Maria, la madre di Gesù, era vergine?

Gesù_BambinoIl significato della verginità di Maria ed altre questioni

I Vangeli di Matteo e di Luca sono concordi nell’affermare che i genitori di Gesù si chiamavano rispettivamente Giuseppe e Maria. Questa concordanza non deve assolutamente stupire, né inficiare l’ipotesi per la quale i vangeli di Matteo e di Luca parlerebbero di due persone differenti: i nomi di Giuseppe, Maria e Gesù a quel tempo in Israele erano molto comuni, per cui è pur sempre possibile che nello stesso anno o in anni diversi, a Betlemme due coppie di sposi, Giuseppe e Maria, abbiano avuto un figlio maschio a cui abbiano attributo il nome Gesù.

Ciò che stupisce è come entrambi i vangeli parlino di un concepimento verginale di quella che, nei secoli successivi, sarebbe stata poi chiamata la “Madonna”:

 “Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio

che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù” [Matteo 1, 18-25].

“Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo» Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei” [Luca 1, 26-38].

 

Non c’è dubbio: entrambi i vangeli, anche volendo dare validità alla teoria secondo la quale essi parlano di due persone diverse, avvalorano l’ipotesi di un concepimento verginale.

Matteo è piuttosto sfumato nelle sue affermazioni; egli non sostiene in modo perentorio che Maria fosse vergine dopo il concepimento e, addirittura, dopo il parto[1], ma si limita a dire: “Maria … si trovò incinta per opera dello Spirito Santo” e “Giuseppe … prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù”.

Vedremo la questione dello “Spirito Santo” analizzando quanto dice a tale proposito il Vangelo di Luca; qui mi preme sottolineare come dalla lettura di Matteo si possa solo tassativamente escludere che Giuseppe sia stato il padre carnale di Gesù. Questo ha dato fiato alle trombe di alcuni commentatori, che, in polemica con il dogma cattolico della verginità di Maria, sostengono che essa abbia avuto rapporti, non con Giuseppe, ma con un altro uomo.

L’amore per la polemica non porta da nessuna parte, tanto più che il sapere con chi abbia avuto rapporti sessuali Maria è solo un dettaglio, una curiosità persino morbosa.

E’ importante notare come, nelle attuali traduzioni nelle varie lingue volgari, il vangelo di Matteo parli esplicitamente di verginità solo nella citazione del profeta Isaia. Le attuali edizioni dei vangeli sono il risultato di traduzioni dal greco antico: nei testi greci la parola usata nella citazione di Isaia è “parthenos”, che effettivamente significa vergine in senso fisico. Però la citata profezia di Isaia, nell’originale ebraico, usa il termine “almah”, che significa solo ragazza, giovane donna; in ebraico la vergine in senso fisico viene indicata con un altro termine: “bethulah”. Si deduce che la traduzione dall’ebraico al greco del testo di Matteo non venne fatta in modo del tutto corretto: siamo in presenza di un semplice errore di traduzione, che, però, ha alimentato un equivoco durato millenni!

 

Il Vangelo di Luca, con la sua perentorietà, pone problemi maggiori di interpretazione.

Gesù, come abbiamo visto nella genealogie evangeliche, era un discendente diretto del Re Davide e, pertanto, legittimo pretendente al trono di Israele. Il matrimonio dei suoi genitori – chiunque essi fossero e qualunque fosse il loro nome – era da considerarsi un’unione dinastica. Questo tipo particolare di matrimonio era regolato da norme particolareggiate e minuziose, che qui riassumo per sommi capi:

  1. In una prima fase gli sposi si scambiavano davanti al sacerdote la promessa di unirsi in matrimonio (“ … sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe …”).
  2. La promessa, di cui ho detto, veniva fatta solitamente nel mese di settembre.
  3. Poiché l’erede al trono di Davide doveva nascere – per tradizione – a settembre, il mese corretto per avere rapporti sessuali era dicembre, per cui gli sposi dovevano aspettare circa tre mesi prima di “consumare” (anche per il proseguimento del matrimonio erano previsti per gli sposi regali lunghi periodi di astinenza sessuale).
  4. Il matrimonio, a questo punto, non era ancora legalizzato. Poteva esserlo solo se la donna era rimasta incinta; in caso contrario non se ne faceva nulla e la sposa non fertile veniva “licenziata” (“ Giuseppe … decise di licenziarla in segreto”)[2].

