situazioni particolari; se dominati in qualche modo, l’uomo se ne può servire. Sono gli Alleati di Castaneda, di cui i suoi libri sono pieni e che si presentano invariabilmente con aspetti grotteschi, che incutono uno smisurato timore e contro i quali l’apprendista sciamano deve lottare duramente (a volte anche con l’aiuto del Maestro), non volendo soccombere: è ciò che ha fatto Virgilio che, con astuzia, autorità, sobrietà ed intelligenza ha avuto ragione dei demoni, facendoli zittire, piegandoli alla divina volontà, servendosene per facilitare il viaggio di Dante.

L’Inferno della Divina Commedia è una metafora della vita, dell’umanità, dei suoi vizi, difetti, azioni. Dante, presentandoci il lacrimevole stato in cui versa l’umanità, ci ha dipinto il tormento delle persone, che bruciano la loro anima, che sciupano la loro energia e che disperdono la loro consapevolezza con l’attaccamento, la passione, l’avarizia, l’odio e con tutte le bassezze, di cui un uomo è capace. Dante mostra a tutti noi le conseguenze – non solo spirituali, ma anche fisiche – delle emozioni negative, parlando di corpi squartati, malati, mutilati. In questo disastro sono sempre presenti, a vario titolo e con diversa funzione, i demoni, che spingono l’uomo alla depravazione, alla rovina e fanno di tutto per mantenerlo in quello stato solo per assicurarsi una quasi inesauribile riserva di cibo. Il Poeta non dice il perché i demoni facciano questo, ma è chiarissimo nel dipingere una situazione in cui gli esseri inorganici, se non dominati, provocano la rovina dell’umanità.

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