FISCHER E GLI ANNI CHE FECERO TREMARE IL MONDO – 2

Fischer alle Olimpiadi di Lipsia - 1960
Fischer alle Olimpiadi di Lipsia – 1960

Siamo così arrivati al 1971, anno in cui si sarebbero svolti i cosiddetti “Match dei Candidati”, ai quali avrebbe partecipato Fischer. L’attesa era febbrile. Fischer battè Taimanov sei a zero. Questo lo sanno tutti, anche coloro che all’epoca non c’erano, così come tutti sanno che nell’incontro successivo Fischer battè Larsen per … sei a zero e che poi si contenne con Petrosian, vincendo “solo” per 6½ a 2½. Noi non credevamo ai nostri occhi. Cosa stava succedendo, quale nuova e misteriosa forza era sorta nel mondo degli scacchi, come si potevano spiegare dei risultati del genere? Non era il gioco di Fischer, che determinava questi risultati. Egli giocava scacchi piuttosto classici, come ho già detto nel precedente “amarcord”, operava, in pratica, sullo stesso terreno dei grandi maestri di allora, per cui questi, in pura teoria, avrebbero potuto , non dico vincere, ma resistere in modo dignitoso. Erano le novità teoriche trovate nella preparazione casalinga? Ma no: Fischer non era un innovatore, ma sapeva trarre il massimo da linee di gioco, che conosceva ovviamente alla perfezione. Fischer amava gli scacchi, là dove tutti gli altri – tranne qualche rara eccezione, tipo Bronstein – ne avevano fatto solo una fonte di sostentamento, li amava alla follia, non si preparava per vincere questo o quel premio, ma per godere della bellezza che il gioco poteva offrire ai suoi appassionati. Fischer era un lottatore formidabile e giocava sempre per vincere anche quando le circostanze non lo richiedevano; molte sue partite finivano a Re “nudo” (in una occasione giocò ancora tre mosse dopo che sulla scacchiera erano rimasti i soli Re!), non accettava quasi mai le patte di comodo, ma portava l’accanimento della lotta fino all’esasperazione. Fischer insegnò al mondo intero che gli scacchi sono bellezza e lotta, là dove essi venivano – e vengono ancor di più ai giorni nostri – sviliti a mestiere da troppi professionisti delle 64 case. La feroce determinazione alla vittoria di Fischer e il suo amore assoluto ed incondizionato per il magico gioco degli scacchi producevano inevitabilmente una pressione energetica enorme, alla quale nessuno all’epoca (ma neanche oggi …) era in grado di resistere. Questo il significato dei due rotondi sei a zero rifilati a quotatissimi avversari e della sonante vittoria su Petrosian. Che Fischer non sempre desse l’impressione di essere irresistibile, pur vincendo, è comprensibile: qui non si trattava di qualità di gioco, peraltro eccelsa, non si trattava di varianti preparate (Taimanov e, in seguito, Petrosian fecero proprio questa amara esperienza: prepararono nuove, promettentissime, ottime linee di gioco e … persero!), non si trattava di ottenere i risultati, che era logico attendersi da un’analisi obiettiva delle posizioni raggiunte nelle varie partite, era questione di combattere contro una forza sconosciuta, che sgorgava dall’immenso amore che Fischer aveva per gli scacchi. Molti, però, non lo capirono. Anche in Italia.

Non proporrò qui la celebre Fischer – Larsen, 1.a del match tra i due, partita stupenda e notissima, ma la prima partita dell’incontro di Fischer con Petrosian. E’ una partita interessante da molti punti di vista: Petrosian adottò una variante che, secondo alcuni, era nuova, secondo altri era già stata analizzata pur senza raggiungere un giudizio definitivo, ma si lasciò scappare alcune possibilità di rendere particolarmente incisivo il suo gioco – se non proprio vinto – e, a poco a poco, perse ogni vantaggio e si trovò con un finale perso. Le note sono di Paoli.

