LA BELLEZZA NEGLI SCACCHI – 2

La bellezza negli scacchi – 2.a parte

Riprendiamo il discorso relativo ai principi che si dovrebbero seguire per l’attribuzione dei premi di bellezza nei tornei di scacchi. Avevamo visto nella prima parte le prime tre regole; in questo articolo vedremo le altre quattro.

Quarta regola: una partita di scacchi è tanto più ammirabile quanto più è ricca di mosse spettacolari, ovvero sacrifici materiali, o di “attività”.

L’autore qui sembra scoprire l’acqua calda: più sono numerose sono le mosse brillanti, tanto più bella è una partita a scacchi. Ovvio. Quello che mi interessa dell’enunciato del Le Lionnais è il riferimento ai “sacrifici di attività”, che egli definisce “mosse in apparenza errate, sia perché sembrano perdere tempi senza alcun motivo, sia perché muovono dei pezzi per collocarli in posizioni meno attive”. E’ evidente come negli anni Venti e Trenta (quando fu scritto il libro le teorie della scuola ipermoderna cominciavano ad essere divulgate e conosciute, oltre ad essere oggetto di appassionati dibattiti) si cominciasse a considerare la “bellezza” negli scacchi in un senso molto più ampio rispetto al passato. Ai giorni nostri, dopo tanti decenni di sviluppo del pensiero scacchistico, si può considerare superata del tutto l’antica concezione, in base alla quale una mossa era considerata “bella” solo se legata a sacrifici nell’ambito di operazioni di attacco al Re. Sostengo che, negli scacchi, una mossa è bella quando e se permette ad altri pezzi di sviluppare enormemente la loro energia, oppure se annichilisce la potenza dei pezzi avversari. Questa definizione, che propongo all’attenzione dei lettori, si adatta benissimo a qualunque fase della partita ed a tutte le tipologie di gioco. Un esempio di quello che io intendo per belle mosse si può trovare nel seguente studio di Gurvic (non conosco l’anno di pubblicazione):

Gurvic: il Bianco muove e vince
Gurvic: il Bianco muove e vince

Il Bianco ha un Cavallo netto in più, ma il Cb5 è attaccato dal Pa6, mentre il Ca1è minacciato da Tf1+. Inutile che ora il Bianco coltivi l’idea di lasciare il Ca1 al Nero per rivalersi sul Cb7 con 1. Ca7, Tf1+; 2. Re2, Txa1; 3. Txb7, Txa3 e la partita è patta. Bisogna cercare di salvare i Cavalli bianchi, dando scacco:

1 Td2+ Rc8

Il RN non avrebbe potuto portarsi sulla colonna “e” a causa di 2. Te2+, R~; 3. Cc3, Tf1+; 4. Te1 e il Bianco ha salvato i suoi Cavalli, vincendo.

2 Ca7+ Rb8

Il Re nero deve continuare ad attaccare il Cavallo: a 2. …, Rc7, sarebbe seguito 3. Cc2 ed il Bianco ha salvato capra e cavoli.

3 Cc6+ Rc7

Un pezzo è perduto, ma quale Cavallo salvare? L’attivo e minaccioso Cc6, o il debole e defilato Ca1?

4 Cc2!!

Il Bianco salva il pezzo che tutti avremmo lasciato! Il punto è che, per poter inscenare la fantastica manovra, che seguirà, è essenziale che la Torre rimanga in f4. Si noti anche come da c2 il CB difenda il Pa3. Non sarebbe andata bene 4. Cb3? perché il Nero avrebbe risposto 4. …, Ta4; minacciando il Pa3, che in questa posizione è importante quanto un pezzo. La sua difesa avrebbe dato al Nero il tempo di recuperare un pezzo (il Cc6) e di togliere la Torre da una posizione, che si rivelerà quanto mai incomoda.

4 Rxc6

Quanti di noi, giocando con il Bianco, rifiuterebbero la patta a questo punto? Il materiale è pari, i Pedoni si bloccano a vicenda e, per di più, sono Pedoni di Torre, Torre e Cavallo contro Torre e Cavallo normalmente pattano … Normalmente, appunto, ma non in una posizione eccezionale come questa.

