L’ENERGIA DEGLI SCACCHI: 55.a LEZIONE

In molti manuali di scacchi troverete la partita che sto per presentare, ma voglio esaminarla ugualmente perché è molto istruttiva.

Partita n. 9: Verlinskj – Alekhine

San Pietroburgo, 1909

Non tutti i giocatori di scacchi sono stati bambini prodigio. Capablanca, Reshewskij, Fischer appartennero a quella categoria, Alekhine, no: cominciò a giocare a scacchi relativamente tardi ed i suoi progressi furono lenti, ma sicuri fino a diventare uno dei più forti giocatori di scacchi di tutti i tempi. Egli, all’epoca di questa partita, non aveva ancora vent’anni, ma già aveva sviluppato la sua concezione “totale” degli scacchi: profonda strategia, i cui risultati si raccoglievano grazie ad una brillante tattica; brillante tattica, che permetteva di ottenere vantaggi strategici decisivi.

  1.  e2-e4, e7-e5;
  2. Cg1-f3, Cb8-c6;
  3. Af1-b5, …;

La partita “Spagnola”! Una delle più giocate nell’intera storia degli scacchi e così chiamata perché a studiarla per primo fu un prelato spagnolo del XVI secolo, Ruy Lopez (l’apertura viene infatti chiamata anche “Ruy Lopez”). Lo scopo di questa mossa può essere visto in due modi:

  1. uno, banale e molto antico, in base al quale il Bianco, attaccando il difensore del Pe5 minaccia di catturare detto Pedone dopo 4. Axc6, dxc6; 5. Cxe5; una cattura, che non porta alcun vantaggio perché il Nero è in grado di recuperare immediatamente il materiale con 5. …, Dd4, attaccando simultaneamente Pe4 e Ce5 e facendo perdere alcuni tempi al Bianco, oltre ad ottenere un buon vantaggio di spazio e di sviluppo.
  2. Un altro, molto più serio e moderno, in base al quale il Bianco mette sotto pressione il centro del Nero e, in particolare, il punto e5.

L’obiettivo della pressione sul punto e5, che verrà incrementata dalla spinta del Pedone “d” in d4, spinta il più delle volte sostenuta da c2-c3, è quello di far risolvere il Nero a giocare, ad un certo punto, e5xd4, conseguendo un evidente vantaggio di spazio. Il Nero, dal canto suo,  cercherà di contrastare le intenzioni del Bianco, cercando di provocare la spinta d4-d5 con blocco del centro, oppure il cambio d4xe5 con liberazione del suo gioco e buone possibilità di sviluppo dei suoi pezzi. In alternativa il Nero potrà contrattaccare il Pe4 (e si hanno in tal caso, tutte le varianti della cosiddetta Spagnola “Aperta”, che origina da Cf6xe4, oppure le varianti in cui il Nero sacrifica un Pedone per ottenere un vivace gioco di pezzi; queste possibilità si hanno con il “Gambetto Marshall” e con il “Gambetto Jaenisch”. Per poter attuare agevolmente uno dei piani descritti il Nero, il più delle volte, si risolve a cacciare l’Ab5 con le spinte a7-a6 e b7-b5.

La partita Spagnola dà luogo ad un numero di varianti monumentale, il cui studio è praticamente impossibile e del tutto sterile, almeno nella prima fase dell’apprendimento. Il miglior metodo per studiare questa apertura, così come tutte le altre, è quello di analizzare le configurazioni di Pedoni, che si hanno nelle diverse varianti, deducendone gli orientamenti strategici e tattici da seguire. Questo è il metodo seguito dai Maestri Ponzetto e Rivello nella loro magnifica opera “Enciclopedia delle idee nelle aperture: la Partita Spagnola”, un libro che raccomando caldamente assieme agli altri due della serie dedicati all’Est Indiana ed alla Partita Benoni (mi auguro che possano seguire altri volumi dedicati alle aperture di maggior rilievo: insegnano le aperture in modo perfetto e, soprattutto, divertente!). Gli Autori citati hanno classificato i tipi di centro, che possono aversi con l’apertura Spagnola nel modo seguente:

Centro di tensione

Esso origina, per esempio, dalle mosse: 1.e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. Ab5, d6; 4.d4 e porta alla seguente struttura di Pedoni:

