La quinta verità della consapevolezza: il punto d’unione

Il collegamento tra le emanazioni interne del bozzolo e quelle esterne allo stesso avviene in un particolare punto fortemente luminoso della nostra aura; esso si trova più o meno a livello della scapola destra di una persona ed è chiamato “punto d’unione” od anche “punto d’incontro”.

Siamo alla quinta verità della consapevolezza: “La percezione è canalizzata perché in ognuno di noi c’è un fattore chiamato «punto d’unione» che sceglie emanazioni interne ed esterne per allinearle” [Carlos Castaneda, Il Fuoco dal profondo, pag. 123]. In un’altra occasione don Juan ribadì il concetto: “La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto di intenso splendore estendono la propria luce per illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo. Poiché gli unici campi di energia percettibili sono quelli illuminati dal punto di intenso splendore, quel punto viene chiamato «il punto dove si mette insieme la percezione» o, semplicemente, «il punto di unione» [Castaneda, Il Potere del Silenzio, pag. 13].

 

Allineamento, collegamento, emanazioni esterne, interne ecc. sono espressioni che rischiano di complicare una semplicissima verità: un’entità percepisce la realtà formata dai campi energetici cosmici, con cui le onde di luce - da cui l’entità stessa è costituita - interagiscono a livello subatomico in corrispondenza del punto d’unione.

 

Il “punto d’unione” è una scoperta eccezionale degli Sciamani: con esso, infatti, si spiegano fatti e situazioni altrimenti misteriosi, inspiegabili e senza risposta, ma la scoperta più sensazionale degli Sciamani fu quella della possibilità di spostare il “punto d’unione”, modificando la realtà percepita: i campi energetici cosmici, con cui le emanazioni interne hanno un’interazione costante e continua, sono quelli che stanno alla base del mondo così come lo vediamo in stato di veglia, ma, qualora il “punto d’unione” si spostasse, sarebbe possibile “vedere” qualcosa di completamente diverso: “Il punto di unione si può spostare dalla sua posizione abituale sulla superficie del globo in un’altra, all’interno o all’esterno. Poiché la luminosità del punto di unione può far risplendere qualsiasi campo di energia con cui venga a contatto, ogni volta che si sposta in una nuova posizione illumina immediatamente nuovi campi di energia, rendendoli percettibili. Questa percezione si chiama vedere … Quando il punto di unione si sposta, rende possibile la percezione di un mondo del tutto diverso, altrettanto obiettivo e reale di quello che percepiamo di solito …” [Castaneda, Il Potere del Silenzio, pag. 13].

Ciò che noi percepiamo e “come” lo percepiamo è determinato dalla posizione del punto d’unione.

L’interazione dei campi energetici interni ed esterni può avvenire in punti differenti e, a seconda del suo diverso posizionamento, può determinare visioni della realtà anche radicalmente diverse. In questo senso, le persone potrebbero fare esperienze importanti di percezione, ma, a causa della rigidità del loro “punto d’unione” debbono accontentarsi di sperimentare solo gli effetti di piccoli, trascurabili ed inconsapevoli spostamenti del “punto d’unione”.

In merito a queste variazioni spontanee della posizione del “punto d’incontro”, farò ora alcuni esempi, che potranno sembrare banali; si tratta, però, di fenomeni che hanno scatenato spiegazioni complicatissime, mentre la verità è semplicissima: essi sono solo il risultato di spostamenti minimi del “punto d’incontro”.

 

Tanto per cominciare tutti noi pensiamo, fantastichiamo, ricordiamo, visualizziamo immagini di cose e persone che non sono presenti. Si tratta di proiezioni della nostra mente, d’accordo, ma si tratta anche di un qualcosa che stiamo “vedendo” e che, oltre a distrarci dalla vita comune, può provocarci sensazioni piacevoli, o fastidiose. E poi: da cosa è formata la nostra mente ed il suo organo fisico, cioè il cervello? Da molecole, da atomi, da campi energetici, che si stanno collegando – nel momento in cui si pensa – ad un’altra realtà, che non esiste a livello materiale, ma che c’è, posto che è capace di farci contenti, o tristi, entusiasti, o scoraggiati, fiduciosi, o preoccupati. Inoltre tutte le persone presentano una caratteristica comune: cambiano continuamente il loro umore, il loro atteggiamento nei confronti dell’esistenza, il modo di prendere la vita. Di fronte ad un qualsiasi evento si assiste alle più disparate reazioni. C’è chi sorride e passa oltre, chi si preoccupa, chi cade nella più cupa disperazione, chi si arrabbia, chi affronta la situazione, chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto e così via.

Il diverso modo di vedere il “bicchiere” dimostra che le persone hanno un personalissimo modo di percepire la vita.

Con la diversa posizione del “punto d’unione” si spiegano tutti gli stati di umore, di nevrosi, di instabilità psichica, di compromissione anche grave delle funzioni cerebrali: cosa sono gli stati psichici e psicologici alterati, se non il risultato di un modo tutto personale di vivere la realtà?