5 Cd4+ Rb6

Unica possibilità per il Nero! Con Rc7, o Rc5, vince il doppio in e6, mentre portare il Re su una qualsiasi casa della colonna “d” avrebbe provocato la risolutiva Ce2+ con guadagno della Torre. Ecco perché la Torre doveva rimanere in f4!

6 Tb2+ Ra7

Ancora l’unica possibilità per il Nero! Dopo Rc7, o Rc5, avremmo avuto il doppio Ce6+, come già visto sopra, mentre dopo 6. …, Ra5 (il Cb7 non può essere catturato perché anche il Cd4 è in presa); si sarebbe avuto 7. Tb4!!, che difende il Cd4 e minaccia Cc6#. Il Nero, in tal caso, sarebbe stato costretto a dare la Torre per il Cavallo: ne sarebbe risultato un finale lungo e sicuramente difficile, ma teoricamente vinto per il Bianco.

7 Cc6+ Ra8
8 Tb6

La posizione del Re nero è compromessa. Ora il Bianco minaccia il matto in a6. Non è possibile difendere quel punto con Cc5 a causa del “matto arabo” che seguirebbe con Tb8#. Unica possibilità è:

8 Ta4

Sembrerebbe che il Nero abbia risolto i suoi problemi: il matto è scongiurato ed il Pa3 è attaccato; volendolo difendere il Pa3, il Bianco dovrebbe ripiegare con la Torre, abbandonando la formidabile posizione occupata e portando il risultato della posizione verso la patta.

9 Rc1 (o c2)!

L’idea del Bianco è fantastica. Posto che il Nero ha il Re in stallo, che il Cavallo non può muovere, pena Tb8#, che il Pa6 non può essere spinto, pena Ta6#, che la Torre nera non può abbandonare la colonna “a”, pena Txa6# e che la stessa Torre, qualora si giungesse alla posizione RBb2 e TNa4, non avrebbe più case utili sulla colonna “a” sulle quali portarsi, il Bianco dovrà manovrare con il suo Re per arrivare alla seguente posizione con mossa al Nero, però! Nella posizione del diagramma, se la mossa fosse al Bianco, si avrebbe una patta; infatti questi non potrebbe forzare la Torre ad abbandonare la colonna “a”:

Posizione alla quale deve tendere il Bianco, a condizione che la mossa sia al Nero
Posizione alla quale deve tendere il Bianco, a condizione che la mossa sia al Nero

Il Pedone bianco è caduto. Ora il Bianco deve evitare di giocare 10. Rb2??, perché con 10. …, Ta4! si avrebbe, sì, la posizione del diagramma, ma con mossa al Bianco. Ed allora:

10 Rb1!!! Ta4
11 Rb2

Il Nero ha ancora una speranza: dare la Torre in cambio del Cavallo. E’ vero che il finale di Torre contro Cavallo lascia poche speranze al difendente, ma le possibilità di vittoria, nel nostro caso, sarebbero tutte da dimostrare …

11 Ta5
12 Cxa5 Cxa5
13 Txa6+

… ma non in questo caso perché la particolare posizione dei pezzi permette questo scacco micidiale. Il Bianco vince.

Non si può dire se le mosse del Bianco nello studio visto appartengano al regno della tattica, o della strategia, secondo una definizione ormai obsoleta: di fatto, con l’aiuto di una serie di minacce tattiche rese possibili da alcuni semplici elementi della posizione, l’Autore ha creato una fantastica posizione di zugzwang. Le mosse negli scacchi sono belle in base all’idea che sottintendono, al piano che il giocatore ha saputo concepire. Una mossa come 10. Rb1!!!, che non sacrifica assolutamente nulla, che apparentemente non minaccia alcunché, che non è per niente spettacolare, di fatto crea uno squilibrio definitivo tra le forze in campo. Manovre come quella vista appartengono al regno dell’estetica e della magia!

Quinta regola: una combinazione negli scacchi, per quanto bella, non può aspirare al premio di bellezza se ha avuto uno, o più, precedenti in altre partite.

