FISCHER E GLI ANNI CHE FECERO TREMARE IL MONDO – 3

 

Fischer alle Olimpiadi di Lipsia - 1960
Fischer alle Olimpiadi di Lipsia – 1960

I primi mesi del 1972 passarono sotto un diluvio di informazioni sulle estenuanti trattative per arrivare a giocare il match Spassky – Fischer. Si arrivò ad una borsa che, per quei tempi, era semplicemente astronomica. Si partì da 150.000 dollari per arrivare a circa 250.000. Oggi per queste cifre si giocano al massimo quattro partite lampo …, ma all’epoca queste cifre destavano scalpore, soprattutto se paragonate – tenuto anche conto dell’inevitabile deprezzamento della moneta – agli importi richiesti per importanti sfide per il campionato del mondo; per esempio, se paragonate con i 10.000 dollari richiesti da Capablanca per giocare con Alekhine nel 1927. A parte le polemiche sull’enormità delle cifre in gioco (ma solo per allora), l’attenzione si accentrava sui pronostici, che vedevano complessivamente lievemente favorito Fischer (55% di probabilità contro il 45% di Spassky); nulla a che vedere con i pronostici della sfida del 1927, che, a parte le tre voci isolate di Nimzowitch, Reti e Lasker, davano come sicuro vincitore Capablanca (Spielmann, in quell’occasione sentenziò: “Alekhine non vincerà nemmeno una partita”, dimostrandosi cattivo profeta quanto mai!). Naturalmente continuavano le discussioni dei “tifosi”, che si dividevano tra fanatici di Fischer e fanatici … comunisti! Si trattava di discussioni che di scacchistico avevano ben poco. D’altronde un incontro del genere sfuggiva ad ogni previsione e solo la scacchiera poteva dire l’ultima. Si cominciò a giocare con qualche giorno di ritardo: era inevitabile a causa delle continue richieste di Fischer. A proposito di queste c’è da dire che non erano poi campate tanto in aria: la maggior parte di esse apportò reali miglioramenti alle condizioni di gioco, alla considerazione che si aveva per gli scacchisti e per il gioco degli scacchi, all’aumento dei guadagni dei professionisti.

Si cominciò a giocare – al meglio su un massimo di 24 partite – in Islanda in una giornata di luglio e subito si ebbe la sorpresa: Fischer, in una posizione mortalmente patta, sacrificò un alfiere. Una decisione incomprensibile, posto che più della patta egli non avrebbe potuto comunque ottenere, pur giocando le mosse migliori. Ed invece Fischer perse la prima partita a causa di piccoli errori nella condotta del finale! E, per completare l’opera, non si presentò alla seconda partita, perdendo per forfait! Spassky – Fischer: 2 – 0. Cosa stava succedendo? C’era un problema di telecamere (Fischer non ne sopportava il ronzio …)? C’era un problema di rumore in sala? Le sedie non erano abbastanza comode (ma Fischer ne aveva fatta arrivare una apposta dall’America …)? Aveva trovato un semaforo rosso sul percorso che lo portava alla sala da gioco (Fischer aveva richiesto che i semafori sul tragitto, che doveva percorrere tra il suo albergo e la sede, in cui si svolgeva il match, fossero sempre tutti verdi!!)? Ma no! Niente di tutto ciò: Fischer aveva semplicemente paura, una paura folle di non riuscire a vincere il match, soprattutto dopo la prima sconfitta, in cui fu semplicemente un altro! Ora stava cercando delle buone ragioni, o che almeno apparissero tali, per abbandonare il match e riprenderlo quando si fosse sentito più sicuro e tranquillo. E’ mia convinzione che, se avesse vinto la prima partita, la seconda sarebbe stata giocata regolarmente. Cosa convinse Fischer a proseguire il match, pur con un punto perso a forfait, non lo so. Si vocifera di telefonate da parte del Segretario di stato americano Kissinger, forse dello stesso presidente Nixon (quello che si dimise due anni dopo a seguito dello scandalo Watergate). Non si sa, né si saprà mai. Comunque Fischer si presentò regolarmente alla terza partita (a parte qualche minuto di ritardo) e la vinse. Si era cominciato veramente a combattere! La quarta partita finì patta, ma fu una splendida esibizione da parte dei due campioni, tanto da essere premiata tra le migliori pubblicate dall’Informatore Scacchistico di quel periodo. La quinta partita vide Fischer prevalere nettamente; Spassky era comprensibilmente sconvolto dai fatti dei giorni precedenti, dal “gioco – non gioco” di Fischer, dalla pretesa dell’americano di giocare in una sala riservata, dalle pressioni del Cremlino per fare abbandonare il match a Spassky qualora le richieste di Fischer fossero state accolte, per cui il campione del mondo sbagliò grossolanamente, non vedendo un tatticismo di Fischer alla ventisettesima mossa.

