MOZART: L’ANGELO ED IL DEMONE – 1

 

W.A. Mozart (1756 - 1791)
W.A. Mozart (1756 – 1791)

“Di pochi altri artisti la grandezza incontestabile riposa su ragioni altrettanto segrete. A quasi duecento anni dalla morte, ancora si disputa sul significato da attribuire a quel prezioso lascito di valori spirituali , che noi designamo col nome di Mozart”.

Così scrisse Massimo Mila in uno studio del 1945 poi riportato nel suo libro “Wolfgang Amadeus Mozart” pubblicato da Edizioni Studio Tesi nel 1980.

Oggi possiamo dire che il mistero sia risolto. E doveva essere risolto perché l’umanità finalmente capisse il fenomeno del genio (non solo musicale), il processo della creazione artistica, il suo collegamento con l’Energia universale e l’esistenza della stessa Energia. Nel Cosmo tutto discende da un’unica essenza e da un’unica Verità: qualunque fenomeno venga studiato, purchè lo sia in modo corretto, porta necessariamente alla stessa fonte, che gli artisti ci raccontano e rappresentano con il loro lavoro. In questo sta il segreto della vitalità e dell’attualità della loro opera nonostante l’enorme evoluzione (non necessariamente né positiva, né negativa) subita dalla stessa umanità. In effetti: perché la musica di Mozart, di Beethoven, di Bach, di Vivaldi – tanto per citare gli autori più conosciuti – è eseguita ed ascoltata anche ai giorni nostri, mentre le creazioni – anche interessanti – di musicisti coetanei degli autori citati sono cadute quasi totalmente nel dimenticatoio? Allo stesso modo potrei chiedere: perché nel XXI secolo si ascolta con piacere la declamazione della Divina Commedia? Un’opera di 700 anni fa! La risposta è semplice: le opere dei geni resistono agli insulti del tempo ed al continuo variare delle mode perché hanno qualcosa da insegnare a tutti gli uomini passati, presenti e futuri. L’opera dei geni non comunica idee: insegna la Verità, riproducendola con il colore, con il suono, con le parole, con la forma.

Mozart fu un genio assoluto: la sua smisurata opera è lì a raccontarci l’Infinito e a indicarci la strada per raggiungerlo, per divenirne consapevoli. Naturalmente non bisogna cadere nel fanatismo per il quale ogni nota scritta da Wolfgang Amadeus sia perfetta: anch’egli ha scritto musiche d’occasione, anch’ egli si è esercitato, anch’egli ha dovuto pagare il pedaggio, che ogni genio deve tributare alla sua condizione di essere materiale, ma si è trattato di incidenti di percorso, di scalini da salire per assurgere a livelli spirituali più elevati.

Ciò che tanto mi piace in Mozart – e, come abbiamo già visto in un altro articolo, in Beethoven – è la sensazione che la sua musica racconti come abbia fatto ad elevarsi tanto in alto, la sensazione che quella strada possa essere percorsa da ogni essere umano, sol che lo voglia, la sensazione che ci dica: io sono come voi, ma guardate dove sono riuscito a salire, considerate l’Ignoto, che sono riuscito a contemplare e guardate come ho fatto; potete farlo anche voi! Non scriverete musica come la mia, anzi, forse di tecnica musicale nulla capirete, ma attraverso la mia musica vi si svelerà l’Infinito e ne prenderete coscienza e non ne potrete più fare a meno: la vostra vita cambierà per sempre.

Di Mozart l’umanità ha corso il rischio di dimenticarsi a causa dei troppi critici, che non ne avevano colto la vera grandezza, e dei troppi insegnanti ed esteti musicali, che avevano ridotto Mozart a bandiera dell’ancien régime, ad un convenzionale artista del Settecento. Per deviare questa tendenza ci è voluto un grande falso storico: solo in questo modo è stato possibile fare conoscere all’umanità la grande opera di Mozart e, attraverso di essa, la possibilità di percepire realtà diverse da quella consueta.

