Scacchi e fantascienza

Il viaggio sulla luna: scenografia di un film muto
Il viaggio sulla luna: scenografia di un film muto

UNA PARTITA A SCACCHI CHE VIENE DAL FUTURO

Isaac Asimov è stato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, oltre che uno scienziato. Il suo primo romanzo – scritto nel 1949 – fu “Paria dei Cieli” pubblicato in Italia da Oscar Mondadori. In esso Asimov racconta di un abitante di Chicago del XX secolo, che, colpito da radiazioni, si trova improvvisamente proiettato nel futuro, un futuro lontanissimo: circa centomila anni, o, più esattamente, nell’anno 827 dell’Era Galattica. La Terra era diventata un pianeta inospitale in quanto quasi completamente radioattivo; le sue risorse erano molto limitate, per cui poteva accogliere al massimo venti milioni di persone. Tutti gli abitanti della Terra potevano vivere al massimo fino ai sessant’anni, dopo di che venivano eliminati! La stessa sorte toccava a chi non era in grado di produrre cibo per il proprio sostentamento. L’umanità, per sfuggire alle condizioni ostili del pianeta Terra, aveva cercato rifugio, da tempo immemorabile, su altri mondi: l’insieme dei pianeti abitati – più di duecento milioni – costituiva l’Impero Galattico. I suoi abitanti – estremamente avanzati dal punto di vista scientifico e tecnologico – evitavano qualsiasi contatto con i superstiti terrestri in quanto questi venivano considerati gli straccioni dei cieli: brutti, sporchi e cattivi, che venivano cordialmente odiati dai loro discendenti galattici e che ricambiavano il sentimento in ugual misura. Facile vedere in questo una metafora dell’antisemitismo (nel 1949 si erano appena scoperti gli orrori del nazismo). Il romanzo si conclude con la sconfitta dei congiurati terrestri, che volevano conquistare e dominare la Galassia anche a costo di sterminare la maggior parte dei suoi abitanti, grazie all’intervento dell’uomo di Chicago ed ai poteri, che questi riuscì a sviluppare nella sua mente.

Schwartz – questo il nome dell’uomo del XX secolo – si ritrovò in un mondo completamente nuovo e sconosciuto, in cui si parlava una lingua assolutamente incomprensibile e che conservava, delle antiche usanze dell’umanità, solo il piacere di giocare a scacchi! Scrive Asimov (libro citato, cap. 11, pag. 124, ed Oscar Mondadori, 1988): “… A parte i nomi dei pezzi, gli scacchi non erano cambiati: erano proprio come Schwartz li ricordava e questo lo confortò … Grew (l’avversario dell’uomo venuto dal passato) parlò a Schwartz delle variazioni che il gioco aveva subito. C’erano gli scacchi a quattro mani, in cui ogni giocatore aveva una scacchiera che toccava le altre ad angolo mentre una quinta occupava lo spazio al centro ed era detta Terra di Nessuno … C’erano le varietà popolari, in cui le posizioni di partenza dei pezzi venivano decise dal lancio dei dadi (una specie di Fischer Random!!) … Ma il gioco base, originale e immutabile, era lo stesso. Il match tra Grew e Schwartz aveva già superato le cinquanta partite. Schwartz non aveva una conoscenza approfondita della strategia e della tattica degli scacchi ed all’inizio perse quasi tutte le partite; poi le cose cambiarono e le sconfitte si fecero meno frequenti (Schwartz era stato sottoposto ad un trattamento mentale, che solo ora cominciava a dare i suoi frutti). Poco a poco Grew si fece lento e cauto, prese l’abitudine di fumare la pipa fra una mossa e l’altra e finalmente dovette rassegnarsi a perdere in modo sempre più smaccato ed umiliante. Grew era il Bianco e aveva già un pedone in e4 …”. Arrivato a questo punto la mia sorpresa è stata grande: Asimov ha riportato un’intera partita! Schwartz mentre giocava interrogava il suo avversario sulle condizioni della Terra e dell’umanità senza distrarsi dal gioco, però: vinse in poche mosse con una discreta combinazione. Vediamo, dunque, la partita giocata nel lontanissimo futuro ipotizzato dal genio della fantascienza.

Grew – Schwartz

Giocata nell’anno 827 dell’Era Galattica.

Partita Spagnola.

  1. e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. Ab5, a6; 4. Aa4, Cf6; 5. Cc3, Ae7; 6. 0-0, b5; 7. Ab3, d6; 8. d3, 0-0; 9. Cd5, Ca5; 10. Cxe7+, Dxe7; 11. Ce1, Cxb3 12. axb3, Cd7; 13. f4, f5; 14. exf5, Txf5; 15. Cf3, Ab7; 16. Ad2, exf4; 17. Cd4, Tg5; 18. Cf3, Tg4; 19. h3, Txg2+!; 20. Rxg2, Dg5+; 21.Rh1, Ce5; 22.De2, Dg3; 23. Dg2, Cxf3; 24. Ac3, Cd4!; 25. Dxb7, Dxh3+; 26. Rg1, Ce2+; 27. Rf2, De3+; 28. Rg2, Dg3+; 29.Rh1, Dh3#.

La partita non è eccezionale, ma molto graziosa. Mi chiedevo se fosse stata veramente giocata. Sì, è una partita giocata negli anni ’20 del XX° secolo nella neonata Unione Sovietica.

Evidentemente Asimov conosceva gli scacchi, anche se a livello amatoriale e li amava molto: si noti come, dopo aver elencato alcune varianti del gioco, dica, quasi con tenerezza, che il gioco base “originale e immutabile” era sempre lo stesso dopo più di centomila anni!

Il gioco degli scacchi, a dispetto di chi ne profetizza la fine, di chi ogni tanto lo distorce con varianti eterodosse, di chi inventa quadriglie, Fischer Random e così via, rimarrà sempre il migliore gioco del mondo, il più amato, il più profondo, il più misterioso e l’unico in grado di trasportarci nel mondo dell’estetica e della Pura Energia.

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