Sullo slancio dell’entusiasmo Fischer vinse anche la 6.a partita, una delle più belle del match, che fu anche segnalata dall’Informatore per le novità teoriche contenute. Scrisse Ferrantes su “L’Italia Scacchistica”: “… Il modo in cui l’americano ha condotto la partita, inizialmente quasi in sordina, è ammirevole; il modo con cui ha saputo sfruttare le debolezze del campo avversario è impressionante. Studiate questa partita, analizzatela in tutti i sensi … troverete delle meraviglie nascoste”.

Spassky: 2½ – Fischer: 3½ Fischer era passato per la prima volta a condurre e la battaglia era divampata; alla successiva settima partita Spassky attaccò alla grande, ma Fischer non fu da meno nel gioco difensivo e la partita si concluse patta per scacco perpetuo. L’ottava fu, al contrario, giocata debolmente da Spassky e venne definita da Tal “la più brutta partita giocata da Spassky in tutta la sua carriera scacchistica”. L’ottava è, però, importante per un altro fatto: Fischer abbandonò la sua amata apertura di Re ed adottò la Partita Inglese!, così come, in seguito, rinuncerà alla “sua” Siciliana a favore di altre difese: contrariamente a quanto tutti si credeva, Fischer era un giocatore universale! La “nona” fu una partita tranquilla; evidentemente i contendenti avevano bisogno di riprendersi dalle emozioni dei giorni precedenti, per cui la situazione venne pilotata verso un pacifico pareggio. La decima partita fu splendida, emozionante, ricca di spunti combinativi e venne seguita con interesse, sia dal pubblico presente, che da chi la riprodusse sulla scacchiera. Vinse meritatamente Fischer e si portò sul punteggio di 6½ a 3½. Spassky ebbe un sussulto d’orgoglio, si ricordò di come era capace a giocare a scacchi e annichilì Fischer nel successivo eccezionale undicesimo incontro, che, tra l’altro, presentò agli appassionati un’importante novità teorica. Grande fu l’entusiasmo suscitato da questa partita, anche a causa – come commentò un Larsen, che ancora non aveva dimenticato l’umiliazione del 6 a 0 – “dell’antipatico comportamento di Fischer”. E’ tempo di distinguere, dando a Cesare quel che è di Cesare. Il comportamento di Fischer era in grado di esaurire un rinoceronte; i suoi atteggiamenti erano improntati ad una certa dose di superbia e presunzione; le sue pretese facevano invidia ad una prima donna. Fischer non comprendeva quante simpatie poteva alienarsi comportandosi così come si comportava, stornando l’attenzione dall’eccezionalità del suo modo di giocare. Però, entusiasmarsi per una vittoria di Spassky, solo perché Fischer era antipatico, sa un po’ del godimento che colpisce gli scolari quando vedono in difficoltà in un compito, o in una interrogazione, il primo della classe! D’altronde Spassky, dopo l’undicesima partita, non riuscì più a prevalere, per cui, tenuto conto che la prima partita ebbe un andamento anomalo e che in essa ebbe in dono un pezzo dal suo avversario, che l’altra vittoria fu ottenuta a forfait, i sostenitori di Spassky non ebbero – in questo match – granché di cui gioire. Inoltre fu proprio questo modo di reagire alle mattane di Fischer che aumentò la pressione su Spassky, un vero signore, un enorme scacchista, ma deboluccio caratterialmente. E’ una regola di marketing: non parlare mai male della concorrenza. Ed invece fu proprio quello che la stampa mondiale, in particolare quella russa, fece nei confronti dell’asso americano. Fu creata una tensione, che ben pochi avrebbero potuto sopportare (forse un Karpov) e Spassky non resse, riuscendo a ricordare a tutti – Fischer compreso – di che pasta era fatto come giocatore solo in poche occasioni.