 

Il vangelo di Luca (ed anche quello di Matteo) dice chiaramente che la Madonna rimase incinta prima del tempo, evidentemente nel periodo in cui avrebbe dovuto astenersi dai rapporti sessuali, ma che – vista la situazione – il suo matrimonio venne ugualmente legalizzato grazie ad un intervento superiore.

I vangeli, come sopra detto, escludono qualsiasi coinvolgimento attivo da parte di Giuseppe nella paternità di Gesù e parlano di un intervento dello Spirito Santo annunciato dall’angelo Gabriele (ma non era un arcangelo? Tra l’altro, Matteo fa intervenire l’angelo solo in un secondo tempo per perorare la causa di Maria presso lo sposo stupito dalla piega che avevano preso le cose).

Qui le domande si fanno tumultuose: se Giuseppe non aveva violato le promesse matrimoniali, come aveva fatto Maria a rimanere incinta? Chi era il misterioso messaggero? Un messaggero celeste, un sacerdote, una figura inventata solo per stornare i sospetti in merito alla correttezza del comportamento di Maria? Perché il vangelo di Luca dice chiaramente che Maria non era ancora incinta, al momento della strana visita (“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio”)? In una situazione a dir poco imbarazzante, che significato si deve dare al saluto rivolto a Maria come “piena di grazia”? Quale significato dare al presunto intervento dello “Spirito Santo”?

Le ultime due sono le uniche domande ad avere un senso, mentre le altre si prestano a varie interpretazioni, alcune curiose, altre inutili, altre ancora piuttosto volgari. Per completezza, voglio riferire a grandi linee la teoria di Rosati (si veda del citato autore, “La Storia non raccontata di Gesù, pagg. 234.-238):

 

“I sacerdoti dell’alta gerarchia ecclesiastica usavano come titoli gerarchici i nomi degli arcangeli. In questo modo denotavano il loro grado e la loro autorità … Tra il clero di allora c’era un angelo Gabriele ed un arcangelo Michele. Michele era il sommo sacerdote … e Gabriele il suo subordinato. Il sacerdote che prendeva il nome di Gabriele veniva chiamato anche «l’angelo del Signore», in quanto ambasciatore e messaggero dell’arcangelo Michele (il sommo sacerdote) … Prima della nascita di Gesù, l’arcangelo Michele era Zaccaria, la cui moglie, Elisabetta, era cugina di Maria. L’angelo Gabriele, l’angelo del Signore era invece Simeone l’esseno. E fu proprio Simeone … come ambasciatore dell’arcangelo Michele … a dare il suo consenso a Maria …”.

 

Consenso a cosa? Secondo il Rosati nel periodo in cui Maria avrebbe dovuto astenersi dall’avere incontri sessuali secondo la legge dinastica, si concesse a Giuda il Galileo, rimanendone incinta. La grave situazione fu risolta solo quando “l’angelo del Signore, l’ambasciatore del sommo sacerdote” non legalizzò il matrimonio. Ma, con chi?

La teoria di Rosati è molto ben costruita ed esposta e, sicuramente, in essa ci può essere del vero, ma, ad essere franco, non mi soddisfa pienamente perché non risponde agli ultimi due interrogativi, quelli che ho dichiarato essere gli unici ad avere un senso. Tra l’altro le ipotesi di Giancarlo Rosati hanno un difetto: fanno sembrare l’intervento dello “Spirito Santo” una favoletta inventata per circuire una giovane ragazza e convincerla ad avere rapporti con qualcuno (forse lo stesso “angelo Gabriele!). Critica, approfondimento ed analisi vanno benissimo, ma non si debbono lasciare dei vuoti che aprono le porte a conclusioni nauseanti. Ed invece l’intervento dello “Spirito Santo” e l’appellativo “piena di grazia” destinato a Maria sono di importanza cruciale; si tratta di affermazioni cosmiche, che meritano di essere approfondita. Per farlo avrò bisogno, però, dell’aiuto di don Juan.

 

Cominciamo dalla questione del saluto rivolto a Maria dal misterioso visitatore: “Ave, piena di grazia”.