Su questa regola non intendo soffermarmi più di tanto. Certe combinazioni sono diventate standard, tanto sono state giocate. E’ ovvio che un sacrificio di Alfiere in h7 o in h2 (sull’arrocco nemico), oppure l’analogo sacrificio dei due Alfieri contro il Pedoni “g” ed “h” (sempre contro l’arrocco nemico) non possano aspirare ai premi di bellezza. Si tratta di semplici esercizi di memoria, anche se rimane intatto il piacere che procurano.

Sesta regola: una partita  a scacchi è tanto più bella quanto più è arricchita da combinazioni differenti l’una dall’altra. Le diverse combinazioni possono succedersi in sequenza, oppure essere alternative.

Le combinazioni alternative appartengono al regno dei “se” e dei “ma” e testimoniano esclusivamente la profondità dei calcoli, che un giocatore deve fare prima di avventurarsi su una strada senza ritorno. Naturalmente arricchiscono la partita e la loro presenza dimostra quanta bellezza possa essere nascosta nel gioco degli scacchi. Allo stesso modo, l’esistenza di combinazioni in sequenza porta la partita all’altezza delle opere d’arte.

Ad illustrazione della regola enunciata si possono presentare alcune partite: ho scelto una vittoria di Pillsbury contro Lasker (Norimberga, 1896) in quanto, a parte i quattro sacrifici, mi pare, a dispetto dell’anno in cui fu giocata e della variante d’apertura (oggi passata nel dimenticatoio), estremamente moderna, quasi profetica di uno stile di gioco che si sarebbe affermato solo in un lontano futuro. Si tratta di un’opera d’arte che avrebbe potuto essere firmata dal miglior Bronstein. Pillsbury fu una stella di primissima grandezza, che purtroppo brillò per pochissimo tempo poiché fu consumato da una malattia conseguente ai suoi stravizi. La sua opera non è mai stata studiata a fondo ed è un peccato perché Pillsbury fu giocatore estremamente profondo.

Bianco: Harry Nelson Pillsbury – Nero: Emanuele Lasker

Torneo di Norimberga, 29 luglio 1896

Difesa Francese

1 e4 e6
2 d4 d5
3 Cc3 Cf6
4 e5 Cfd7
5 f4 c5
6 dxc5 Cc6

Una variante molto moderna per quei tempi e che anticipa di una ventina d’anni le feroci dispute teoriche tra Nimzowitch e Tarrasch. La questione dibattuta non riguardava tanto questa variante (lo spunto delle polemiche venne dalla variante 1. e4, e6; 2. d4, d5; 3. e5, c5; 4. dxc5), quanto la possibilità di “abbandonare” il controllo del centro con i Pedoni, sostituendoli – in questa funzione – con i pezzi. Si tratta di una questione di lana caprina: l’essenziale è controllare saldamente le case centrali, non importa come.

7 a3

Variante ideata proprio da Pillsbury, che adottò questa mossa per poter sviluppare l’AR in d3 senza essere seccato da Cb4.

7 Cxc5

Lasker non sceglie la continuazione più forte, che è sempre stata ritenuta 7. …, Axc5; con il possibile seguito 8. Dg4, 0-0; 9. Cf3, Cd4; 10. Ad3, f5; 11. Dh3, Cxf3+; 12. Dxf3, Ab6 come nella partita Tarrasch – Spielmann, Norimberga 1906

8 b4 Cd7

Una risposta fiacca; lo stesso Lasker propose in seguito 8. … d4!; 9. Cce2, d3!; 10. Cg3, Dd4; con buon controgioco. Le conseguenze di un’impostazione debole ed indecisa della partita da parte del Nero si vedranno presto poiché il suo sviluppo ne risulterà ritardato, impacciato e scoordinato.

9 Ad3 a5

Bruttina. Considerate le difficoltà incontrate nello sviluppo, non era il momento di iniziare un’attività sull’ala di Donna. Vista la piega, che poi hanno preso gli avvenimenti, sarebbe stato più prudente ripiegare su una sana profilassi, tipo 9. …, a6, sfruttando la scarsa protezione del Pb4 e la conseguente impossibilità del Bianco di replicare con 10. a4.