Quale è stato questo grande falso storico? Nel 1984 è uscito un film – Amadeus – che ha vinto molti premi Oscar e che è stato una delle pellicole più viste in quel periodo. Ricordo l’interesse da essa suscitato anche in persone che, normalmente, non ascoltavano musica classica, o che la ignoravano del tutto. Un fenomeno molto strano, considerando che nel film non c’è quasi nulla di vero e che anche i fatti, che sono narrati nel film e che sono realmente accaduti, sono stati mescolati a bugie, falsità e distorsioni fino a presentare al pubblico la figura di un povero uomo, bizzarro, ubriacone, persino un po’ stupido, a cui si concedevano tante stranezze solo in nome del suo genio. Un genio riconosciuto come tale da quello che il film presenta come il suo principale avversario nella Vienna musicale di fine Settecento, Antonio Salieri; colui che, dando credito ad una diceria dell’epoca, avrebbe lentamente avvelenato Mozart fino a determinarne la prematura scomparsa. Un assassinio in piena regola, che poi avrebbe tormentato il suo efferrato autore fino alla fine dei suoi giorni (Salieri morì nel 1825). Che questa storia sia vera, o meno, nessuno è in grado di stabilire. Certo appare molto strano che il celebrato Compositore di Corte, colui che godeva dei favori dell’imperatore d’Austria e di tutto il suo entourage, colui le cui opere incontravano un incondizionato favore del pubblico fosse invidioso del genio di Mozart, che invece tanto favore non incontrava! Passi per un po’ di rabbia per il minore talento a lui concesso rispetto al rivale salisburghese, ma di qui ad uccidere ce ne passa! In ogni caso non si potrà mai conoscere la vera natura dei rapporti tra i due e la vera storia del presunto assassinio, così come non è assolutamente possibile ricostruire le vere cause della precoce morte di Mozart.

Il film citato non si è limitato a presentare come tesi base un fatto, sulla cui autenticità si nutrono forti dubbi, ma ha spacciato per vere altre situazioni palesemente false.

Il rapporto tra Mozart e suo padre, per esempio: l’ombra incombente del genitore despota defunto, che risorge dalla tomba per accusare il figlio, non si capisce bene di quali malefatte, sarebbe rappresentata dalla figura della statua del Commendatore, che si presenta al banchetto finale di Don Giovanni per dannarlo! Ma che sciocchezza! Anzitutto la composizione del Don Giovanni cominciò quando il padre di Mozart, Leopold, era ancora vivo (anche se ne aveva per poco), ma poi i rapporti tra Leopold e Wolfgang sono stati normalissimi rapporti tra padre e figlio per quei tempi. Forse Leopold non aveva capito l’enormità del genio del suo ragazzo, forse tentò di sfruttare per il suo tornaconto le qualità del bimbo prodigio: qualcosa del genere avrebbe poi fatto il padre di Beethoven con il piccolo Ludwig, ma in questo caso il problema dello sciagurato genitore era solo quello di raccattare qualche spicciolo per ubriacarsi nelle osterie di Bonn. Leopold Mozart, al contrario, insegnò tutto al figlio, lo guidò per mezza Europa, lo presentò a destra e a manca, forse cercando di assicurargli una posizione tranquilla come maestro di cappella presso qualche corte. Non lo si può certo rimproverare per questo! Il genio di Wolfgang sarebbe rimasto inerte senza tutto il lavoro di suo padre. Le lettere, che i due si scambiavano, a parte qualche rimprovero – molto pacato – e pochissimi momenti di freddezza, o di screzio, a parte qualche alzata d’ingegno del giovanotto inesperto, sono lì a dimostrare l’esistenza di un rapporto di profondo affetto e rispetto tra i due.

Il film Amadeus presenta poi la prima rappresentazione del Don Giovanni come un fiasco solenne, che Mozart avrebbe registrato a Vienna: invece la prima fu un trionfo, ma al teatro di Praga. Vero, peraltro, che in seguito i viennesi non abbiano accolto positivamente il capolavoro di Mozart.

Anche sulle Nozze di Figaro il film spaccia per vere molte falsità.

