Una partita a scacchi che nessuno avrebbe il coraggio di giocare

 

Una partita a scacchi che nessuno di noi avrebbe il coraggio di giocare

Gli scacchi sono un gioco meraviglioso, ma questo gli amici scacchisti lo sanno. Quello che mi stupisce ancora oggi – dopo 56 anni che ho iniziato a giocare – è che più si studiano gli scacchi e più gli scacchi risultano misteriosi ed affascinanti. Essi sono inesauribili! Perché?! Non credo che la ragione sia da ricercare nell’immenso numero di posizioni, che possono verificarsi sulla scacchiera (qualcuno ha calcolato che, per giocarle tutte, l’intera umanità dovrebbe applicarsi agli scacchi ininterrottamente 24 ore al giorno per 1500 anni: non so quali siano le basi di un calcolo del genere, ma esso dà la misura dell’infinità degli scacchi), ma nella capacità che i pezzi degli scacchi hanno di sprigionare energia. Sempre di più, sempre nuova e sempre la stessa nel medesimo tempo. Nella tecnica del gioco si parla spesso di squilibri materiali, di squilibri di spazio e di squilibri di posizione, ma c’è un altro elemento da prendere in considerazione – anche se nel gioco vivo ciò è difficilissimo – ed è la dinamicità, ovvero l’energia sprigionata dai pezzi in una determinata posizione, che compensa sempre svantaggi materiali anche importanti. Non è un caso che le più belle partite a scacchi siano proprio quelle infarcite di sacrifici, ma ritengo che le più belle ed ammirabili siano quelle in cui un giocatore ha sfruttato l’elemento dinamico fino alle estreme conseguenze.

Giocatori in grado di fare questo sono stati pochissimi nella storia degli scacchi: Lasker, Alekhine, Tal, Bronstein sfruttavano gli elementi dinamici ogni qualvolta lo potevano fare, mentre altri pur grandissimi giocatori ben poche volte se la sentivano di entrare in complicazioni selvagge ed in una lotta senza compromessi.

Ho citato, però, solo alcuni tra i massimi campioni di sempre. Tra i giocatori minori altri se ne possono trovare. Tra questi vi è R. Nezhmetdinov (1912 – 1974), che in ogni sua partita cercava di ottenere un vantaggio dinamico a costo di sacrificare pezzi e pedoni. Nezhmetdinov era un maestro internazionale (non solo di scacchi, ma anche di dama) e, se non sbaglio, solo in un’occasione uscì dalla sua natia Russia; partecipò ad alcuni campionati sovietici, raccogliendo consensi autorevoli per il suo gioco (una volta vinse un premio di bellezza proprio contro Tal!), senza, però, ottenere risultati eccezionali in quanto nelle classifiche di quei tornei. Già, perché Nezhmetdinov giocava per puro diletto, essendo la sua professione quella del fisico – matematico; egli giocava – ed insegnava – per pura passione: ciò che lo interessava era combattere, non guadagnare punti elo; quello che lo appassionava era la magia degli scacchi, non l’effimera gloria di un premio, o di uno scatto di categoria. Il suo gioco è, a mio avviso, inimitabile. Era un ottimo conoscitore delle aperture e giocava bene i finali, ma il suo regno era il mediogioco, in cui riusciva a vedere ciò che tutti gli altri non vedevano, in cui intuiva delle possibilità dinamiche che tutti gli altri nemmeno prendevano in considerazione. Nezhmetdinov, in poche parole, si divertiva a giocare a scacchi. Accompagno la partita che segue dall’augurio di divertirvi tutti come si divertiva Nezhmetdinov, anche se penso che ben pochi avrebbero il coraggio di giocare una partita come quella che ora vedremo (io, di sicuro, non ce l’avrei!). Le note sono dello stesso Nezhmetdinov: la partita suscitò un tale interesse, che una rivista sovietica (“Scacchi nell’URSS”) la ripubblicò con note dello stesso giocatore, che io ho qui riportato.

 

Bianco: Nezhmetdinov – Nero: Tchernikov

Rostov sul Don, Campionato a squadre della RSFSR, 1962

 

1. e4, c5; 2. Cf3, Cc6; 3. d4, cxd4; 4. Cxd4, g6; 5. Cc3, Ag7; 6. Ae3, Cf6; 7. Ac4, 0-0; 8. Ab3, Cg4; 9. Dxg4, Cxd4; 10. Dh4, Da5; 11. 0-0!, …;

 

Se 11. Dxe7, Cxb3; 12. cxb3, Axc3+; 13. bxc3, Dxc3+; 14. Re2, d5! il Bianco sarebbe in difficoltà.