Diagr. 787: Centro di tensione
Diagr. 787: Centro di tensione

Il Bianco, in un primo tempo, sostiene normalmente il Pd4 con la spinta c3 e con la spinta in h3 (per togliere al Nero la possibilità di operare la noiosa inchiodatura del Cf3 con Ag4) e poi può decidere di eliminare la tensione tra il Pd4 ed il Pedone e5, o con la spinta in d5 (centro del blocco), oppure con il cambio d4xe5 (centro del cambio):

Centro del blocco

Diagr. 788: Centro del blocco
Diagr. 788: Centro del blocco

Questa struttura deriva da un “Centro di tensione” in cui il Bianco abbia deciso di eliminare la tensione centrale spingendo in d5 e bloccando il centro.

Centro del cambio

Diagr. 789: Centro del cambio
Diagr. 789: Centro del cambio

Il centro del cambio, di cui al diagramma precedente, deriva anch’esso dalla decisione del Bianco di eliminare la tensione centrale, ma cambiando i Pedoni con d4xe5, anziché con la spinta in d5.

Può essere il Nero a decidere di eliminare la tensione centrale con la presa e5xd4 ed allora si possono avere due tipi di centro a seconda che il Bianco riprenda con il Pc3, oppure con il Cf3 o con altro pezzo:

Centro mobile

Diagr. 790: Centro mobile
Diagr. 790: Centro mobile

Il “centro mobile” (denominazione che richiama la mobilità dei Pedoni bianchi d4 ed e4) deriva da cambio e5xd4,  a cui il Bianco risponde con c3xd4.

Centro dinamico

Diagr. 791: Centro dinamico
Diagr. 791: Centro dinamico

Il “centro dinamico” deriva da cambio e5xd4,  a cui il Bianco risponde riprendendo con un pezzo (normalmente il Cf3).

Centro aperto

Diagr. 792: Centro aperto
Diagr. 792: Centro aperto

Il “Centro aperto” deriva dalla decisione del Nero di catturare il Pe4 con il Cf6.

Centro Marshall

Diagr. 793: Centro Marshall

Il “Centro Marshall” è un gioco di gambetto: prevede, infatti, il sacrificio di un Pedone per aprire il più possibile le linee e trarre vantaggio dall’arretratezza dello sviluppo del Bianco.

Centro Jaenisch

Diagr. 794: Centro Jaenisch
Diagr. 794: Centro Jaenisch

Come nel “Centro Marshall”, anche nel “Centro Jaenisch” il Nero sacrifica un Pedone, con la spinta f7-f5, per risolvere violentemente la questione centrale e per ottenere un vantaggio di sviluppo

Centro Fischer

Diagr. 795: Centro Fischer
Diagr. 795: Centro Fischer

Il Bianco cattura il Cc6 con l’Ab5 per rovinare la struttura dei Pedoni neri; in compenso deve cedere la coppia degli Alfieri. Questo tipo di impostazione era molto comune ai primi anni del Novecento, ma poi cadde in disuso fino a quando il grande Fischer riportò in auge la variante alle Olimpiadi scacchistiche dell’Avana del 1966. Di qui il nome.

Centro Bird

Diagr. 796: Centro Bird; il Nero Ha giocato Cc6-d4 ed il Bianco ha risposto con Cf3xd4
Diagr. 796: Centro Bird; il Nero Ha giocato Cc6-d4 ed il Bianco ha risposto con Cf3xd4

Il Nero vuole anticipare l’eventuale formazione del “Centro Fischer”, sottraendo il Cavallo c6 alla cattura portandolo in d4, dove verrà cambiato, ma dal collega in f3.

