LA BELLEZZA NEGLI SCACCHI – 1

Ho tratto la partita – vista nel precedente articolo di scacchi – da un libro francese, che è stato pubblicato da Payot – Parigi la prima volta nel 1938, che ha avuto una seconda edizione negli anni Cinquanta, è stato ristampato nel 1962 (è l’edizione di cui sono in possesso) ed è stato aggiornato nel 1974! L’autore è il Prof. F. Le Lionnais, matematico e chimico, oltre che grande appassionato di scacchi. Alla comparsa della sua opera “Les prix de beauté aux échecs” (I premi di bellezza negli scacchi”si levò un plauso generale; persino sull’Italia Scacchistica comparve un trafiletto inneggiante alla bellezza di quella pubblicazione. Perché dico “persino l’Italia Scacchistica …”? A quel tempo si era alla vigilia della guerra e, per di più, era stata proclamata l’autarchia per superare i deleteri effetti delle sanzioni di Ginevra seguite all’avventura in Abissinia: a nessun italiano era permesso acquistare prodotti stranieri! L’articolista se la cavò dicendo che era ben lontana da lui l’intenzione di consigliare l’acquisto di un libro francese, ma, se qualcuno avesse avuto l’occasione di farselo regalare, avrebbe dovuto esserne felice …. Quanta ipocrisia! Oggi queste cose fanno sorridere, se non risultano incomprensibili del tutto, ma i nostri lontani predecessori le hanno vissute!

Torniamo al nostro libro: leggerlo è un puro divertimento e mi auguro che qualcuno voglia aggiornarlo e ripubblicarlo! In esso sono contenute tutte le partite (o quasi) che, dal 1876 (anno in cui venne assegnato per la prima volta un tale riconoscimento ad una partita di scacchi) al 1949 (ultimo anno esaminato dall’edizione in mio possesso), hanno ottenuto il premio di bellezza, un riconoscimento un tempo molto ambito e che oggi, almeno così mi sembra, è caduto in disuso. Ma quali requisiti deve possedere una partita a scacchi per meritare un “premio di bellezza”? Siamo certi che i premi siano sempre andati ai più meritevoli? Il Le Lionnais stabilisce alcune regole (che io riporto con qualche modifica) per rispondere al primo quesito, fornendo anche alcuni interessanti esempi.

Prima regola: una combinazione, per essere considerata “bella” non deve essere confutabile, o essere stata favorita da errori del soccombente.

L’Autore, oltre a citare l’Immortale e la Sempreverde di Anderssen come esempi di partite non corrette, tratta anche altri casi di premi di bellezza che non avrebbero dovuto essere tali in quanto in contraddizione con la regola della correttezza. Al torneo di Londra del 1883 venne attribuito a Rosenthal, che giocava con il Nero, un premio di bellezza per la sua vittoria contro Steinitz. La partita, dopo la 28.a mossa del Bianco, giunse alla seguente posizione:

Steinitz - Rosenthal, Londra 1883: posizione dopo la 28.a mossa del Bianco
Steinitz – Rosenthal, Londra 1883: posizione dopo la 28.a mossa del Bianco

Il Nero, che era pressato dal tempo (aveva solo più due minuti a disposizione per fare ancora sei mosse), si lasciò prendere dall’entusiasmo e giocò 28. …, Cxg3? (corretta era, secondo Zuckertort, 28. …, Tg6 con forti minacce, fra le quali proprio il sacrificio di Cavallo in g3), che avrebbe dovuto comportare la perdita della partita per il Nero, ma, dopo 29. Cxe6, Txe6, Steinitz non si accorse di avere a disposizione la manovra 30. Dg2, che avrebbe posto fine ad ogni velleità combinativa del Nero, e giocò la debole 30. Af4?, al che la posizione sulla scacchiera divenne la seguente:

Steinitz - Rosenthal, Londra 1883: posizione dopo la 30.a mossa del Bianco
Steinitz – Rosenthal, Londra 1883: posizione dopo la 30.a mossa del Bianco