Una combattuta patta pose fine alla prima metà del match (metà teorica: in realtà, delle 24 partite inizialmente previste se ne disputarono solo 21 per risultato acquisito). Il punteggio era 7 a 5: Spassky aveva la possibilità di recuperare, ma alla 13.a partita Fischer si inventò qualcosa di fantastico e firmò un’opera degna di un vero campione del mondo (la partita è un po’ lunga, ma merita di essere vista, come, d’altra parte, quasi tutti gli incontri del match):

Spassky – Fischer

13. a partita del match, Reykjavik 1972. Note del maestro G. Ferrantes.

Una lunga e combattuta partita, che ha visto i due mattatori alternativamente all’attacco delle posizioni avversarie ed alla strenua difesa delle proprie. In combattimenti del genere, anche i grandi campioni non sono immuni da piccoli, e qualche volta da grossi, errori. Fischer, per conquistare un pedone, ha dovuto subire una forte pressione avversaria; poi, passato lui stesso al contrattacco, ha permesso a Spassky di riprendersi, con speranza di pareggio. Infatti solo l’errore del Bianco alla 69.a mossa, ha permesso al grande maestro americano di vincere e portarsi a tre punti di vantaggio.

  1. e4, Cf6;

La mossa che dà il nome alla partita: Alekhine, l’indimenticabile campione del mondo 1927 -1935 e 1937 – 1946. Questo tratto non è nel repertorio abituale di Fischer e perciò ha sorpreso un po’ tutti.

  1. e5, Cd5; 3. d4, d6; 4. Cf3, …;

Tradizionale e molto analizzato è pure il seguito 4. c4, Cb6; 5. f4 oppure 5. exd6.

  1. …, g6;

Giocata è pure la seguente variante: 4. …, Ag4; 5. Ae2, c6; oppure 5. …, e6; ecc. In una partita per corrispondenza Utkin – Grants, il Nero continuò invece con 4. …, dxe5; 5. Cxe5, Cd7; ma dopo 6. Cxf7!, Rxf7; 7. Dh5+, Re6; 8. g3, venne a trovarsi a mal partito perdendo in 21 mosse.

  1. Ac4, …;

Una continuazione usata diverse volte dal maestro sovietico Samkovic, ed ora da Spassky per cercare di sviare, teoricamente, Fischer.

  1. …, Cb6; 6. Ab3, Ag7; 7. Cbd2, …;

Preferibile era 7. 0-0, o meglio 7. Cg5 con buona iniziativa.

  1. …, 0-0; 8. h3, a5; 9. a4, …;

Questo tratto è stato molto discusso dagli esperti, perché il pedone sarà preda di Fischer fra qualche mossa. Certo 9. a3, era meno impegnativa, ma Spassky ha bisogno di vincere e in ogni partita cerca di complicare il più possibile il gioco per sorprendere il suo avversario e per ottenere iniziativa d’attacco. Chi non risica non rosica!

  1. …, dxe5; 10. dxe5; Ca6; 11. 0-0, Cc5; 12. De2, De8; 13. Ce4, …;

Ora si vede il motivo della spinta del pedone a2-a4: impegnare l’avversario alla sua cattura e approfittarne per sferrare un forte attacco. Se invece 13. Db5, allora 13. …, Dxb5; 14. axb5, Ad7; ecc.

13. …, Cbxa4; 14. Axa4, Cxa4; 15. Te1, …;

Evidentemente non era nei piani del Bianco il seguito 15. Dc4, Ad7; 16. Dxc7, Ac6.

15. …, Cb6; 16. Ad2, a4; 17. Ag5, h6; 18. Ah4, Af5;

Preferibile era 18. …, Ae6.

19. g4, Ae6;

Il Nero non se la sente di dare l’Alfiere per il cavallo in e4 e fa marcia indietro.

20. Cd4, Ac4; 21. Dd2, …;

Il Bianco minaccia 22. Cf6+, exf6 oppure Axf6; 23. exf6 con forte attacco. Con il tratto che segue evita la detta minaccia.

