IL Gesù storico: la credibilità dei vangeli

Introduzione

Comincia, con questo, una serie di articoli sulla figura e l’opera di Gesù, considerati alla luce dell’insegnamento degli Sciamani, del Buddhismo e di altre filosofie, oltre a mie riflessioni personali. Mi auguro che la cosa possa interessare un gran numero di persone perché in un tempo di crescente materialismo, di perdita di ogni valore, di confusione dottrinaria, le persone possano recuperare una vera fede e, come disse il Maestro Gesù, “adorare Dio in spirito e verità”.

Comincerò con una riflessione sulla credibilità dei vangeli.

Di Gesù si conosce molto poco. Mentre di tutte le grandi individualità, che hanno agito nella storia, si hanno notizie più o meno certe – anche se, a volte, un po’ romanzate – di Gesù sappiamo poco o niente; tanto che qualcuno è arrivato addirittura a negarne l’esistenza. No, Gesù è esistito: gli storici non cristiani ne fanno un sia pur fugace cenno nelle loro cronache ed inoltre un fenomeno come il Cristianesimo, che nella storia ha coinvolto miliardi di persone, non avrebbe potuto svilupparsi su una semplice idea per quanto geniale e profonda.

Gesù è esistito, ma di lui cosa sappiamo? Per avere notizie sull’altissima individualità di Gesù detto il “Cristo” (cioè l’Unto) possiamo basarci sul racconto dei Vangeli conosciuti (Matteo, Marco, Luca, Giovanni, vari apocrifi e frammenti)? Quanto sono attendibili i Vangeli? Per tentare di dare una risposta a questa domanda è necessario fare alcune considerazioni e fissare alcuni punti fermi.

I sacri testi sono stati redatti in epoche decisamente posteriori a quella in cui si svolsero gli avvenimenti narrati, per cui è da escludersi che essi siano stati scritti dagli stessi Apostoli (tra l’altro, in buona parte illetterati, se non proprio analfabeti); è molto più credibile pensare che i discepoli di Gesù abbiano tramandato oralmente le loro esperienze, gli insegnamenti del Maestro ed i fatti della sua vita e che qualcuno abbia messo tutto per iscritto; è il caso – certo – dei Vangeli di Marco e di Luca.

L’accettare questa tesi, peraltro molto credibile, non risolverebbe, però, i dubbi, che inevitabilmente sorgono nel constatare le incongruenze e le contraddizioni esistenti tra i vari racconti. Sulle discrepanze esistenti tra i vari testi evangelici – discrepanze che, su un piano puramente materiale, non possono essere in alcun modo né negate, né conciliate – sono state alimentate le teorie e le interpretazioni più disparate, che vanno dall’accettazione acritica della lettera evangelica al negazionismo più radicale. Le due posizioni estreme, come tutte quelle intermedie, sono state generate dall’errore di considerare i vangeli libri storici, che narrano i fatti, oltre agli insegnamenti, relativi alla vita del Maestro Gesù. I vangeli non sono la cronaca degli avvenimenti palestinesi di duemila anni fa; i vangeli contengono insegnamenti spirituali assoluti, verità eccelse sull’essenza delle cose e sul loro divenire; tutte cose che, per loro natura, non possono essere rese dal linguaggio umano, linguaggio che si presta troppo facilmente ad errori di traduzione e di interpretazione, linguaggio che, nelle mani di divulgatori non iniziati, diventa, come appunto è accaduto, cronaca sbilenca di fatti, racconto fantasioso di accadimenti, trasmissione pedestre di insegnamenti.

I vangeli sono stati scritti, o dettati, da altissime individualità iniziate alla conoscenza dei misteri del Cosmo, ai quali si può accedere solo grazie all’indagine ed alla visione spirituale. Gli evangelisti hanno tramandato ciò che hanno “visto”, ciò che hanno attinto dal mondo dell’intuizione. Delle cose, dei fatti, si possono fare esperienze a vari livelli: da quello semplicemente materiale, a quello più profondo, quello a cui dei fatti si penetra l’essenza.

Chiunque abbia una predisposizione al disegno è in grado di rendere con esattezza un paesaggio; risulterà un’opera che sembra una fotografia e, tanto più bravo sarà stato il disegnatore, tanto più le forme prenderanno vita fino a dare l’impressione, a chi osserva il quadro, di essere parte integrante dei luoghi rappresentati. Un pittore più ispirato vedrà, nello stesso identico modello, una grandiosa composizione di luce e di colore, vedrà la luce ed il colore farsi forma; si avrebbe così un quadro di tipo impressionista. Un altro pittore vedrà del paesaggio solo la sua origine energetica; il dipinto, che ne risulterà, sarà puro colore senza forma: un osservatore materialista farà molta fatica a riconoscere in esso dei luoghi. Potrei continuare con l’esempio, ma dovrebbe ormai essere chiaro che le varie rappresentazioni dello stesso luogo sono l’espressioni di esperienze estetiche a diversi gradi di profondità: lo stesso paesaggio può essere visto in modi completamente differenti, ma i lavori, che ne risulteranno, saranno pur sempre la rappresentazione dello stesso soggetto. Per i vangeli vale lo stesso fenomeno: la verità è una ed una sola, ma la capacità di comprenderla, compenetrarla e farne diretta esperienza cambia da persona a persona. C’è un altro effetto, di cui occorre tenere conto: il voler evidenziare un certo concetto comporta anche la scelta dei fatti da narrare e delle parole da usare.

I vangeli sono assolutamente veridici, ma ognuno di essi segue una specie di “programma” in quanto ad eventi da raccontare, concetti spirituali da mettere in evidenza, misteri da celare dietro il quadro narrativo. Si deve anche tener presente che ogni evangelista ha avuto una sensibilità spirituale diversa ed una capacità più o meno accentuata di compenetrare la rivelazione. I vangeli sono assolutamente veridici, ma bisogna saperli leggere – per comprendere cosa il loro autore ha voluto trasmetterci – e non bisogna lasciarsi confondere dalle apparenti discrepanze dei vari scritti sacri: esse denunciano solo che i loro autori intendevano mettere in evidenza aspetti differenti delle verità da loro conosciute in base all’indagine spirituale.

E’ ovvio che, in duemila anni, alle difficoltà di interpretazione del Nuovo Testamento si siano aggiunti errori di traduzione, di interpretazione e, forse, anche qualche manipolazione. Gli errori possono essere riconosciuti facilmente, le manipolazioni possono risultare ad un’indagine serena e senza preconcetti.

In quanto segue cercheremo di approfondire, come detto all’inizio alla luce della filosofia degli Sciamani e degli apporti di altre religioni e scuole di pensiero, il contenuto dei vangeli perché la loro lettura non risulti più solo una bella favola, ma un messaggio di altissimo contenuto spirituale.

Nel prossimo articolo cominceremo con le notizie relative alla nascita di Gesù, che ci hanno tramandato i Vangeli.

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