Il pieno di grazia è un essere umano, che è riuscito a sviluppare un’energia ed una consapevolezza tali da essere legato strettamente all’Infinito (la fonte di ogni energia, che potrebbe corrispondere al concetto di Dio Padre), con la volontà di questo (non dimentichiamo che nella filosofia sciamanica l’energia è dotata di intelligenza e volontà proprie), volontà che potrebbe corrispondere al concetto di Dio Figlio e che viene chiamata dagli Sciamani “Intento”. Comprendere i “comandi” dell’Intento, dirigere le proprie azioni per assecondare la Volontà suprema, sfruttarne la potenza a favore degli altri esseri  è possibile, secondo l’espressione degli Sciamani, rivitalizzando “l’anello di collegamento con l’Intento”, collegamento che corrisponde a quello che i Cristiani chiamano “Spirito Santo”!

Una delle fasi più sublimi del processo di iniziazione è quella che gli Sciamani chiamano il “quarto nocciolo astratto”; è la discesa dello Spirito, che comporta un enorme ampliamento delle facoltà percettive dell’individuo, il momento in cui l’anello di collegamento con lo stesso Spirito manifesta tutta la sua potenza e permette di “vedere”.

E cosa vede l’apprendista spirituale? Castaneda lo dice nel suo libro “Il Potere del Silenzio”:

“Mentre fissavo quel panorama meraviglioso, da tutto quello che si trovava laggiù cominciarono a radiare filamenti di luce. Dapprima fu come un’esplosione di un numero infinito di brevi fibre, poi queste fibre divennero lunghi fili sottilissimi di luminosità, radunati insieme in raggi di luce vibrante che raggiungevano l’infinito” [Castaneda, Il Potere del Silenzio, pag.117].

Castaneda ha visto l’essenza delle cose (don Juan gli confermò che quanto aveva visto altro non erano che le emanazioni dell’Aquila, la fonte di ogni energia e consapevolezza), ha visto i raggi di energia che compongono le cose materiali. Qualcosa del genere capitò anche agli Apostoli riuniti nel Cenacolo dopo la passione, morte e risurrezione di Gesù. Con loro, tra l’altro, c’era anche Maria: “E come si fu al giorno della Pentecoste, eran tutti insieme nel medesimo luogo; e, di subito, si udì dal cielo un tuono, come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa, dov’essi si trovavano. E apparvero, distinte l’una dall’altre, delle lingue che parean di fuoco, e se ne posò una su ciascuno di loro; e tutti furon ripieni di Spirito Santo, e cominciarono a parlare in varie lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” [Atti 2, 1-4].

Le lingue di fuoco, di cui parlano gli Atti degli Apostoli significano semplicemente che gli Apostoli videro le emanazioni dell’Aquila.

Il contatto con lo Spirito produce uno stato di consapevolezza molto elevato e non c’è da stupirsi se gli Apostoli si ritrovarono a parlare altre lingue, a profetare, a guarire. Infatti, il tocco dello Spirito produce un forte spostamento del punto d’unione, che permette alle persone di accedere a fonti insospettabili di conoscenza!

Lo disse anche Gesù:

“Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” [Giovanni 16, 13-15].

Per chi crede che il Cristo sia la seconda persona della Santissima Trinità, queste parole hanno un particolare significato: lo Spirito Santo (l’anello di collegamento dello Spirito degli iniziati) vi farà conoscere la Volontà (Intento) dell’Aquila e, quindi, tutta la Verità.

Il conseguimento di risultati tanto elevati, che gli Sciamani chiamano con efficace espressione la “ripulitura” dell’anello di collegamento con lo Spirito, è possibile solo a chi si sottopone ad una disciplina rigorosissima e mantiene una condotta impeccabile (nel senso sopra visto) per poter sostenere un importante e decisivo spostamento del punto d’unione.

Chi nelle condizioni descritte è “pieno di grazia” perché può accedere alle verità ultime e a tutta la conoscenza.

Maria era piena di grazia e pertanto conosceva l’Intento, la Volontà divina, una volontà che aveva stabilito essere giunto il tempo in cui un’altissima entità avrebbe dovuto incarnarsi nel corpo di Gesù. Maria aderì, comprendendolo, all’Intento, la cui volontà gli veniva ribadita dall’angelo Gabriele.