21. …, Dd7;

Non 21. …, Axe5; per 22. Dxh6, e se 22. …, Axd4; 23. Cg5, oppure se 22. …, Ag7; 23. Cf6+!, Axf6; 24. Axf6 e vince.

22. Tad1, Tfe8;

Ancora, se 22. …, Axe5; 23. Dxh6, Ag7; 24. De3.

23. f4, Ad5; 24. Cc5, De8;

Il culmine dell’attacco bianco. Sembra impossibile che in una posizione del genere il Bianco non possa risolvere energicamente a suo favore. Eppure è così. Se si potesse giocare subito 25. f5, forse qualche cosa ne verrebbe fuori, ma non si può perché il Nero risponderebbe con 25. …, Cc4 col triplice attacco alla Donna, al pedone e5 e al pedone b2.

25. Dc3, …;

Il grande maestro Smyslov suggerisce a questo punto 25. e6, con probabile seguito 25. …, Cc4; 26. De2, e se 26. …, Cxb2; 27. Cf5 con grande attacco.

25. …, e6;

e con questa mossa ogni speranza svanisce.

26. Rh2. …;

Con l’idea, forse, di giocare Tg1 e proseguire l’attacco ad ogni costo, ma il Nero gli toglie presto ogni illusione e la ritirata dei pezzi bianchi incomincia.

26. …, Cd7; 27. Cd3, c5; 28. Cb5, Dc6; 29. Cd6, …;

Qui avviene una serie di cambi di pezzi tutti a favore di Fischer. D’altra parte a 29. Ca3, seguiva 29. …, b5; e l’avanzata generale delle forze nere si faceva irresistibile.

29. …, Dxd6; 30. exd6, Axc3; 31. bxc3, f6;

Fallito il grande attacco, il pedone nero in a4 comincia a farsi sentire.

32. g5, hxg5; 33. fxg5, f5; 34. Ag3, Rf7; 35. Ce5+, Cxe5; 36. Axe5, b5; 37. Tf1, Th8;

Non è un errore! E’ una mossa magistrale! Dopo 38. Axh8, Txh8; il Bianco è spacciato perché non potrebbe evitare la cattura del pedone d6 (con Re8 e Rd7) e la marcia trionfale di tutti i pedoni neri.

38. Af6, a3; 39. Tf4, a2; 40. c4, …;

Così il controllo della casa a1 è affidato alla Td1 e all’Af6. Ma questo cvosta il sacrificio di un pedone, diversamente il Bianco sarebbe stato costretto a giocare Ta1 per impedire la promozione del Pa2.

40. …, Axc4; 41. d7, Ad5;

Qui la partita venne sospesa, con tutti i pronostici a favore di Fischer. ma se prima era stato Fischer a sostenere tenacemente l’attacco di Spassky, ora è questi a sviluppare una difesa fuori dal comune.

42. Rg3, Ta3+; 43.c3, Tha8!;

Non 43. …, a1-D; per 44. Txa1, Txa1; 45. Axh8 ed il Bianco vince.

44. Th4, e5!;

Se 44. …, a1-D; seguiva lo scacco perpetuo con 45. Txh7+, Rg8 o Rf8; 46. Th8+, Rf7; 47. Th7+ ecc.

45. Th7+, Re6; 46. Te7+, Rd6; 47. Txe5, Txc3; 48. Rf2, Tc2+; 49. Re1, Rxd7; 50. Texd5+, Rc6; 51. Td6+, Rb7; 52. Td7+, Ra6; 53. T7d2, Txd2; 54. Rxd2, b4; 55. h4, Rb5; 56. h5, c4;

Minaccia 57. …, c3+; 58 Rc2, a1-D e vince.

57. Ta1, gxh5; 58. g6, h4; 59. g7, …;

Non 59. Axh4 per 59. …, b3; 60. Af6, Td8+; 61. Axd8, b2 e vince.

59. …, h3; 60. Ae7, Tg8; 61. Af8, …;

Ma guarda dove è andata ad ingabbiarsi la Torre nera!