Tanto per cominciare la convocazione di Mozart a corte – quasi un processo – per la sua intenzione di mettere in musica una commedia di Beaumarchais, che allora andava per la maggiore, ma che era stata proibita in Austria a causa della forte carica satirica nei confronti della nobiltà. La commedia era sicuramente rivoluzionaria per quei tempi, ma, fino a quando venne rappresentata, riusciva a far spanciare dalle risate proprio i nobili, che forse erano meno stupidi di quanto vogliano farci credere oggi. Ci fu, è vero, un incontro tra il librettista, Lorenzo da Ponte, e l’imperatore, il quale, dopo avere constatato l’eliminazione della satira sociale, concesse la rappresentazione dell’opera e senza nessun taglio. Che in tutta questa vicenda (raccontata simpaticamente dal Da Ponte nelle sue interessanti “Memorie”) ci sia stato spazio per gelosie, invidie e pettegolezzi da salotto è più che ovvio, inevitabile allora come oggi. Ma che Salieri abbia fatto spiare il lavoro di Mozart da una servetta – da lui stesso inviata presso la famiglia del musicista e da lui stesso pagata – è assolutamente inverosimile.

Lo stesso Salieri, poi, avrebbe commissionato a Mozart, secondo il film, la composizione del Requiem; ottenuta la partitura, l’avrebbe fatta eseguire ai funerali di Mozart da lui stesso provocati! Ma no! La commissione del Requiem arrivò a Mozart da un certo conte Franz von Walsegg, un musicista dilettante, che aveva la debolezza di commissionare a veri musicisti delle composizioni, che poi avrebbe presentato a proprio nome. Salieri avrebbe anche aiutato Mozart a scrivere il Requiem addirittura la notte prima della morte di quello. Salieri, assistendo alla prima rappresentazione del Flauto Magico, vide Mozart sentirsi male mentre dirigeva, lo raccolse, lo portò a casa, lo accudì e non appena quello si riprese insistette per aiutarlo a portare avanti il lavoro. Al mattino, esausto, Mozart morì senza avere terminato il lavoro, così mandando all’aria i piani del perfido rivale. Tutto falso: anzitutto la prima del Flauto Magico si tenne il 30 settembre 1791, mentre Mozart morì il 5 dicembre dello stesso anno, inoltre molte furono le rappresentazioni dell’ultimo capolavoro di Mozart prima della sua morte e, ad una di queste, egli accompagnò a teatro Salieri e la sua amante, raccogliendone commenti entusiastici.

Un altro falso e potrei continuare l’elenco!

Da tutto quanto ho detto si può dedurre come il film racconti una storia inventata di sana pianta, ma di grandissimo successo. Perché? Grazie alla musica di Mozart, questa vera da principio alla fine, che doveva essere fatta conoscere al grande pubblico con qualunque mezzo. E, tra un falso e l’altro, il film “Amadeus” si dimostrò adattissimo allo scopo. Che Mozart fosse un veicolo dello Spirito (secondo gli Sciamani chiamato anche l’Intento, l’Astratto) non vi è nessun dubbio, un veicolo, attraverso il quale l’umanità avrebbe potuto riscoprire l’esistenza di una realtà nemmeno sospettata. Gli Sciamani spiegano che, quando l’Intento vuole ottenere un risultato particolarmente importante crea una catena di eventi (chiamati dagli Sciamani Noccioli Astratti), che porta allo scopo, che gli attori della vicenda lo vogliano, o meno. In senso cristiano si potrebbe parlare di Divina Provvidenza. Si tratta di un concetto più difficile da esporre, che da comprendere. Chi è interessato potrà approfondirlo, leggendo l’opera di Castaneda “Il Potere del Silenzio”. Dicevo che si è creata una catena di eventi, che ha portato alla conoscenza del grande pubblico la musica di Mozart. Questo era lo scopo; non ha alcuna importanza se esso sia stato raggiunto grazie ad un falso e non grazie ad una precisa, ed anche pedante, esposizione della vita e dell’opera di Mozart. Tutta l’umanità deve essere grata a quel film ed ai suoi autori: da allora la musica di Mozart è stata ascoltata, ha provocato piacere ed elevazione in moltissime persone. Tra l’altro, tra gli autori classici, Mozart risulta essere il più richiesto ed il più venduto. Solo così il suo messaggio all’umanità può essere ascoltato dalle masse e si spera che possa esserlo sempre di più.

In cosa consiste questo messaggio? Per spiegarlo debbo analizzare, sia pure molto brevemente e per sommi capi, l’estetica mozartiana e la parabola creativa del Grande Maestro e questo sarà l’argomento dei prossimi articoli relativi a Mozart.

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