Il misterioso messaggero – chiunque si celi dietro ad esso – confermò a Maria ciò che lei, essendo piena di grazia ed in grado di conoscere la volontà dell’Intento (questo il significato delle parole “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”),  aveva compreso benissimo. Così, per aderire alla divina volontà, “conobbe” subito, prima del tempo stabilito dalle rigide norme che regolavano i rapporti dei regali genitori, quello che fu il padre carnale di Gesù (non importa chi esso sia veramente stato), rimanendo incinta come ogni altra donna del passato, del presente e del futuro.

La verginità di Maria è una verginità spirituale, un’impeccabilità assoluta, tanto da farne una “piena di grazia”, non una verginità fisica, che, tra l’altro, nulla aggiunge alla validità del messaggio cristiano, né alla profondità delle verità contenute nei vangeli.

Ho sempre trovato strana la determinazione con cui la Chiesa Cattolica ha imposto ai suoi fedeli il dogma della verginità fisica di Maria! Quasi che la mancanza illibatezza possa inficiare la grandezza spirituale della persona, le sue possibilità di percezione, la sua capacità di comprendere l’Intento!

La posizione della Chiesa Cattolica ha dato spazio ad inutili discussioni, è costata divisioni e discordie tra gli stessi cristiani.

Tra l’altro, i primi cristiani non si sono mai posti un problema del genere. Essi si riferivano alla madre di Gesù, non con il nome di Maria, ma con l’appellativo di “Vergine Sofia”. Nel mio libro “1787 – don Juan: pensieri di un ragioniere” ho parlato di questa questione e, dopo aver notato come anche Dante nel canto XXXIII del Paradiso non chiami mai Maria per nome, ho scritto: “Che significa, allora, che Dante non chiama per nome Maria? Che quello non fosse il suo nome? Nessuno può sapere con esattezza come si chiamasse la madre terrena di Gesù: i Vangeli sinottici (Matteo e Luca in particolare) le hanno dato il nome di Maria, mentre l’autore del Vangelo di Giovanni non la chiama mai in questo modo, ma solo la “Madre di Gesù”. Nella descrizione della Passione, per esempio, troviamo detto che stavano presso la Croce ‘sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa, e Maria di Màgdala’. È ben strano che due sorelle si chiamino allo stesso modo, ma tralasciamo questo particolare: mi preme sottolineare come gli antichi cristiani non chiamassero affatto la madre di Gesù con il suo presunto nome profano, Maria, ma si riferissero a Lei come alla “Vergine Sofia”, espressione con la quale indicavano il corpo astrale purificato, l’aura, l’uovo luminoso impregnato da una enorme energia e fortificato da una vita assolutamente irreprensibile, tanto da consentire lo spostamento del punto di unione in una posizione in cui si percepiscono al massimo grado le Verità spirituali. Di qui viene il titolo di “Vergine” dato alla madre terrena di Gesù e di qui viene l’equivoco di considerare il termine “vergine” solo in senso fisico! Quella della verginità di Maria è una questione che ha tormentato l’umanità per secoli: da una parte vi è stato il tentativo di avvalorare l’assurda ipotesi della verginità fisica di Maria, dall’altra il tentativo, abbastanza patetico, di cercare di minare il cristianesimo alle sue fondamenta, speculando proprio sull’assurdità di quell’idea. Quanta energia sciupata solo a causa di un equivoco! Maria ha concepito e partorito come tutte le donne passate, presenti e future; si trattava, però, di un’entità molto elevata, con una Consapevolezza ed una energia eccezionali tanto da permetterle di percepire tutta l’essenza dell’esistente: per questo motivo le è stato dato l’appellativo di “Vergine”, Vergine Sofia appunto, per indicare il grado di iniziazione da Lei raggiunto” [1787: don Juan – Pensieri di un ragioniere, pag. 110-111].

Abbiamo stabilito che Maria concepì normalmente, che il vero “miracolo” fu la completa comprensione della volontà dell’Intento e che il suo eroismo fu la pronta e completa adesione a quella.

Rimangono ancora in sospeso un paio di questioni.

La prima riguarda l’ipotesi per la quale il vangelo di Matteo e quello di Luca si riferiscano a due persone diverse. Se questa teoria venisse accettata sorgerebbe un legittimo dubbio: per entrambe le “Marie” il concepimento è stato contrassegnato da avvenimenti e presenze inusuali? Possibilissimo: in quell’ipotesi, sia il Gesù di Matteo, che il Gesù di Luca sarebbero stati entrambi discendenti di Davide ed entrambe le coppie di genitori potrebbero essere state coinvolte negli eccezionali avvenimenti, che hanno accompagnato il concepimento di Gesù, narrati da Matteo e da Luca.

