FISCHER E GLI ANNI CHE FECERO TREMARE IL MONDO – 1

Fischer alle Olimpiadi di Lipsia - 1960
Fischer alle Olimpiadi di Lipsia – 1960

 

Ebbi la prima notizia di un certo Robert James Fischer dal secondo manuale di scacchi che avevo acquistato: “Libro completo degli scacchi” (il primo era stato “Gli Scacchi”, aureo libretto per principianti del Maestro Padulli). Il manuale dei compianti Chicco e Porreca commentava, al termine di una combattuta “Siciliana” terminata patta (Fischer giocava con il Nero contro il più forte giocatore jugoslavo, Glicoric): “la sicurezza del gioco del Nero farebbe pensare ad un giocatore di consumata esperienza e, quindi, di una certa età. Invece Robert James Fischer è nato a Chicago il 9 marzo 1943” (Fischer all’epoca della partita aveva nemmeno 16 anni).

Robert James Fischer, per gli amici Bobby, si era segnalato come ragazzo particolarmente dotato quando venne pubblicata una sua partita del Torneo Rosenwald una specie di campionato open americano:

L’Italia Scacchistica, nel marzo del 1957, pubblicò, nell’ambito della rubrica “Gemme della Scacchiera”, una partita tra D. Byrne e R. Fischer, intitolandola “Se son rose …”. Il compilatore della rubrica, Ing. Ferruccio Castiglioni (un benemerito dello scacchismo italiano), scrisse: “Dopo Morphy; Capablanca, Reshevsky e Pomar, per non citare che i più famosi fanciulli prodigio che la storia degli scacchi ricordi, è ora la volta del tredicenne Roberto Fischer. Ammesso al 3.o Torneo Rosenwald – svoltosi a New York nello scorso ottobre e vinto da Reshevsky – egli non solo vi ha conseguito un risultato più che lusinghiero in relazione alla sua inesperienza e alla forza degli altri partecipanti (2 partite vinte, 5 patte e 4 perdute), ma vi ha giocato, tra le altre, la splendida partita che riportiamo qui sotto. Essa è tanto più rimarchevole in quanto il lungo seguito di mosse a sorpresa, culminante nel sacrificio di Donna, resiste all’analisi, e in quanto l’avversario non era il solito amico di famiglia piuttosto compiacente e piuttosto digiuno di nozioni scacchistiche, bensì il coriaceo Donald Byrne”. Vediamo questa partita per ricreare l’atmosfera di quel’ormai lontano passato!

(Le note sono tratte dall’Italia Scacchistica 1957)

Byrne – R. Fischer

1. Cf3, Cf6; 2. c4, g6; 3. Cc3, Ag7; 4. d4, O-O; 5. Af4, d5; 6. Db3, dxc4; 7. Dxc4, c6; 8. e4, Cbd7; 9. Td1, Cb6; 10. Dc5, …;

Questa mossa non ci sembra buona; è vero che a 10. Db3 poteva seguire 10. …, Ae6; 11. Dc2, Ac4, alleggerendo la posizione, ma l’alternativa 10. Dd3, giocata ordinariamente in simili posizioni, pare di gran lunga preferibile.

10. …, Ag4; 11. Ag5, …;

Coerente, se non altro, con la bizzarra mossa precedente, il Bianco sembra voglia evitare, inchiodando il Cf6 sul Pe7, la manovra Cfd7 seguita da e7-e5; ma tutto questo armeggiare con pezzi già mossi una volta, a scapito dello sviluppo, finirà, come al solito, col rivelarsi disastroso; perché, per esempio, non giocare a questo punto la spontanea 11. Ae2?

11. …, Ca4!

I grattacapi incominciano subito: se ora 12. Cxa4, Cxe4! e il Bianco ha da scegliere tra varie continuazioni poco allettanti: 13. Db4 (o 13. Dc2), Axf3; 14. gxf3, Cxg5; ecc. (oppure anche 13. …, Cxg5; 14. Cxg5, Axd1, seguita da 15. …, Axd4); oppure 13. Dxe7, Da5+; 14. b4, Axa4; 15. Dxe4, Tfe8; 16. Ae7, Af6 ecc.; oppure ancora 13. Axe7, cxc5; 14. Axd8, Cxa4; 15. Ag5, Axf3; 16. gxf3, Cxb2: ecc.

