Gli scacchi e la bestia nera

Prima di proseguire le lezioni di scacchi, vorrei parlare un po’ di bellezza, di estetica, di un qualcosa che ci dà gioia. “Gli scacchi, come l’amore e la musica, hanno il potere di rendere felice un uomo” (Siebert Tarrasch)

Gli scacchi e la bestia nera

Avete presente quel giocatore che non vorreste mai incontrare? L’avversario contro il quale perdete con regolarità cronometrica, il cui modo di fare vi urta, che adotta aperture che conoscete poco e male, i cui piani vi riescono incomprensibili, di fronte al quale vi sentite svuotati, quasi rassegnati all’inevitabile sconfitta? Quell’avversario, contro il quale le vittorie non vi procurano un vero piacere, ma solo la sensazione di esservi liberati – per poco – da un incubo? E’ la vostra “bestia nera”! E’ curioso che si tratti normalmente di un giocatore di forza pari alla vostra, se non addirittura inferiore: in ogni caso quasi mai riuscite a venirne a capo.

Nemmeno i grandi giocatori riescono ad evitare l’esistenza della loro “bestia nera”. E’ noto come Tal patisse sia Spasskj, che Korcnoi (contro il primo riuscì a vincere qualche partita, ma contro il secondo il bilancio fu catastrofico per l’ex campione del mondo!), Fischer pativa Geller, Tarrasch perdeva regolarmente con Alekhine, Nimzowitch si faceva surclassare ogni volta da Capablanca, il giovane Botvinnik non riuscì a risolvere il problema “Euwe” fino al 1948 e così via.

C’è un altro caso analogo, anche se molto meno conosciuto; si tratta di due giocatori francesi: Gibaud e la sua bestia nera Lazard. Dei due avversari tutti i manuali riportano la miniatura seguente:

Bianco: Gibaud – Nero: Lazard

1 d4 Cf6
2 Cd2?! e5
3 dxe5 Cg4
4 h3??? Ce3
5 Abbandona
Il Bianco ha abbandonato avendo la sgradevole scelta tra perdere la Donna o prendere matto.

 

La partita sembra uno scherzo ed invece venne giocata, se la memoria non mi inganna, ad un campionato di Francia! Dicevo che tutti, o quasi, conoscono la miniatura sopra riportata; ciò che pochi sanno è che Lazard vinse altre partite contro il malcapitato Gibaud e, in una di queste, vinse addirittura il premio di bellezza!

Bianco: Lazard – Nero: Gibaud

Campionato del circolo “de la Régence”, 13 giugno 1909

Partita Italiana

1 e4 e5
2 d4 exd4
3 Cf3 Cc6
4 Ac4 Ac5
5 c3 Cf6

La partita, che stiamo esaminando, dimostra come – per inversione di mosse – si possa passare da un impianto ad un altro con una certa facilità: dalla “Partita del centro”, gli avversari sono passati ad una “Partita Scozzese”, per poi rientrare in una “Partita Italiana”. Alla 9.a mossa si materializzerà sulla scacchiera l’attacco “Möeller” nella sua forma più classica. Questa variante è introdotta dallo sviluppo del CR nero in f6 (in luogo della posizionale variante Alekhine caratterizzata dalla mossa De7) conosciuto, come dice il compianto m.i. Porreca nella sua monografia sulla Partita Italiana (Mursia, 1984), fin dai tempi del portoghese Damiano e con il quale il Nero intende attaccare il centro bianco, anche sfruttando l’impossibilità dello stesso di difendere il Pe4 con la naturale Cc3. L’inadeguatezza di mosse di pura difesa del Pe4, che si scontrerebbero con la spinta del Nero in d5 a seguito della quale questi conseguirebbe un notevole vantaggio di spazio al centro, porta il Bianco ad inscenare attacchi violenti e piuttosto prematuri.

6 cxd4 Ab4+
7 Cc3 Cxe4
8 0-0 Axc3
9 d5 Af6
10 Te1 Ce7
11 Txe4 d6
12 g4
Posizione dopo la 12.a mossa del Bianco
Posizione dopo la 12.a mossa del Bianco
La mossa del Bianco è conosciuta fin dal 1899 quando la propose Schlechter. Si tratta di un attacco piuttosto rischioso, considerato l’indebolimento che provoca nell’intera ala di Re del Bianco e considerato che questi ha già arroccato da quella parte. Le probabilità di successo di una simile linea di gioco sono tutte legate ad una condotta passiva ed inadeguata del Nero, come avverrà nella presente partita.A questo punto la teoria suggerisce 12. Ag5, Axg5; 13. Cxg5, 0-0; 14. Cxh7. Il Porreca (op. citata, pag. 169) suggerisce qui 14. …, Rxh7; 15. Dh5+, Rg8; 16. Th4, f6; 17. g4! (minaccia 18. Ad3: con la spinta del Pedone “g” è impedita la chiusura della diagonale con f5), Te8; 18. Ad3 (migliore è 18. Te1, Rf8; 20. Te6, Cg8; 20. Dh8! con la minaccia 21. Th7; oppure 18. Te1, Cg6; 19. Te6!, Ce7; 20. Txf6 e vince come nella partita per corrispondenza Berg – Beuter del 1940), Rf8; 19. Dh8+, Cg8; 20. Ah7, Rf7; 21. Ag6+ con patta; il Nero dovrà tornare in f8 (21. …, Re7???; 22. Dxg7#; oppure 21. …, Rxg6???; 22. Dh5#) ed il Bianco non avrà modo di rinforzare l’attacco a causa della scarsità di materiale, per cui dovrà riportare in h7 l’Alfiere: 21. …, Rf8; 22. Ah7, Rf7; 23. Ag6+ con ripetizione della posizione. Un po’ poco per il Bianco …
12 h6?