Fischer – Petrosian

Buenos Aires, 1971

  1. e4, c5; 2.Cf3, e6; 3. d4, cxd4; 4. Cxd4, Cc6; 5. Cb5, d6; 6. Af4, e5;

E’ noto che 6. …, Ce5 non va per 7. C1a3! (Bronstein), con la minaccia di 8. Axe5, dxe5; 9. Dxd8+, Rxd8; 10 0-0-0+ ecc.

  1. Ae3, Cf6;

Il nero può evitare la variante del testo, giocando subito 7. …, a6.

  1. Ag5, Ae6;

Oppure 8. …, a6; 9. Axf6, gxf6; 10 C5c3, Ag7 (Sanguinetti-Polugaevski, L’Avana 1966). Un’altra possibilità, più volte recentemente esperimentata è 8. …, Da5+, 9. Dd2! (9. Ad2, Dd8; parità), 9. …, Cxe4 (9. …, Dxd2+; 10. Cxd2+); 10. Dxa5, Cxa5; 11. Ae3, Rd7; 12. C1c3!, Cxc3; 13. Cxc3, Rd8; come nella 2.a del match Fischer – Taimanov, Vancouver 1971. Anche 13. …, Rc7; 14. Cb5+, Rb8; 15. 0-0-0, Ae6!?; 16. Cxd6, Axd6; 17. Txd6, Rc7 (17. …, Cxc4??; 18. Txe6); è da considerare, come nella partita Glicoric – Damjanovic, finita patta (Jugoslavia, 1971), così come quella fra Zuckerman – Janosevic (Natania, 1971) con l’identico sacrificio di pedone.

  1. C1c3, a6; 10. Axf6, gxf6; 11. Ca3, d5!?;

Nell’ultima partita del match suddetto, Taimanov continuò meno incisivamente con 11. …, Cd4. Possibile anche 11. …, Db6; 12. Cc4, Dd4; 13. Dxd4, Cxd4; 14. Ce3, f5; =/+; Schmid – Matulovic, Tel Aviv 1964. La mossa del testo non è nuova: ricordo che il compianto Hans Műller la analizzò illo tempore, concludendo con un giudizio incerto. Quello che è nuovo è invece lo spirito combattivo che anima l’ex campione del mondo in questa partita, il quale ci aveva abituato a partite posizionali ed alquanto noiosette. Certo, penso, una sorpresa (non possiamo dire se spiacevole o piacevole) per l’uragano dell’ovest che aveva previsto partite piatte e morte. Qui abbiamo la prima smentita e Bobby può dirsi fortunato se è riuscito ad aggiudicarsi il punto, soprattutto grazie al cronico zeitnot che affligge l’armeno.

12. exd5, Axa3; 13. bxa3, Da5; 14. Dd2, 0-0-0; 15. Ac4, …;

Una mossa che deve aver assorbito abbastanza tempo del Bianco. Non possiamo dire se questa variante facesse parte del repertorio segreto di Bobby. Segna l’inizio d’una fase ricca di complicazioni e non tutto ciò che da questo momento vedremo è chiaro al 100%. La mancata custodia della casa g2 rende la risposta del Nero del tutto evidente.

15. …, Thg8; 16. Td1, …;

Tanto buona quanto forzatamente necessaria e, dunque, già prevista, tanto più che 16. 0-0; sarebbe seguita da 16. …, Ah3.

16. …, Af5;

Dopo 16. …, Txg2; permangono molti dubbi sulla possibile condotta del Bianco. Se 17. Ad3, Cd4! (non si può prendere il Pd5 a causa dello scacco d’Alfiere in f5); 18. Ae4, T2g8; con la minaccia di f6-f5. Se 17. Ce2, Oppure 17. Ce4, Ag4! Forse un giorno, Fischer stesso ci dirà quale sarebbe stata la continuazione in progetto. Petrosian evita ogni complicazione, convinto che avrebbe favorito il gioco dell’avversario.

17. Ad3, Axd3; 18. Dxd3, Cd4; 19. 0-0, Rc8!;

Ecco il tratto che mette in crisi il Bianco e che dimostra la giusta visione dello svolgimento successivo della partita da parte di Petrosian, allorchè ha evitato saggiamente di ingolfarsi nel ginepraio sorgente da Txg2. Il Nero eserciterà una pressione decisiva sulla colonna “c” e il Bianco dovrà camminare per lungo tempo sul filo del rasoio. Minaccia adesso 20. …, Dxc3!