12. Da3, Cxc3; 13. bxc3, Cxe4!;

Proprio quello che il Bianco si illudeva di avere impedito con 12. Da3.

14. Axe7, …;

Naturalmente il seguito 14. Dxe7, Dxe7; 15. Axe7, Tfe8 sarebbe stato rovinoso.

14. …, Db6!; 15. Ac4, …;

Preparandosi, un po’ tardi, ad arroccare. Il guadagno di qualità si presentava poco appetitoso, in vista di 15. Axf8, Axf8; 16. Db3, Cxc3!

15. …, Cxc3!;

Se ora 16. Dxc3, Tfe8; riprendendo il pezzo e restando con un pedone in più; il Nero, tuttavia, sembra aver messo un piede in fallo …

16. Ac5, Tfe8+; 17. Rf1, …;

… perché a questo punto il Cc3 sembra perduto senza compenso: infatti se 17. …, Cb5; 18. Axf7+, Rxf7; 19. Db3+ e vince. Ma …

17. …, Ae6!!;

…. tutto è stato previsto!

18. Axb6, …:

Se 18. Dxc3, Dxc5 ecc. Se 18. Ad3, Cb5 (ora questa mossa è possibile), e in entrambi i casi il Nero sta molto meglio; se infine 18. Axe6, Db5+; 19. Rg1, Ce2+ seguita dal classico matto affogato di Cavallo, noto anche ai tredicenni come Roberto Fischer … A parte quest’ultima, tuttavia, le due prime continuazioni sarebbero state di gran lunga preferibili a quella del testo.

18. …, Axc4+; 19. Rg1, Ce2+; 20. Rf1, Cxd4+; 21. Rg1, …;

Se 21. Td3, axb6; 22. Dc3, Cxf3, minacciando la Donna ed il matto in due mosse.

21. …, Ce2+; 23. Rf1, Cc3+; 23. Rg1, axb6; 24. Db4, Ta4; 25. Dxb6, Cxd1; 26. h3, Txa2; 27. Rh2, Cxf2;

Il massacro è finito: il Bianco avrebbe potuto abbandonare qui, ma continuò, invece, stoicamente, fino al matto.

28. Te1, Txe1; 29. dd8+, Af8; 30. Cxe1, Ad5; 31. Cf3, Ce4; 32. Db8, b5; 33. h4, h5; 34. Ce5, Rg7; 35. Rg1, Ac5+; 36. Rf1, Cg3+; 37. Re1, Ab4+; 38. Rd1, Ab3+; 39. Rc1, Ce2+; 40. Rb1, Cc3+; 41. Rc1, Tc2 matto.

Una partita bellissima, che attirò subito l’attenzione dei sovietici e, in particolare, del G.M. Averbach. Erano “rose”, dunque, e sono fiorite, come ognuno di noi sa, conoscendo il successivo evolversi degli eventi.