 

Nella partita, che abbiamo iniziato ad esaminare, il Bianco ha scelto il centro Fischer (come ho detto, era molto in voga agli inizi del Novecento); infatti dopo:

  1. …, a7-a6;

si è avuto:

  1. Ab5xc6, d7xc6;

e siamo arrivati – per quanto riguarda la struttura di Pedoni – alla posizione del diagramma 784. Il Bianco decise per una rapida semplificazione del gioco con:

  1. d2-d4, e5xd4;
  2. Dd1xd4, Dd8xd4;
  3. Cf3xd4, …;
Diagr. 797: posizione dopo 7. Cxd4
Diagr. 797: posizione dopo 7. Cxd4

Eliminiamo ora tutti i pezzi dalla scacchiera (a parte i Re) per osservare più agevolmente la struttura pedonale (come nel diagramma 784, dal quale sono spariti i Pd2 ed e5):

Diagr. 798: la struttura dei Pedoni nella “Variante del Cambio” – centro Fischer
Diagr. 798: la struttura dei Pedoni nella “Variante del Cambio” – centro Fischer

Le caratteristiche della struttura pedonale in esame sono le seguenti:

  1. sull’ala di Donna il Nero ha una maggioranza compromessa di Pedoni;
  2. sull’ala di Re il Bianco ha una maggioranza di sana di Pedoni.

Per maggioranza sana di Pedoni si intende la preponderanza numerica di Pedoni in una certa zona della scacchiera tale da permettere, a gioco corretto, la creazione di un Pedone libero.

Per maggioranza compromessa di Pedoni si intende la preponderanza numerica di Pedoni in una certa zona della scacchiera strutturati in modo da non permettere, a gioco corretto, la creazione di un Pedone libero.

Tale è la maggioranza del Nero nella situazione vista: la presenza di un Pedone doppiato non consente di creare un Pedone libero.

Con molti pezzi ancora in gioco la cosa avrebbe un’importanza molto relativa, ma la forza di una maggioranza sana di Pedoni diventa a mano a mano più evidente con il cambio dei pezzi: un finale di soli Pedoni del genere esaminato sarebbe vinto dal Bianco. Immaginate che nella partita, che stiamo esaminando, tutti i pezzi vengano cambiati e che, una volta spinti i Pedoni e portati al centro i Re (in finale i Re debbono essere portati sollecitamente al centro) si abbia la seguente posizione:

Diagr. 799: un ipotetico finale di Pedoni derivante dal centro Fischer
Diagr. 799: un ipotetico finale di Pedoni derivante dal centro Fischer

Qui il Bianco potrebbe giocare: 1.gxh5, gxh5; 2.f5+, Re7 e ne verrebbe fuori la seguente posizione:

Diagr. 800: ipotesi di sviluppo del finale, di cui al diagramma 788
Diagr. 800: ipotesi di sviluppo del finale, di cui al diagramma 788

Ora il Bianco potrebbe agevolmente catturare il Pedone “h”, passando in vantaggio materiale e portando a promozione il Ph3, mentre il Re Nero rimarrebbe vincolato al contenimento della maggioranza dei Pedoni “e” ed “f” del Bianco contro il Pedone “f” del Nero. La vittoria sarebbe questione di pochissime mosse (a gioco corretto, ovviamente). Osservate ancora il diagramma 789 e immaginate che la mossa sia al Nero: egli non potrebbe in alcun modo crearsi un Pedone libero sull’ala di Donna, per cui i suoi Pedoni doppi sulla colonna “c” valgono sì e no per uno!

E’ dimostrato che a gioco corretto un finale di soli Pedoni nelle condizioni viste è vinto per la parte che dispone di una maggioranza “sana”.

In questo senso si può comprendere perché il Bianco abbia effettuato il cambio delle Donne fin dall’apertura. Ma attenzione: gli altri pezzi ad eccezione di un Alfiere Bianco e di un Cavallo Nero ci sono tutti! In più il Nero dispone di un’arma non indifferente in una posizione aperta quale è quella raggiunta in partita: la coppia degli Alfieri. Vediamo gli sviluppi successivi:

  1. …, c6-c5!

I Maestri Ponzetto e Rivello (opera citata, pag. 208) a proposito di questa spinta dicono: “è chiaro che il principale obiettivo di controgioco del Nero consiste in una celere mobilitazione della sua maggioranza di Pedoni ad ovest (l’ala di Donna è detta “ovest”, mentre l’ala di Re è chiamata “est”; N.D.A.), che peraltro risulta frequentemente agevolata dalla presenza del Cavallo Bianco in d4 immediatamente attaccabile con la spinta …c5 (è il caso della nostra partita; N.D.A.). L’avanzata dei Pedoni neri non è solo finalizzata al tentativo di liberarsi dell’impedonatura allo scopo di ristabilire una struttura di Pedoni sana sull’ala di Donna (il Pedone “c” spinto in profondità entrerà in contatto con i Pedoni bianchi e, con il cambio conseguente, sparirà il Pedone doppiato; N.D.A.), ma persegue spesso obiettivi più generici, come quello di scompaginare la struttura di Pedoni dell’avversario e/o di creare delle debolezze e di penetrare con i pezzi nel territorio nemico”. Tenete presenti queste parole poiché esse descrivono proprio quello che avverrà nella nostra partita!