10 b5 Ccb8
11 Cf3 Cc5
12 Ae3 Cbd7
13 0-0 g6

La situazione del Nero non è invidiabile: il Bianco ha già terminato lo sviluppo e può già programmare la spinta di rottura f5: proprio per impedire questa eventualità il Nero ha giocato 13. …, g6, creandosi, però, altri punti deboli. A mio avviso sarebbe stato meglio cambiare il potente Ad3, in base al principio per il quale chi gioca in posizione ristretta “deve” cercare i cambi per alleggerire una posizione altrimenti soffocante.

14 Ce2 Ae7
Pillsbury - Lasker: posizione dopo la 14.a mossa del Nero
Pillsbury – Lasker: posizione dopo la 14.a mossa del Nero

Non conseguente: aprire il fianchetto e poi sviluppare l’Alfiere in e7 indebolisce l’intera ala di Re. Il Bianco deve ora trovare un piano adeguato alla favorevole situazione che si è creata. L’analisi della posizione dice quanto segue: 1) il materiale è pari; 2) il Bianco è in notevole vantaggio di spazio e di sviluppo, ma il carattere semi chiuso della posizione attenua i pericoli immediati per il Nero; 3) la struttura pedonale del Bianco presenta una debolezza in c2: pedone debole ed arretrato su colonna semiaperta a favore del Nero, ma non si vede come questo fattore possa essere sfruttato da Lasker e, si sa, una debolezza è tale solo se l’avversario è in grado di trarne profitto; 4) il campo bianco presenta le case c3 e c4 afflitte da debolezza (non sono difendibili con un Pedone), ma non si vede come il Nero, almeno nell’immediato, possa sfruttare a proprio vantaggio la circostanza; 5) il campo nero presenta vistosi “buchi”: la casa c6 al momento è difesa, ma, qualora Lasker decidesse di spingere in b6 per dare vita al suo infelice AD, diventerebbe fonte di parecchie preoccupazioni; la casa b6 è debole; le case d6, f6 ed h6 sono solo difendibili dagli impacciati pezzi neri; se ne deduce che la struttura pedonale del Nero, pur non presentando debolezze nei suoi componenti, crea vie d’infiltrazione per i pezzi bianchi; 6) nella struttura pedonale del Nero vi sono importanti “segnali d’attacco”; più specificatamente il Bianco può programmare la spinta in f5, previo sostegno in g4; 7) per quanto riguarda il controllo del centro, esso è nettamente favorevole al Bianco; 8) i Cavalli bianchi sono ben piazzati, mentre quelli neri non hanno case utili e non possono migliorare la propria posizione, se non a prezzo di manovre lunghe ed elaborate, che il Nero non ha tempo di eseguire; 9) gli AD di entrambi i contendenti sono “cattivi”, ma, mentre l’Ae3 occupa una posizione dignitosa ed utile, quello nero è praticamente inesistente; 10) per quanto riguarda le colonne, esiste solo la colonna “c” semi aperta, ma non ha alcuna utilità, come ho già detto; il Bianco, al contrario, può forzare l’apertura della colonna “f”. Con l’ultima osservazione possiamo comprendere la prossima mossa del Bianco, posto che deve portare la Donna sulla colonna “f”. Questo è uno dei passi che Pillsbury deve compiere per attuare un piano che, in base agli elementi della posizione sopra visti, prevede: 1) attacco sulla’ala di Re; 2) apertura della colonna “f” mediante la spinta di rottura f5; 3) posizionamento dei Cavalli in d4 e f4 per premere sul punto e6; 4) sfruttamento delle debolezze dell’ala est nera per un attacco diretto al Re nero.

15 De1 Cb6
16 Cfd4 Ad7
17 Df2!

Il Bianco minaccia 18. Cxe6: ecco che la debolezza della casa b6 e dell’ala di Donna nera in generale si fa sentire.

17 Cba4
18 Tab1 h5

Una mossa eseguita nell’intento di impedire le spinte g4 ed f5; in realtà non impedisce un bel niente.

19 b6!!