Fischer divenne in breve tempo una grande speranza dello scacchismo occidentale, da troppi decenni relegato ad un ruolo subordinato rispetto a quello sovietico. Vinse il campionato degli Stati Uniti nel 1958, partecipò al torneo interzonale di Portorose nello stesso anno, venne ammesso al torneo dei candidati al campionato del mondo, dove ottenne un significativo 5° posto. Riprese l’impervia strada verso la sfida con il campione del mondo di scacchi, stravincendo il torneo interzonale, che si tenne a Stoccolma tra gennaio e marzo del 1962: due punti e mezzo sul secondo classificato, 17 punti e mezzo su 22, imbattuto e con un parziale contro i giocatori sovietici (sempre formidabili) a lui favorevole. Ci si chiedeva se fosse giunto il momento in cui sarebbe stato spezzato il predominio assoluto dei giocatori russi, se l’inventiva di Tal (appena detronizzato da Botvinnik) e la sua energia avrebbero trovato nell’enorme talento di Fischer un degno antagonista. Niente da fare: Tal si ammalò e dovette subire un intervento chirurgico piuttosto serio, Fischer forse si montò la testa, o, forse, non era pronto per competere contro i colossi sovietici. Troppo immaturo e troppo classico il suo gioco. Sì, ripercorrendo quegli avvenimenti, rigiocando quelle partite, analizzando il gioco di Fischer sono giunto alla conclusione che egli era senz’altro un fortissimo grande maestro di classe superiore, ma che il suo gioco non incutesse troppo timore ai preparatissimi russi. Fischer giocava un tipo di scacchi antico, di sapore capablanchiano, aveva indubbiamente una determinazione alla vittoria, che solo in pochi altri (Lasker, Alekhine, Tal) potevano vantare. Il giocatore americano aveva immolato la sua vita agli scacchi, sembrava che lo scopo e la missione della sua esistenza fosse la conquista del titolo mondiale, il dare la dimostrazione di essere il più bravo di tutti, ma aveva scelto una strada impervia: combattere i giocatori russi con le loro stesse armi, con uno stile di gioco non molto dissimile dal loro. Per Tal il discorso era completamente diverso: egli era russo, ma contravveniva tutti i canoni della scuola scientifica sovietica, affidandosi all’intuizione e lasciando che l’energia infusa ai suoi pezzi lo portasse alla vittoria. Per gli “scienziati” russi affrontare un tipo così era assolutamente ostico, mentre affrontare Fischer richiedeva lo sforzo e la preparazione necessari per competere con qualunque altro grande maestro del tempo: sarebbero stati necessari molti anni ed una grande maturazione scacchistica (quella umana, purtroppo, latitò sempre nell’americano) per poter competere con la corazzata sovietica.

I fatti ed i risultati dimostrarono che Fischer non era ancora pronto: al torneo dei candidati, che si svolse nelle lontanissime Antille nel 1962, egli finì appena quarto ad abissale distanza dai primi, che furono Petrosjan (punti 17 e mezzo su 27), Keres e Geller (punti 17). Il torneo fu molto deludente in quanto a combattività, qualità delle partite e … risultato finale. I primi tre pattarono tra di loro tutte le partite e Fischer si lamentò molto di questo, ma, se anche i tre avessero combattuto seriamente tra di loro, per Fischer non sarebbe cambiato nulla: la distanza, che lo separava dai battistrada era enorme e la sua tenuta nervosa non era all’altezza della sua presunzione. E Tal? Tal si ammalò, dovette ritirarsi e finì all’ultimo posto, oltre che in ospedale.

Fischer, per protesta contro gli accordi di patta intercorsi tra i primi tre classificati(pessima abitudine in troppi tornei di scacchi!), non giocò più nelle selezioni per il campionato mondiale fino al 1967 quando … si ritirò dal torneo interzonale di Sousse (Tunisia) mentre era in testa con 8½ su 10. Il perché nessuno lo ha mai veramente saputo. Fischer partecipò a pochissimi tornei di scacchi nel periodo 1962 – 1970 e quasi solo a tornei di secondo piano, salvo poche e non significative eccezioni. Rinunciò al suo “Aventino” quasi per caso.