  1. Cd4-e2, Ac8-d7;
  2. b2-b3, c5-c4!;
Diagr. 801: posizione dopo 9. …, c4!
Diagr. 801: posizione dopo 9. …, c4!

La variante 9.b3 – proposta nientemeno che dal grande Lasker – è scomparsa dalla circolazione dopo questa partita. L’idea di sviluppare l’Ac1 sulla grande diagonale è buona, ma non in questo momento proprio in considerazione della possibilità del Nero di effettuare immediatamente la spinta in c4, con la quale il Nero si libera immediatamente dell’impedonatura; infatti, sia che il Bianco prenda, come in partita, sia che il Bianco giochi un’altra mossa, il Nero (nel secondo caso seguirebbe ovviamente c4xb3) otterrebbe una sana maggioranza di Pedoni, la coppia degli Alfieri ed un buon vantaggio di sviluppo.

10. b3xc4, Ad7-a4!;

Diagr. 802: posizione dopo 10. …, Aa4!
Diagr. 802: posizione dopo 10. …, Aa4!

Si noti che questa mossa non è stata fatta al brutale scopo di riguadagnare il Pedone sacrificato, ma per scoordinare completamente l’ala di Donna del Bianco e per portare un attacco di pezzi contro il Re avversario. Inoltre Alekhine è stato qui un fine psicologo. Ha intuito che il suo avversario aveva scelto una variante piuttosto scialba per arrivare al più presto ad un finale favorevole (nel senso sopra spiegato) ed ha compreso anche che Verlinskj aveva equivocato sulla natura della posizione, credendo di essere già entrato nella fase finale. Il finale di partita si ha quando lo scopo dei due avversari è portare a promozione un Pedone, non essendovi altri modi per superare il proprio contendente ed essendo del tutto anomale le possibili varianti che prevedano lo scacco matto; non si è certo in finale quando è possibile attaccare uno dei due Re. Nella posizione raggiunta vi sono forti possibilità di attaccare il Re Bianco, che avrebbe dovuto essere portato al più presto al sicuro: ma il Bianco, credendo di essere già nell’ultima fase della partita, si preoccupa di conservare il Pedone in più (che è anche doppiato, che lega i pezzi a sua difesa e che limita lo sviluppo degli stessi!) e, fedele al principio per il quale il Re – in finale – deve essere portato al centro mantiene saldamente il Re in e1. Alekhine punirà in modo esemplare la mancata comprensione della posizione da parte del suo avversario.

 

11. c2-c3, 0-0-0;

Diagr. 803: il Nero minaccia già matto!
Diagr. 803: il Nero minaccia già matto!

Il Bianco si è premurato di salvare l’inutile Pedone c2 ed il Nero minaccia già matto con Td1! Ora il Bianco avrebbe dovuto arroccare di corsa: il Nero avrebbe mantenuto un certo vantaggio posizionale, ma nulla più; mantenere il Re al centro è un vero suicidio!

12. Cb1-d2, Aa4-c2;

Si badi che il Nero non ha fatto questa mossa per recuperare il Pedone. Questa mossa ha lo scopo di controllare la casa d3, dove verrà portata una Torre. Il Bianco difende il Pe4, ma in tal modo apre una tremenda diagonale all’azione dell’Af8.

13. f2-f3, Af8-c5!;

Diagr. 804: posizione dopo 13. …, Ac5!
Diagr. 804: posizione dopo 13. …, Ac5!

Il Bianco è già imbarazzato nello sviluppare i suoi pezzi. Lo scopo della sua prossima mossa è quella di portare l’Ac1 in a3. Il Nero continua a mettere in gioco i propri pezzi in modo efficace e coordinato.