Una mossa posizionalmente splendida: la minaccia è ora 20. Ab5!! e l’inchiodatura, o la deviazione, dell’Ad7 permetterebbero – in certe varianti anche con il sacrificio del Cd4 – lo sfondamento f5 e l’apertura della colonna “f” alla terribile batteria di Donna e Torre con collasso della posizione nera. Queste sono mosse da Grande Maestro di classe superiore! La risposta del Nero è praticamente forzata.

19 Cxd3
20 cxd3 Axa3
Pillsbury - Lasker: posizione dopo la204.a mossa del Nero
Pillsbury – Lasker: posizione dopo la20.a mossa del Nero

Sembrerebbe che il Nero sia riuscito a sventare la minaccia della pinta in f5 …

21 f5!!

Macché! Commenta il Le Lionnais: “Dopo un incomprensibile sacrificio sull’ala di Donna, il Bianco continua con un sacrificio altrettanto incomprensibile sull’ala di Re”, ricordando poi come il Daily News avesse scritto a proposito dell’ultima mossa del Bianco : “Non era possibile supporre che qualcosa di simile potesse essere tentato. Noi sfidiamo qualsiasi giocatore, per quanto abile, di indicare esattamente le intenzioni del Bianco” (opera citata, pag. 142). Il punto è che nella manovra del Bianco non c’è nulla di misterioso: il sacrificio del Pb6 è stato fatto per sgomberare la casa b5 all’azione dell’Ad3 (e il Nero ha dovuto cambiare l’unico suo pezzo decentemente piazzato), mentre il sacrificio del Pedone “f” ha avuto lo scopo di sgomberare la casa f4 per il Cavallo, oltre che di aprire la colonna “g” per la Donna: in tal modo i due Cavalli del Bianco creeranno un insostenibile pressione sul punto e6. Naturalmente saranno necessari altre manovre ed un preciso calcolo delle varianti per raggiungere lo scopo. Ma, ripeto, nulla di misterioso. E’ vero che a quei tempi i sacrifici posizionali erano una novità assoluta e quasi incomprensibile!

21 gxf5

Il Nero non poteva assolutamente permettere l’apertura della colonna “f” come una semplice analisi può dimostrare. Ora, però il Ce2 ha una magnifica casa a disposizione e la Donna minaccia di penetrare sulla colonna “g”. Queste semplici osservazioni spiegano le prossime mosse.

22 Cf4 h4
23 Ta1! Ae7
Pillsbury - Lasker: posizione dopo la 23.a mossa del Nero
Pillsbury – Lasker: posizione dopo la 23.a mossa del Nero
Il punto e6 sembra sufficientemente difeso, ma il Bianco non basa a spese pur di conquistarlo.
24 Txa4!! Axa4
25 Cdxe6!! fxe6
26 Cxe6
Pillsbury - Lasker: posizione dopo la 26.a mossa del Bianco
Pillsbury – Lasker: posizione dopo la 26.a mossa del Bianco