20. Rh1, Dxa3; 21. f4, Tc8; 22. Ce4, …;

Ora ci pare che con 22. …, Dxa2; il Nero avrebbe non solo incassato un pedone, ma avrebbe potuto contare su diverse non trascurabili minacce sulla seconda traversa. Peccato!

22. …, Dxd3; 23. cxd3, Tc2; 24. Td2, Txd2; 25. Cxd2, f5;

Impedisce anzitutto Ce4. Ma ormai il Nero è privo di buone mosse.

26. fxe5, Te8; 27. Te1, Cc2; 28. Te2, Cd4; 29. Te3, Cc2; 30. Th3!, Txe5; 31. Cf3, Txd5; 32. Txh7, …;

Così il pedone “h” diventa libero e la sua marcia sarà decisiva.

32. … Txd3; 33. h4, Ce3;

Pare alquanto migliore 33. …, Td7; però probabilmente non sufficiente per salvare la partita. Ma Petrosian era già da lungo a corto di tempo e gli mancava la possibilità per poter riflettere esaurientemente.

34. Txf7, Td1+;

Se 34. …, Cg4; 35. Txf5, Td1+; 36. Cg1.

35. Rh2, Ta1;

Ultimi infruttuosi tentativi di procurarsi del controgioco ad ovest.

36. h5, f4;

Se la va! …, un bel matto in 4 mosse!

37. Txf4, …;

Non la va …

37. …, Txa2; 38. Te4, Cxg2;

Oppure 38. …, Txg2; 39. Rh3, Te2; 40. h6, ecc.

39. Rg3, Ta5; 40. Ce5, Abbandona.

Una partita deludente da parte del Bianco, indubbiamente giocata sottovalutando l’avversario e ancora sotto l’influsso delle due sonanti vittorie su Taimanov e su Larsen. probabilmente il risultato (Fischer avrà pensato: “Ho giocato male ed ho vinto! Quindi …”) sarà quello che ulteriormente cullerà Bobby e lo farà incappare nella successiva sconfitta, d’altronde meritatissima.

I commenti di Paoli non rendono l’intensità della partita: essa fu commentata molto più estesamente da Kasparov nel 4° volume della sua magnifica opera “I miei grandi predecessori” (si tratta di molte pagine di minuziose analisi) ed a quello rimando i lettori. I commenti di Paoli rendono, invece, perfettamente il clima dell’epoca: gli scacchisti si erano divisi in due partiti, coloro che volevano Fischer campione del mondo e coloro che, al contrario, avrebbero preferito una soluzione più “classica” e, soprattutto, più in linea con il loro credo politico. Le discussioni al circolo assumevano dei toni da bar dello Sport, le passioni – soprattutto politiche – si accendevano, le vittorie dei sovietici (pochine, in verità, in quel periodo) erano salutate come vittorie di un’ideologia, gli sbagli dei sovietici erano frutto della mancanza di tempo, delle pretese di Fischer, mentre le vittorie di quest’ultimo erano quasi sempre imputate al caso, mai al suo gioco ed alla sua capacità di tener testa ai campioni russi, le sue sconfitte erano salutate come manifestazione di una superiore giustizia, che metteva in riga il superbo e capriccioso campione americano. Su certe riviste (russe, in particolare), non trovando niente di meglio per giustificare i trionfi di Fischer, si cominciò ad attaccarlo come persona, a criticarlo per il suo aspetto, per la sua bocca perennemente semi aperta in un sorriso beffardo e così via. Era una strada, che portava a furiose discussioni, ma che non aiutava certo a comprendere la complessità della lotta che si stava svolgendo sulla scacchiera, né la profondità delle varianti. Si era al tifo da stadio, e basta. Una cosa mai vista, che aveva contagiato anche i migliori; e i commenti di Paoli sono un esempio ancora molto contenuto del clima che si respirava allora.

Si arrivò, così al 1972, ai preparativi per lo scontro Spassky – Fischer ed all’incontro che ha segnato per sempre la storia degli scacchi.

(continua)

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