La seconda è molto più semplice: chi era il padre carnale di Gesù? Domanda semplice, ma risposta praticamente impossibile, per cui accennerò a questo problema solo di sfuggita.

I vangeli – lo abbiamo abbondantemente visto – escludono la paternità di Giuseppe, per cui il quesito rimane aperto. Nonostante gli studi, le supposizioni, le ipotesi tutto quanto è stato detto in proposito può essere, tanto vero, quanto falso. Si tratta di una questione assolutamente secondaria, che nulla dà e nulla toglie al credo cristiano, tanto più che la figura del “padre” di Gesù non è comparsa negli scritti ecclesiastici per più di quattrocento anni: solo nel V° secolo qualcuno ha pensato bene di porsi l’inutile domanda e, da allora, sono fioriti i racconti, dai più fantasiosi ai più attendibili.

Secondo alcuni Gesù fu il frutto di una relazione illecita e fu adottato da uno zio rabbino, che lo iniziò ai misteri della Cabbalah; secondo altri, la madre era sposata ad un rabbino, ma si concesse ad un soldato romano, rimanendone incinta del futuro Maestro; secondo altri ancora, Gesù fu figlio di Giuda di Gamala, discendente di Davide, capo di una fazione di rivoltosi contro Roma, padre di numerosa prole. Il Rosati, che accoglie con convinzione questa tesi, scrive:

“Quando Gesù nasce, Giuda di Gamala è l’eroe del momento. Israele punta gli occhi sul capo davidico e in lui ripone le sue speranze di libertà. I figli di Giuda vengono allenati alla guerra, ma un re davidico deve avere anche delle conoscenze esoteriche profonde e Giuda non dimentica di iniziare i propri figli ai grandi Misteri. Il primogenito era l’erede davidico legittimo, ma se gli fosse capitato qualcosa, sarebbe stato immediatamente sostituito con il secondogenito che doveva avere quindi la stessa preparazione. Prima di morire in battaglia[3] Giuda il Galileo inizia ai misteri egizi i figli maggiori, quindi sia Gesù che il fratello Giacomo. Il padre di Gesù dunque non è un artigiano, ma un sapiente, un iniziato. Iniziato in aramaico si dice Hereshin, ma il termine significa anche falegname o artigiano e i traduttori, nella loro limitata conoscenza della lingua, diedero al termine il secondo significato”. [Rosati, La storia non raccontata di Gesù, pag. 230-231].

 

Chiesa cattolica, vers. 499].

La versione riportata, che è fondata su documenti credibili, mi piace, ma non potrei giurare sulla sua veridicità. In essa mi convince particolarmente la questione del “falegname”, che, come visto, in aramaico è detto “hereshin”, parola che significa anche “iniziato”. L’equivoco probabilmente nacque in quanto in ebraico ed aramaico non si scrivono le vocali, per cui parole molto simili e con le stesse consonanti risultano scritte allo stesso modo! Un altro errore di traduzione e la cristianità per duemila anni ha creduto all’umile figura del falegname di Nazareth e ci ha costruito intorno belle favole, racconti edificanti, ma del tutto inattendibili.

La tesi di Rosati è molto affascinante ed ha anche il merito di spiegare quelli che altrimenti nei Vangeli apparirebbero fatti senza significato, accadimenti incongruenti, inutili inserimenti. In ogni caso, una cosa è certa: nessuno sa, né potrà mai sapere con certezza, chi fu veramente il padre di Gesù.

[1] Come, invece, fa – molto singolarmente e sorprendentemente – la Chiesa cattolica: “L’approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria anche nel parto del Figlio di Dio fatto uomo. Infatti la nascita di Cristo «non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l’ha consacrata» [catechismo della

[2] E’ curioso come fino ad una cinquantina di anni fa in certi parti d’Italia si celebrasse il matrimonio tra contadini solo quando la promessa sposa aspettava un bambino poiché questa era l’unica garanzia della sua fecondità e della possibilità che i discendenti continuassero a lavorare la terra dei padri!

[3] Giuda di Gamala morì nella rivolta del 6 d.C.

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