La Donna è attaccata ed il nero deve provvedere alla sua difesa. Se, per esempio, 26. …, Dc8 (26. …, Dd7 è molto peggiore: 27. Dxf5 ed il Nero deve far fronte a due minacce di matto, in f7 ed in g6 a causa dell’autoblocco della casa d7; 27. …, Ab4; 28. Dg6+, Re7; 29. Ag5#); 27. Dxf5, minacciando l’irruzione 28. Ag5. Il Le Lionnais dà le seguenti varianti (dopo 27. Dxf5): 27. …, Dc6; 28. Ag5, Dxb6+; 29. d4, Db4 (per difendere l’Ae7); 30. Df7+, Rd7; 31. Axe7, Dxe7; 32.Cc5+, Rd8; 33.Cxb7+, Rd7; 34. Cc5+, Rd8; 35. Dxd5+, Rc7; 36. Db7+, Rd8; 37. Dxa8+, Rc7 e matto in due mosse. Oppure 27. …, Tg8; 28. Cc7+, Rd8; 29. e6, Ac6; 30. Df7, Te8; 31. Dg7 con rapida vittoria. Questa seconda variante non è convincente (diffidate sempre delle frasi “con rapida vittoria” e “è solo questione di tecnica”!); mi sembra molto più risolutivo, in caso di 27. …, Tg8; 28. Df7+, Rd7; 29. Cc7 (adesso sì!) con la doppia terribile di minaccia di 30. Dxd5+ seguito dal matto e, in caso di 29. …, Ac6 (a titolo d’esempio); 30. De6+, Rd8; 31. Dxg8+, Rd7; 32. De6+, Rd8; 33. Tf8+, Axf8; 34. Ag5 e matto alla seguente. In base a queste e ad altre considerazioni (le varianti possibili sono ovviamente più numerose di quelle citate), Lasker preferì dare la Donna per resistere ad oltranza. In ogni caso il destino del Nero è segnato. Do qui di seguito le mosse conclusive senza alcun commento: 26. …, Ad7 27. Cxd8,Txd8; 28. Ac5, Tc8; 29. Axe7, Rxe7; 30. De3, Tc6; 31. Dg5+, Rf7; 32. Tc1,Txc1+; 33. Dxc1, Tc8; 34. De1, h3; 35. gxh3, Tg8+; 36. Rf2, a4; 37. Db4, Tg6; 38. Rf3, a3; 39. Dxa3, Txb6; 40. Dc5, Te6; 41. Dc7, Re7; 42. Rf4, b6; 43. h4, Tc6; 44. Db8, Ae8; 45. Rxf5, Th6; 46. Dc7+, Rf8; 47. Dd8, b5; 48. e6, Th7; 49. Re5, b4; 50. Dd6+, Abbandona.

 

La partita appena vista, molto interessante dal punto di vista posizionale, potrebbe rientrare tra gli esempi della prossima settima ed ultima regola.

Settima regola: una partita è tanto più bella quanto le sue mosse, manovre e combinazioni fanno parte di un unico e logico piano.

La settima regola spezza una lancia a favore di quelle partite che, pur non contenendo sacrifici particolarmente brillanti e attacchi furiosi contro il Re avversario, si distinguono in quanto il vincitore segue un piano ben identificabile, che gli consente di accumulare quei vantaggi posizionali che sfociano inevitabilmente in operazioni risolutive, in sacrifici e nello sfondamento della posizione avversaria.

Ho qualche dubbio in merito all’ “unico e logico piano”. Non esistono partite, a meno che non siano giocate tra avversari di forza molto diversa, in cui il vincitore riesca ad impostare la propria pianificazione strategica e riesca anche a seguirla fino alla fine. Tra giocatori di classe eccelsa questo non è possibile perché i piani dell’uno si scontrano inevitabilmente contro la profilassi dell’altro. L’abilità dei Grandi Maestri (quelli veri!) consiste – finita la fase d’apertura – nello sfruttare gli elementi posizionali favorevoli e nell’impedire che l’avversario faccia lo stesso. La lotta tra due menti comporta il continuo cambiamento della posizione e il diverso giudizio che, di mossa in mossa, matura sulla medesima. L’abilità di un grande giocatore è quella di adattarsi alle mutate circostanze, nel riuscire a cambiare tempestivamente la strategia in base alle reazioni dell’avversario; il piano può diventare unico e logico quando la partita approda ad una situazione in cui alcuni squilibri posizionali sono diventati permanenti e non più eliminabili dall’avversario, se non ad un prezzo esorbitante. Solo a questo punto il gioco si dipana verso la sua naturale conclusione, che non di rado, grazie ai vantaggi accumulati, può sfociare in combinazioni brillanti e mosse inattese.

Di casi, in cui trova applicazione la settima regola, non farò altri esempi: la partita Pillsbury – Lasker è più che rappresentativa del principio dettato da Le Lionnais.

A conclusione di questo mio scritto, riassumo le caratteristiche che, secondo il citato Autore, una partita deve possedere per essere meritevole di un “premio di bellezza”: correttezza, essenzialità, assenza di errori, spettacolarità, originalità, ricchezza di temi combinativi, unità logica.

Si tratta, però, di principi molto elastici e che possono essere interpretati in vario modo, a parte la questione della correttezza e dell’originalità. Questo a dimostrazione di come il concetto di estetica negli scacchi sfugga alle aride classificazioni della ragione!

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