Il Nero, a questo punto, giocò brillantemente 30. …, Ce4!!, attaccando la Donna. Il Nero minaccia anche, in alcune varianti, il pericolosissimo scacco in g6 con la Torre; per esempio: 31. Db4, Tg6+; 32. Ag3 (di 32. Rh1, Dxf3+ non è nemmeno il caso di parlare), Axg3 (32. …, Cxg3???; 33. Te8#); e le minacce del Nero si fanno insostenibili. Il Bianco, però, potrebbe decidere di prendere il Ce4 e potrebbe farlo in due modi 31. Txe4 (come in partita) e 31. fxe4. Esaminiamo questa seconda possibilità. 31. fxe4, Tg6+; 32. Rf2 (32. Rh1, Df3+ seguita dal matto), Dxh2+; con matto a seguire con Tg3, o con Tg1. In base a queste considerazioni, Steinitz decise di giocare 31. Txe4, dxe4; 32. Axc7, exf3; ora il Nero minaccia di irrompere sulla 2.a traversa con la Torre, oltre al mortale scacco in g6. 33. Te1, Tg6+; 34. Ag3, Txg3+!; 35. hxg3, f2+!; e Steinitz, in vista del matto (36. Dxf2, Dh1#, oppure 36. Rxf2, Dg2+; 37. Re3, Df3#), abbandonò.

Quella vista è una bella combinazione, che, purtroppo, è stata favorita dal gioco debole del Bianco; se Steinitz avesse giocato 30. Dg2 avrebbe avuto un buon vantaggio materiale senza alcuna possibilità del Nero di rinfocolare l’attacco. E’ necessario, a mio avviso, distinguere tra “bella partita” e “bella combinazione”. La Steinitz – Rosenthal come partita non fu interessante (il testo completo si può trovare nell’opera di Le Lionnais a pag. 28), la combinazione fu favorita dall’inadeguata difesa del Bianco, ma, a partire dalla 30.a mossa in poi si sviluppa una bellissima combinazione completamente corretta; al contrario vi sono partite interessantissime, nonostante l’assenza di mosse spettacolari, sacrifici e varianti di matto. Il concetto di bellezza negli scacchi è troppo elevato per lasciarsi piegare ad una banale classificazione! Continuiamo con l’analisi del delle regole del Le Lionnais.

Seconda regola: una combinazione non potrebbe essere considerata “bella” se, per arrivare alla vittoria, ne esistesse un’altra più corta, ancorché meno ingegnosa.

A questo proposito gli esempi non mancano e sono piuttosto famosi. Al torneo di Pietroburgo del 1914 furono premiate con il primo ed il secondo premio di bellezza le partite Capablanca – Bernstein e Nimzowitch – Tarrasch; nella prima il grande cubano, dopo aver fatto fuoco e fiamme a seguito di un gioco d’apertura del suo avversario men che amatoriale, non vide una via facile e convincente verso la vittoria, cosicché l’incontro si prolungò inutilmente per ben 18 mosse; Tarrasch, dal canto suo, scelse una via per dare il matto al suo acerrimo nemico, che prevedeva due mosse di troppo rispetto alla variante più breve. Non è di questi casi che desidero parlare, ma di un premio di bellezza che non avrebbe dovuto essere assolutamente riconosciuto. Al torneo di Montecarlo del 1903 furono assegnati tre premi di bellezza ex aequo; tra questi, un riconoscimento andò alla partita Pillsbury – Wolff, che, invece, non meritava alcun apprezzamento particolare. Già l’apertura era stata impostata in modo timido, impacciato, stereotipato dal Nero, che si trovò con l’arrocco non sufficientemente difeso e con i pezzi del tutto scoordinati. Dopo la 25.a mossa del Nero i due avversari giunsero alla seguente posizione:

Pillsbury - Wolff, Montecarlo 1903: posizione dopo la 25.a mossa del Nero
Pillsbury – Wolff, Montecarlo 1903: posizione dopo la 25.a mossa del Nero

Il Bianco giocò qui 26. Axg6, che Le Lionnais orna con ben due punti esclamativi! A dire il vero, si tratta di una mossa che qualsiasi giocatore con un minimo di esperienza tattica avrebbe eseguito a colpo sicuro: il Nero non può prendere l’Alfiere né con il Pf7 né con il Ph7, pena il matto in una mossa, ma nemmeno con il Cf8 poiché a 26. …, Cxg6; sarebbe seguito 27. Txg6+, hxg6 (27. …, fxg6; 28. Df8#; oppure 27. …, Rf8;28. Dh8#); 28. Th4 ed il matto in h8 non si può evitare. L’ultima variante è più carina, ma mi sembra che due punti esclamativi attribuiti a 26. Axg6 siano un po’ troppi. Ad ogni buon conto, il Nero aveva visto questa minaccia ed aveva preparato la risposta 26. …, Tb6, senza avvedersi che, con 27. Dxb6, il Bianco sarebbe passato in vantaggio dopo 27. …, Dxb6; 28. Axh7+, e 29. Txb6. Pillsbury giocò proprio così e vinse alla 33.a mossa. Non mi sembra che in tutto questo ci fossero gli estremi per un premio di bellezza. Anche perché dopo 26. …, Tb6, mossa che porta alla posizione del seguente diagramma:

Pillsbury - Wolff, Montecarlo 1903: posizione dopo la 26.a mossa del Nero
Pillsbury – Wolff, Montecarlo 1903: posizione dopo la 26.a mossa del Nero

il Bianco avrebbe avuto a sua disposizione una combinazione molto bella (questa sì!), combinazione che, però, non è immediatamente visibile. Facciamo qualche considerazione: ad un’analisi superficiale, la prima possibilità che viene in mente è data da una sequenza di mosse del tipo: 27. Axh7+, Cxh7 (forzata); 28. Tg6+, Rf8; 29. Dh8#. Ma tutto questo non va bene perché il Nero potrebbe giocare la fredda ed impassibile 28. …, fxg6 ed il matto in f8 sarebbe impedito dal Cavallo in h7 ed il Bianco non avrebbe alcuna possibilità di alimentare il suo attacco, trovandosi con la Donna in presa da parte della Tb6; un’altra possibilità sarebbe data da 27. Axh7+, Cxh7; 28. Tg4+ con matto a seguire; no! perché l’Ac8 controlla proprio la casa g4. Di qui l’idea di trovare una mossa che: 1) sia forzante, nel senso che non permetta al Nero di inscenare qualche forma di difesa; 2) interferisca l’azione della Tb6 e dell’Ac8 in modo che le minacce adombrate nella breve analisi fatta possano diventare effettive. La mossa c’è! ed è 27. Ce6!! Il Bianco minaccia 28. Dg7#, per cui il Nero deve prendere il Cavallo. Vediamo le varie possibilità:

  1. …, fxe6; 28. Dxf8#;
  2. …, Cxe6; 28. Axh7+, Rf8; 29. Dh8#;
  3. …, Tbxe6; 28. Axh7+, Cxh7; 29. Tg4 (ora questo scacco è possibile perché la Te6 interferisce l’azione dell’Ac8!), Cg5; 30. D (o T)h8#;
  4. …, Texe6; 28. Axf7+, Dxf7; 29. Dxf7+, Rh8; 30. Dxf8#;
  5. …, Axe6; 28. Axh7+, Cxh7; 29. Txh7 e la minaccia del matto in h8 obbliga il Nero a sottoporsi a 29. …, Rxh7; 30. Th4+, Rg8; 31. D (o T)h8#.

Decisamente la combinazione indicata avrebbe meritato un riconoscimento, un premio, che, al contrario, è andato ad una prestazione che non lo meritava.

Terza regola: una partita è tanto più bella quanto più è corretto il gioco dei due avversari, ovvero: una combinazione è tanto più bella quanto meno è stata favorita da errori del soccombente.

Questa regola sembra la ripetizione della prima, ma essa si riferisce alla correttezza dell’intera partita e non solo a quella della combinazione.

Al torneo di Ostenda del 1907, la partita Tschigorine – Burn giunse, dopo la 12.a mossa del Nero, alla seguente posizione:

TSCHIGORINE - BURN, OSTENDA 1907: posizione dopo la 12. a mossa del Nero
TSCHIGORINE – BURN, OSTENDA 1907: posizione dopo la 12. a mossa del Nero

Tschigorine aveva giocato malissimo l’apertura (un gambetto di Re, così si spiega lo svantaggio materiale), tanto da trovarsi in netto svantaggio di sviluppo, con il Re non ancora arroccato, i pezzi scoordinati e con il centro in mano all’avversario). Il geniale scacchista russo – al suo ultimo torneo: morirà nel gennaio 1908 – qui volle evitare il cambio delle Donne, cercando di allontanare la Dd5 dalla sua minacciosa postazione al centro, e giocò: 13. Db5??? al che, dopo 13. …, Af2+, abbandonò. Tschigorine era un genio, ma riusciva anche a fare cappelle mostruose (nel 1892 riuscì a giocarsi, in modo simile, il campionato del mondo all’ultima partita!). Qui non si è smentito, ma non è questo il punto perché chiunque può commettere un errore grave; la questione è che è assurdo premiare – per la loro bellezza, si noti! – partite inficiate da errori da principiante. Invece al torneo d’Ostenda la partita Tschigorine – Burn fu insignita di un premio di bellezza! Decisamente, come fa osservare il Le Lionnais, gli organizzatori della manifestazione avevano del denaro da buttare via …

Vi sono ancora quattro regole che richiedono un esteso commento e la presentazione di alcuni esempi. Continueremo la prossima volta.

(continua)

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