Dante ed il significato dell’inferno, del purgatorio e del paradiso

DANTELa filosofia degli Sciamani dell’antico Messico è molto semplice:

  1. l’universo è un infinito insieme di campi d’energia (essi compongono gli atomi e di qui ogni forma di esistenza e di apparenza);
  2. l’energia promana da una fonte di smisurate proporzioni chiamata metaforicamente “Aquila” (che è un concetto analogo a quello del “Dio Padre” dei cristiani);
  3. ognuno può vedere quell’energia, la sua fonte, comprendendo così l’essenza delle cose;
  4. per “vedere”, occorre sviluppare molta energia e consapevolezza dal nostro essere, ma i nostri stili di vita, l’immenso orgoglio ed ogni emozione negativa ci impoveriscono di energia e di consapevolezza, anziché arricchircene;
  5. per recuperare l’energia perduta nei fatti negativi della nostra esistenza, è necessario rivivere (che è molto più che ricordare) quegli accadimenti. E’ ciò che gli Sciamani chiamano “ricapitolazione” e che ha una versione semplificata nella confessione cattolica ed ortodossa ed un’altra versione – molto distorta – nella psicanalisi;
  6. il recupero dell’energia perduta comporta – per chi ha fatto correttamente la ricapitolazione, cosa non facile e molto impegnativa – la possibilità di vedere ed intuire l’esistenza della fonte di ogni cosa e di ogni essere che sono stati creati, ovvero di entrare in quello che il cristianesimo chiama il “Regno dei Cieli”. Per ottenere tutto ciò è necessario un lunghissimo e durissimo apprendistato.

Queste considerazioni – certamente molto sommarie – mi hanno aiutato a comprendere cosa si cela dietro la grandiosità della Divina Commedia.

Per prima cosa ho compreso cosa vogliono significare i titoli delle tre cantiche:

  1. Inferno: è la vita di questo mondo, con i suoi disordini, i suoi odi, le sue violenze, le sue invidie, le sue frodi; tutti sentimenti ed azioni che comportano l’impoverimento della consapevolezza e dell’energia, fino all’annullamento totale dell’individuo nel gelo del lago di Cocito (vedremo cosa significhi ciò e quanto profondo sia il suo significato). Dante qui prende atto delle sue disposizioni d’animo, delle sue tentazioni, delle conseguenze delle sue azioni ed inizia già qui la sua personalissima “ricapitolazione”;
  2. Purgatorio: è la ricapitolazione di Dante con conseguente recupero dell’energia peduta, recupero simboleggiato dal misterioso segno tracciato dall’angelo sulla fronte di Dante alla fine di ciascun girone del monte del purgatorio. Alla fine del Purgatorio, nel “Paradiso Terrestre”, interviene Beatrice, che sostituisce la precedente guida, Virgilio. Questo “passaggio di consegne” è grandioso: Virgilio è il Maestro, il Nagual, il Sacerdote iniziatore, che guida il suo apprendista sulla strada della consapevolezza, lo porta a recuperare l’energia, dopo di che lo lascia in compagnia di questa: Beatrice – nome che significa, manco a dirsi, “portatrice di beatitudine”, cioè della capacità di avere visioni mistiche – non è la donna della vita di Dante (Beatrice Portinari, morta nel 1290 quando Dante aveva 25 anni), ma è il simbolo della grazia – ovvero dell’energia – che Dante ottenne dopo un complicato riesame della propria esistenza! E’ il simbolo dell’immensa quantità di energia, di cui dispone chi ama, ovvero di chi dona e scambia l’energia con gli altri;
  3. Paradiso: qui Dante racconta cosa ha visto dell’Assoluto. Dante ha visto l’Aquila (!) e la chiama esplicitamente così ed è arrivato fino alle soglie dell’Inconoscibile, ovvero dell’Infinito Nulla, che è, poi, la divinità ed ha visto quella che gli Sciamani chiamano la “forma dell’uomo”, che è la matrice di ogni apparenza e di ogni esistenza.

Spero di avervi incuriosito: nei prossimi articoli faremo alcune considerazioni  su quanto Dante ci ha detto per scoprire qualcosa del suo misterioso, ma meraviglioso, messaggio

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