Nel marzo 1970 L’Italia Scacchistica pubblicò un trafiletto, a cui non diedi eccessivo peso. Esso annunciava che tra il 29 marzo ed il 6 aprile si sarebbe tenuto un incontro tra una squadra dell’Unione Sovietica ed una squadra formata dai migliori giocatori occidentali. La notizia era interessante anche perché comunicava la disponibilità di Fischer a prendere parte all’incontro. La cosa venne accolta con scetticismo: l’asso americano non giocava da oltre un anno, né aveva preso parte al campionato del suo paese (vinto da Reshevsky): sicuramente era fuori forma e, per di più, con la rinuncia a partecipare al campionato nazionale, aveva perso il diritto a prendere parte alle selezioni per il campionato del mondo, che si sarebbe tenuto nel 1972. E poi c’era da considerare il compenso: 400 $. Per un importo del genere Fischer al massimo rilasciava qualche autografo … Ed invece avvenne l’impensabile! Fischer prima disse no, poi disse ni ed infine disse sì. Ma c’era un problema: Larsen, che veniva da una formidabile serie di successi, mentre Fischer non giocava da oltre una anno, voleva sedere in prima scacchiera contro il campione del mondo Spassky. Fischer avrebbe accettato un declassamento del genere? C’era da dubitarne. Rischiava di saltare tutto; al massimo l’incontro si sarebbe avuto, ma con una squadra occidentale (chiamata pomposamente: Resto del Mondo) impoverita del suo migliore elemento, di certo il più interessante, quello che richiamava gli appassionati e non solo, la persona che permetteva a milioni di scacchisti di sognare. Eravamo tutti un po’ sconfortati. Ed invece Fischer accettò di giocare in seconda scacchiera contro l’ex campione del mondo Petrosian!! Cosa aveva visto? Forse non si sentiva pronto ad affrontare Spassky? Forse era insicuro a causa della lunga inattività? O, semplicemente voleva rientrare nel grande giro?

Sia come sia, Fischer accettò di giocare e si presentò persino in tempo utile per iniziare la prima partita.

La manifestazione fu bellissima. Le partite risultarono quasi tutte del più alto interesse, ma di questo, magari, parleremo in un apposito articolo. Qui mi interessa mettere in evidenza un altro particolare. Fischer, che aveva vinto l’incontro con Petrosjan per 3 a 1 partecipò anche, non appena l’incontro URSS – Resto del Mondo finì, al successivo campionato mondiale lampo (ufficioso), tenutosi subito dopo la conclusione del match del secolo (come veniva chiamato allora l’incontro): un torneo stravinto da Fischer, ma non è questo ciò che conta. In quell’occasione i giocatori si incontrarono a pranzo e Fischer chiese, di punto in bianco, a Bronstein: “Secondo te, debbo prendere parte alle selezioni per il campionato del mondo?”; la risposta fu lapidaria: “Sì!”, ma bastò: Fischer vedeva Bronstein come un fratello maggiore, molto maggiore, se non come un padre, e lo teneva nella massima considerazione come scacchista e come uomo; quel semplice “sì” cambiò la storia degli scacchi! Fischer prese a partecipare ad un torneo dietro l’altro (Rovigno-Zagabria e Buenos Aires) con un entusiasmo ed una determinazione eccezionali. Giocò quasi sempre magnificamente, perse pochissime partite, diede parecchi punti di distacco ai suoi avversari. Prese parte anche alle olimpiadi di Siegen (Germania) dove tutti si apsettavano una sua convincente vittoria contro Spassky, ma venne la sconfitta, anche se, per fortuna, non impedì a Fischer di proseguire l’arduo cammino verso la vetta. Vuoi vedere che è la volta buona? ci chiedevamo tutti. Ma c’era una piccola questione da risolvere: Fischer non aveva titolo per partecipare al torneo interzonale, che si sarebbe tenuto a Palma di Maiorca alla fine del 1970. Con un paio di migliaia di dollari si convinse Benkő, che aveva regolarmente partecipato al campionato degli Stati Uniti, qualificandosi per il torneo interzonale, a lasciare il posto a Fischer. Al torneo interzonale Fischer fu semplicemente incontenibile, soprattutto nella fase finale, allorchè iniziò una serie di vittorie, che non è ancora stata uguagliata e che doveva portarlo a vincere il campionato mondiale. Il torneo interzonale si concluse il 12 dicembre 1970 e Fischer era atteso dai matches dei candidati (che avevano sostituito il torneo dei candidati). Primo avversario Mark Tajmanov. Ma di questi incontri parleremo nel prossimo articolo.

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