14. a2-a4, Cg8-f6;

15. Ac1-a3, Ac5-e3;

Diagr. 805: posizione dopo 15. …, Ae3
Diagr. 805: posizione dopo 15. …, Ae3

Ora il Cd2 non sa dove andare, se non in f1; in questo modo, però, il Re Bianco si trova chiuso dai propri pezzi, che non stanno svolgendo alcuna funzione, se non quella di intralciarsi a vicenda. Il Nero mantiene l’Alfiere sulla formidabile diagonale g1-a7, che il Bianco deve in qualche modo chiudere.

16. Cd2-f1, Ae3-a7;

17. a4-a5, …;

Il Nero minacciava di catturare il Pa4: la caduta di questo Pedone non avrebbe comportato il semplice recupero del Pedone sacrificato, ma la creazione di un Pedone Nero libero di avanzare. Il Bianco non può permettere ciò; equivarrebbe ad abbandonare. Solo dopo aver fatto fronte a questa minaccia, il Bianco potrà tentare di chiudere la diagonale a7-g1 con la spinta in c5.

17. …, Td8-d3;

18. c4-c5, Th8-d8;

Diagr. 806: posizione dopo 18. …, Thd8
Diagr. 806: posizione dopo 18. …, Thd8

Il vantaggio di sviluppo del Nero è sconvolgente:

  1. ha conquistato in via quasi definitiva la colonna “d” per le sue Torri;
  2. può aprire la diagonale all’Aa7 con la semplice manovra Cf6-d7;
  3. lega tutti i pezzi bianchi alla difesa delle case intorno al Re.

Ora il Bianco cerca di scappare con il Re per poi, dopo Ce3, mettere in comunicazione le Torri, ma così facendo il Re finirà sotto il fuoco dell’Aa7 ed il Cavallo in e3 risulterà fatalmente inchiodato.

19. Re1-f2, Cf6-d7;

20. Cf1-e3, Cd7xc5!!;

Diagr. 807: l’Ac2 è intangibile, pena il matto!
Diagr. 807: l’Ac2 è intangibile, pena il matto!

Il Bianco ha attaccato l’Alfiere in c2, ma l’apertura della diagonale g1-a7 gli impedisce di catturarlo a causa di:

  1. Cxc2, Cxe4++; 22. Rf1, Td1+; 23.Txd1, Txd1+; 24. Ce1, Cd2#
  2. Cxc2, Cxe4++; 22.Re1, Td1+!; 23. Txd1, Af2+; 24.Rf2, Txd1+; 25. Ce1, Txe1#.

21. Ce2-d4, Ac2-b3;

Il Nero minaccia di catturare il Pc3. Anche in questo caso non si tratta di guadagnare un Pedone, ma di sgomberare la casa d3 per l’irruzione dell’altra Torre con effetti decisivi.

22. Rf2-e2, Td3xc3;

23. Aa3-b2, Tc3xe3+!;

 

Diagr. 808: la combinazione finale
Diagr. 808: la combinazione finale

Una bella combinazione, che mette in ginocchio il Bianco. La cattura della Torre è inevitabile, ma così il Re viene riportato sulla diagonale dell’Aa7

24. Re2xe3, Cc5-e6;

25. Ta1-a3, Ce6xd4;

Diagr. 809: posizione dopo 25. …, Cxd4
Diagr. 809: posizione dopo 25. …, Cxd4

26. Re3-f4, Aa7-c5;

Il Nero ora ha anche un pesante vantaggio materiale (non fatevi incantare dalla potenza della Torre: due pezzi minori valgono ben di più, almeno nella maggior parte dei casi), per cui avrebbe potuto abbandonare senza rimpianti. La prossima mossa è pura disperazione, tipica di non ha più nulla da fare.

27. Th1-a1, Cd4-e2+;

28. Rf4-g4, Ab3-e6+;

Diagr. 810: posizione finale
Diagr. 810: posizione finale

Il Bianco ha tre possibilità:

  1. Rh4, Ae7+; 30. Rh5, Cf4#
  2. Rg5, Ae7+; 30. Rh5, Cf4#
  3. Rh5, Axa3; non essendoci una chiara via per forzare il matto il Nero potrebbe passare a riscuotere, rimanendo con un pezzo e Pedone in più e mantenendo il Re nemico in una rete di matto. Pertanto il Bianco:

29. Abbandona.

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