Inoltre tutte le persone si addormentano. Il sonno non è altro che un cambiamento dello stato percettivo determinato da uno spostamento del “punto d’unione” in una posizione in cui non si “vede” più la realtà materiale. Mentre ci addormentiamo e mentre ci svegliamo noi sogniamo. Le immagini del sogno sono costruzioni della nostra mente, che possiamo avvertire solo con l’interazione della nostra energia interna con particolari campi dell’energia universale, interazione che si verifica a seguito di uno spostamento non importante del “punto d’incontro”.

E’ possibile avere la febbre alta, o, in certe condizioni, provare fame e sete: sopravvengono le allucinazioni, o i miraggi. Si tratta di altre immagini, che possiamo vedere solo sintonizzandoci diversamente con l’infinito, esattamente quanto succede a coloro che hanno la sventura di drogarsi.

Gli esempi fin qui fatti dovrebbero essere sufficienti a far comprendere come tutti sperimentino inconsapevolmente, ma molto spesso, gli effetti di piccole modifiche della dislocazione del “punto d’unione”.

I fenomeni presentati a titolo di esempio, però, sono determinati, come già detto, da minimi spostamenti del “punto d’unione”: ne esistono di molto più importanti e profondi, che determinano quelle che vengono chiamate esperienze extrasensoriali, paranormali, presunti fatti miracolosi, o, all’estremo, la visione diretta dell’energia cosmica.

Per quanto riguarda i miracoli, rimando all’apposito capitolo; per quanto riguarda il paranormale, esso non esiste: vi è solo una realtà multiforme, mondi fantastici, intuizioni eccezionali, ispirazioni artistiche, energia purissima. L’ignoto, insomma. Ignoto che ci sfugge perché siamo osservatori piuttosto disattenti e ostinati. Disattenzione ed ostinazione, che ci vietano di vedere il multiforme atteggiarsi dell’esistente.

Che il creato possa presentarsi in una infinità di modi non ha nulla di strano, o di misterioso, almeno da quando la fisica quantistica ha scoperto come l’energia possa comportarsi, come onda, come particella, come campo e così via e come questo sorprendente fenomeno dipenda dalla posizione dell’osservatore, intesa come insieme di condizioni in cui avvengono gli esperimenti di laboratorio. Fritijof Capra ha scritto: “Le unità subatomiche della materia sono entità molto astratte che presentano un carattere duale. A seconda di come le osserviamo, ora esse sembrano particelle, ora onde; e questa natura duale è presente anche nella luce, che può assumere l’aspetto di onde elettromagnetiche o di particelle … L’apparente contraddizione tra la rappresentazione corpuscolare e quella ondulatoria fu risolta in un modo del tutto inaspettato che mise in discussione il fondamento stesso della concezione meccanicistica del mondo: il concetto di realtà della materia … La meccanica quantistica ha quindi demolito i concetti classici di oggetti solidi e di leggi rigorosamente deterministiche della natura. A livello subatomico, gli oggetti materiali solidi della fisica classica si dissolvono in configurazioni di onde di probabilità e queste configurazioni in definitiva non rappresentano probabilità di cose, ma piuttosto probabilità di interconnessioni … Per quanto ci addentriamo nella materia, la natura non ci rivela la presenza di nessun «mattone fondamentale» isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto. Queste relazioni includono sempre l’osservatore come elemento essenziale … le proprietà di qualsiasi oggetto atomico possono essere capite soltanto nei termini dell’interazione dell’oggetto con l’osservatore … Nella fisica atomica, non possiamo mai parlare della natura senza parlare, nello stesso tempo, di noi stessi” [Fritjof Capra, Il Tao della Fisica, pag. 80 – 82].

Un passo fondamentale e molto difficile, che conferma il paradosso di don Juan: “ … non esiste un mondo di oggetti, ma solo un universo di campi energetici che i veggenti chiamano le “emanazioni dell’Aquila” … [Castaneda, Il Fuoco dal Profondo, pag. 123], con il quale il Maestro non voleva assolutamente dire che ciò che vediamo non esiste, o che è falso, ma che la nostra realtà è solo una delle miriadi di possibilità di percepire l’Energia, che fluisce, che costituisce l’essenza delle cose e che è l’unica verità, una verità che ci viene sottratta dalla fissità sostanziale del “punto d’unione”.

A seguito di tutte le considerazioni fatte, possiamo affermare che la realtà è tale solo perché c’è qualcuno che la percepisce in quel modo[1]e ci dobbiamo chiedere perchéla posizione del nostro “punto d’incontro” è tanto stabile.

Alla soluzione di questo quesito ci applicheremo nel prossimo articolo.

 

 

 

[1] Cosa del tutto analoga disse G. Jung: “Il mondo è l’immagine che noi diamo di esso. Solo le persone infantili credono che il mondo sia quello che noi pensiamo che sia. L’immagine del mondo è una proiezione del mondo attraverso il Sé, così come quest’ultimo è un’introiezione del mondo” [Jung, Introduzione alla psicologia analitica, pag. 76]. Viene confermata anche il concetto di mondo illusorio tipico delle filosofie orientali.

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