61. …, h2; 62. Rc2, Rc6; 63 Td1, b3+; 64. Rc3, h1-D;

Un sacrificio di pedone per permettere al Re di passare a sostegno del Pf5. Forse si poteva aspettare ancora qualche mossa a fare questo sacrificio e intanto portare più avanti il Pedone f5.

65. Txh1, Rd5; 66. Rb2, f4; 67. Td1+, Re4; 68. Tc1, Rd3; 69. Td1+?, …;

L’errore che a Spassky costerà la partita. Si doveva giocare 69. Tc3+, Rd4; 70. Tf3, c3+; 71. Ra1, c2; 72. Tf4+, Rc3; 73. Tf3+, Rd2; 74. Aa3.

69. …, Re2; 70. Tc1, f3; 71. Ac5, Txg7; 72. Txc4, Td7; 73. Te4+, Rf1; 74. Ad4, f2; 75. Il Bianco abbandona.

Se 75. Tf4, Txd4; 76. Txd4, Rg2 e vince. Oppure 75. Ae3, Re2; 76. Ad4+, Rf3 e vince.

Una partita, quella vista, in cui c’è un po’ di tutto: dal sacrificio di pedone per ottenere l’iniziativa, all’attacco pericoloso con difesa furibonda (in questo Fischer mi ricorda molto Lasker), all’idea fantastica di entrare in un finale insolito, degno di uno studio. Sono stati commessi alcuni errori di valutazione da parte di entrambi i campioni, ma questo conferisce alla partita un fascino ancora maggiore, ricordando a tutti che gli scacchi sono un gioco per uomini e non per computer! Bronstein fu affascinato dalla 13.a del match e, ancora, negli ultimi anni di vita, confessò che di essa gli sfuggiva sempre qualcosa, ogni qualvolta la riproduceva sulla scacchiera, a causa della profondità dei piani escogitati dai due grandi giocatori!

La 14.a partita, dopo le grandi emozioni del turno precedente, fu più tranquilla e non presentò grandi colpi di scena, concludendosi pacificamente alla 40.a mossa. Stesso risultato di parità si ebbe al turno successivo, ma con tutto un altro tipo di lotta: una partita bellissima segnalata tra le migliori dell’Informatore, nonostante il risultato di nullità. Tutte le partite fino alla 20.a finirono patte, ma tutte furono combattute con le unghie e con i denti: da una parte si assisteva agli sforzi di Spassky per rimontare una situazione che ogni giorno, a mano a mano che Fischer si avvicinava ai 12 punti e mezzo, si deteriorava, dall’altra alla strenua difesa dell’americano, che dovette sopportare una pressione enorme pur di raggiungere il sogno di una vita. Fu una lotta grandiosa, epocale. Alla 21.a partita tutto finì: Fischer riuscì a sferrare il colpo decisivo e divenne campione del mondo. Un sogno ed una speranza iniziati tanti anni prima trovavano il loro compimento. Il mondo degli scacchi non sarebbe più stato lo stesso: i russi avevano visto finire la loro supremazia per quanto riguardava il massimo titolo individuale, ma mantenevano – seppure a fatica: alle Olimpiadi avevano vinto a stento, mentre l’Italia aveva lottato con onore nella difficile finale “B” – la supremazia come squadra. Nuove forze stavano sorgendo in occidente, molti maestri non sovietici si davano al professionismo, si pubblicavano molti titoli importanti (in Italia le pubblicazioni scacchistiche si moltiplicarono a dismisura), l’Informatore metteva a disposizione del mondo intero le novità teoriche, si disputava un numero di tornei mai visto prima (persino in Italia), il numero dei soci dei circoli aumentò esponenzialmente (la Società Scacchistica Torinese – il mio circolo – passò da un’ottantina di soci, che pure erano già tanti per gli standard dell’epoca, a quasi 400!!), gli scacchi ebbero visibilità sui giornali ed in televisione (il simpatico Cillo divenne campione della popolare trasmissione di Mike Bongiorno il “Rischiatutto”, rispondendo a domande sugli scacchi!). Se me lo avessero detto solo un paio di anni prima non ci avrei creduto. C’era entusiasmo, gioia. L’Italia Scacchistica intitolò un articolo “Grazie Fischer” ed io non posso che sottoscrivere quelle due semplici parole, che riassumono i sentimenti di un’intera generazione di giocatori.

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