11. …, Af6;

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Ora la Donna non sa bene dove andare; in caso di 12. Dg3 (o 12. Df4) seguirebbe 12. …, Dxc3!; 13. bxc3, Ce2+ con recupero della Donna, guadagno del Pc3 e finale molto migliore. In caso, invece, di 12. Dh6, Ag7 e si ha la patta per ripetizione di mosse. Il Bianco quel giorno non era di umore pacifico e tirò fuori dal cilindro un qualcosa di fantastico: sacrificò la Donna per due pezzi: Alfiere e Cavallo, ai quali si aggiungerà un Pedone. La cosa mirabolante è che non ci sono varianti forzate, l’attacco al Re avversario è tutto da costruire, la pressione da iniziare. Tutto il piano del Bianco (non si può nemmeno chiamare tutto ciò “combinazione” perché, come detto, non ci sono varianti forzate) si basa sul possesso delle diagonali a2-g8 e a1-h8, sulla debolezza delle case scure dell’arrocco, sulla devastante forza del Cavallo, che verrà piazzato in d5 e la potenza esplicata dalla Torre che verrà portata sulla colonna “h”, sfruttando l’apertura della colonna “d” e la totale disponibilità della terza traversa. Si tratta di elementi posizionali molto importanti, ai quali deve essere aggiunta la totale impotenza della Ta8, la difficoltà che avrà l’Ac8 ad entrare in gioco, all’inutilità della Donna che si troverà relegata al compito di difendere il punto debole f6. Va tutto bene e si tratta di caratteristiche della posizione assolutamente evidenti, ma quanti di noi avrebbero avuto il coraggio di sacrificare la Donna per esercitare una forte pressione? Io no, e voi?

12. Dxf6!!, Ce2+!;

Prendere subito la Donna avrebbe regalato due tempi al Bianco (12. …, exf6; 13. Axd4 seguita da Cd5: la posizione è del tutto simile a quella che si materializzerà sulla scacchiera), mentre in partita il Nero cercò di rallentare l’azione dell’avversario per organizzare una difesa. Si potrebbe anche pensare a 12. …, Cxb3; 13. axb3, Dxa1; 14. Dxe7, Da5; 15. Ah6, Dd8; 16. Cd5, ma il rimedio sarebbe peggiore del male.

13. Cxe2, exf6; 14. Cc3, Te8;

L’alternativa potrebbe essere 14. …, d5; 15. Cxd5, Ae6; 16. Cxf6+, Rh8; 17. Ad4, Tfd8; 18. Cd5+, Rg8; 19. Ac3, ma la posizione del Nero non sarebbe certo invidiabile.

15. Cd5, Te6; 16. Ad4, Rg7; 17. Tad1, …;

La minaccia è 18. Ac3, Dd8; 19. Cxf6, Txf6; 20. Td6.

17. …, d6; 18. Td3, Ad7; 19. Tf3, Ab5; 20. Ac3, Dd8; 21. Cxf6!, Ae2;

Il Bianco ha lasciato in presa la Tf1, ma il Nero non la può prendere: 21. …, Axf1; 22. Cg4+ seguita da 23. Axe6.

22. Cxh7, Rg8;

Di nuovo sarebbe stato esiziale per il Nero prendere il pezzo sacrificato: 22. …, Rxh7; 23. Txf7+, Rh6; 24. Axe6, Axf1; 25. Ad2+, g5; 26. Af5!, Dh8 (se 26. …, Dg8; 27. Tf6+, Rh5; 28. g4+ e vince); 27. h4! con attacco decisivo.

23. Th3, Te5;

Se 23. …, Tc8; 24. Ad4 con minacce invariate. Se, invece, 23. …, Axf1; 24. Cg5, Te5 (o 24. …, Tf6); 25. Cxf7 ecc. Se 23. …, Ah5; 24. Axe6, fxe6; 25. Cf6 e poi 26. g4 e vince.

24. f4!, Axf1; 25. Rxf1, Tac8; 26. Ad4, b5;

Per poter giocare 27. …, Tc4.

27. Cg5, Tc7;

Se 27. …, Df6; 28. Axf7+, Rg7; 29. Th7+, Rf8; 30. Ce6+, Re7; 31. Axg6+!!, Rxe6; 32. f5+ ed il Nero, il cui vantaggio materiale era incalcolabile si ritroverebbe con un pezzo in meno!

28. Axf7+!, Txf7; 29. Th8+!, Rxh8; 30. Cxf7+, Rh7; 31. Cxd8, Txe4; 32. Cc6, Txf4+; 33. Re2, abbandona.

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