La teoria consiglia qui 12. …, 0-0; 13. g5, Ae5 e il Porreca (op. citata, pag. 159) commenta: “Il Bianco non dispone di mezzi sufficienti per portare a realizzazione il suo piano aggressivo. In particolare, è inutile 14. Ce1 con l’intenzione di spingere in f4, perché il Nero con 14. …, Af5; 15. Th4, Cg6 prende decisamente il sopravvento. Non resta pertanto che 14. Cxe5, dxe5; 15. Txe5, ma dopo 15. …, Cg6, 16. Te1, Dd7; 17. Ae3, b5; 18. Ad3, Dh3 il Nero ottiene un eccellente controgioco”. Il tratto 12. …, h6?, al contrario favorisce le mire espansionistiche del Bianco, che rinforzerà il suo attacco con la spinta in h4. Il Nero, che era condotto, comunque, da un forte maestro, gioca in modo timido: tipico di quando ci si trova di fronte alla propria “bestia nera”!

13 h4 Rf8

Con questa e la prossima mossa, il Nero tenta di eseguire l’arrocco artificiale. E’ difficile suggerire una linea di gioco soddisfacente per il secondo giocatore: siamo solo alla tredicesima mossa e i pezzi neri sono quasi impossibilitati a muoversi!

14 h5 g5
15 Cd4 c6
16 Df3! Cxd5

e non 16. …, cxd5?; 17. Dxf6!

17 Ad2 Cc7?

Il Nero vuole giocare 18. …, d5; ma quando si è in arretrato con lo sviluppo, si ha il Re che balla e si subisce l’iniziativa dell’avversario non si deve andare a caccia di … forchette! Era imperativo cercare di completare lo sviluppo.

18 Tae1 d5
19 Ab4+ Rg7
20 Te7!!
Posizione dopo la 20.a mossa del bianco
Posizione dopo la 20.a mossa del bianco

Una mossa splendida! Non tanto perché il Nero non può giocare 20. …, Axe7; a causa di 21. Txe7, Tf8; 22. Ac3!, Dxe7 (forzata: qualora il Nero cercasse riparo dalla micidiale azione dell’Ac3, giocando 22. …, Rg8; seguirebbe 23. Df6 e – qualunque fosse la risposta del Nero – 24. Ce6! con matto inevitabile); 23. Cf5++, Rh7; 24. Cxe7, dxc4; 25. De4+ e vince, ma per la minaccia che nasconde: 21. Cxc6!! e se 21. …, bxc6; 22. Dxf6+!!, Rxf6; 23. Ac3+, d4 (unica); 24. Txf7#. La mossa del testo: 1) crea un’interferenza, 2) prepara lo sgombero della grande diagonale nera con un sacrificio di Cavallo 3) attacca contemporaneamente la Donna nemica, 4) minaccia il successivo sacrificio di Donna per adescare il Re nero là dove subirà lo scacco matto. Interferenza, sgombero con attacco doppio ed adescamento, il tutto condito da un sacrificio di qualità, un altro di Cavallo ed infine di Donna! Magnifico! Con la sua risposta il Nero lascia campo libero all’avversario, ma non si vede come avrebbe potuto resistere più a lungo.

20 dxc4
21 Cxc6!! Dd3

Il Bianco minacciava (minaccia che si attuerebbe in caso di 21. …, bxc6;) 22. Dxf6+!!, Rxf6; 23. Ac3, Dd4 (unica); 24 Axd4#, per cui il Nero deve controllare la casa c3 e la mossa del testo costituisce l’unico modo per farlo, oltre che per sottrarre la Donna dall’attacco del Cavallo.

22 Txf7+!! Rxf7

Forzata: se 22. …, Rg8; 23. Tf8+, Rh7; 24. Te7+!, Ag7 (se 24. …, Axe7; 25. Df7#); 25. Txg7+!, Rxg7; 26. Df7#.

23 Te7+!! Rg8
24 Dxf6 Th7
25 Te8+! Abbandona

25. …, Cxe8; 26. Df8#. La combinazione finale è davvero splendida.

Una partita di scacchi splendida, ben poco conosciuta. Ma come si giudica la bellezza di una partita? Ne parlerò nei prossimi due articoli.

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